Le - Marche

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Le Città nelle Marche

November 2nd, 2010 · No Comments

Le Citta’

Ancona

ARTE Capoluogo dell’omonima provincia, comune di 123,71 km2 con 104.500 abitanti, a 16 metri sul livello del mare. Si affaccia al Mar Adriatico nel punto in cui la costa forma un gomito dovuto al promontorio del Monte Conero.

Il nucleo più antico della città sorge sulle pendici del colle Guasco, coronato dalla cattedrale di S. Ciriaco e dominante la vasta area del porto. Al sec. XIII risalgono l’espansione dell’abitato sulle pendici del colle dell’Astagno e l’occupazione della zona valliva tra i due rilievi, fino all’attuale piazza Roma. un più vasto sviluppo urbanistico si ebbe tuttavia soltanto dopo l’annessione al Regno d’Italia, quando la costruzione della ferrovia aprì una nuova fase di prosperità economica e la città si estese con nuovi quartieri soprattutto nelle vicinanze della stazione. Nel dicembre 1982 un’enorme frana distrusse alcuni quartieri periferici della città.

STORIA Fondata da coloni siracusani tra il sec. V e IV a.C., al tempo della guerra illirica il porto fu utilizzato come base navale romana. Colonie romane (anche di veterani di Cesare) vi presero dimora e diedero ad Ancona un volto nuovo soprattutto al tempo di Traiano. Caduto l’Impero d’Occidente, Ancona sostenne l’attacco dei Goti e poi preferì (dopo aver sconfitto i Longobardi) sottomettersi spontaneamente alla Chiesa insieme alle altre città della Pentapoli. Cinta invano d’assedio da Federico Barbarossa (1167) e da Cristiano di Magonza (1174), in lotta con i Saraceni (che nel lontano 848 l’avevano distrutta), i Normanni e i Veneziani (con i quali sopportò un conflitto secolare), difese a lungo la propria autonomia finché nel 1532 fu costretta con la forza al diretto dominio pontificio che si rivelò odiosamente dispotico. Decaduta nel Seicento per il ristagno del commercio e per calamità naturali, fu occupata nel 1797 dai Francesi condotti personalmente da Napoleone. I gruppi giacobini istituirono un governo rivoluzionario e quindi una repubblica democratica. Dopo esser passata nelle mani dei Tedeschi (1799), dei Francesi (1801), della Chiesa (1815), fu annessa al Regno d’Italia nel 1860. Durante la II guerra mondiale Ancona fu colpita da più di 150 bombardamenti dagli Alleati che distrussero gran parte della città storica.

DA VEDERE Il maggior monumento della città, che si sviluppa a pianta ortogonale, è il duomo di S. Ciriaco. Sotto la chiesa sono stati trovati resti del tempio di Venere Euplea, che secondo le fonti si trovava al sommo dell’acropoli della città greca. Il duomo venne eretto tra la fine del sec. XI e il XIII, su una basilica più antica; la decorazione esterna presenta forme romanico-gotiche lombarde (portale strombate con protiro e rosone nella facciata, archetti pensili) mentre la pianta, a croce greca con cupola poligonale su pennacchi e bracci absidati a tre navi, è di derivazione bizantina. I due bracci trasversali sono sopraelevati su due cripte. A una estremità del porto si innalza l’arco di Traiano (115 d.C.), che si è supposto opera di Apollodoro di Damasco. Della città romana, il cui foro era situato dov’è l’attuale piazza del Senato, rimangono resti di edifici pubblici (terme, magazzini portuali) e privati, con mosaici e pitture parietali. Ben conservato è l’anfiteatro di età augustea. Romanica è la semplice chiesa di S. Maria della Piazza, che ha una facciata con un portale gotico di gusto lombardo e una decorazione a loggette cieche di ricordo pisano (1210). Numerosi sono gli edifici tardo-gotici di stile veneziano (Loggia dei Mercanti, portali di S. Agostino e S. Francesco alla Scala, tutte opere di Giorgio da Sebenico). Sulla scenografica piazza del Plebiscito si affacciano il palazzo della Prefettura (sec. XV) di Francesco di Giorgio Martini e la settecentesca chiesa di S. Domenico, che conserva una Crocifissione di Tiziano. La Pinacoteca Civica raccoglie importanti dipinti di scuola veneziana, tra cui una Madonna e Santi di Tiziano e opere di Lorenzo Lotto e di C. Crivelli. Molto importante è il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che conserva i reperti delle popolazioni preistoriche e italiche, oltre a opere di età greca e romana.

la provincia

La provincia di Ancona occupa la parte centrale delle Marche, estendendosi dall’Appennino al mar Adriatico lungo la valle del fiume Esino: 1.940 km²; 440.239 ab. (227 ab. per km²), distribuiti in 49 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare, è intensamente coltivato e alle colture tradizionali del grano, della vite (vino verdicchio) si sono affiancate negli ultimi decenni quelle degli alberi da frutto e degli ortaggi. Fiorente nelle aree interne l’allevamento dei bovini. Nella fascia costiera è assai attiva la pesca. Nel settore industriale prevalgono le medie e piccole aziende, anche di carattere semiartigianale. Grande importanza hanno l’industria della carta a mano (Fabriano) e quella delle fisarmoniche (Castelfidardo, Numana) che, per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato internazionale, si è notevolmente ammodernata e produce anche sofisticati strumenti elettronici. Altre produzioni importanti sono quella calzaturiera, quella cementiera e quella delle ceramiche. A Falconara Marittima è in funzione una grande raffineria di petrolio. Altri centri industriali, oltre a quelli citati, sono Senigallia, Loreto, Iesi, Osimo e Fabriano.

Ancona - Si distende ad anfiteatro sul promontorio del monte Conero, a 106 m d’alt., attorno al suo vasto porto naturale. All’estremità del promontorio si eleva l’altura del monte Guasco, su cui si estende la parte vecchia della città con la cattedrale romanica di San Ciriaco (dei secc. XI-XIII), che presenta influssi bizantini e veneti. Nel cinquecentesco palazzo Ferretti ha sede il Museo nazionale delle Marche (preistorico e archeologico), insigne per le raccolte e il razionale ordinamento. Belle opere settecentesche su progetti di L. Vanvitelli sono la Mole Vanvitelliana (Lazzaretto), la chiesa del Gesù e l’arco di Clemente XII, sul molo moderno; sul molo antico si erge l’arco di trionfo marmoreo di Traiano, eretto nel 115 in segno di riconoscenza per il contributo che questo imperatore aveva dato allo sviluppo della città. Notevoli sono inoltre la chiesa romanica di Santa Maria della Piazza, la loggia dei Mercanti del XV sec., gli antichi palazzi del Governo (XIV sec.), degli Anziani (Pinacoteca civica Podesti) e Giovannelli Benincasa, il teatro delle Muse del XIXsec. e la monumentale fontana del Calamo. Attivo porto commerciale, con cantieri navali specializzati nella costruzione di naviglio da pesca. Numerose le industrie: meccaniche, tessili (seta, pizzi e merletti), dell’abbigliamento; farmaceutiche, cartarie, del cemento, alimentari (zuccherifici; stabilimenti per la conservazione del pesce). Tradizionale è la fabbricazione delle fisarmoniche e dei mobili.

Fabriano - Situato sul versante orientale dell’Appennino Umbro-Marchigiano a 325 m d’alt., sul torrente Giano, affluente di sinistra dell’Esino. Mercato agricolo e del bestiame nel mezzo di una fertile conca appenninica, Fabriano è anche importante centro industriale. Sempre attiva è la tradizionale industria della carta (carta filigranata, cartevalori, carte da disegno e carta a mano), la prima sorta in Italia nel 1276. Fiorenti inoltre le industrie alimentari (salumifici, molini), della ceramica, della plastica, degli elettrodomestici, del cemento, dell’abbigliamento, dei mobili e dei laterizi. Notevoli le chiese di Santa Lucia (o di San Domenico), gotica, di Sant’Agostino (secc. XIII -XIV), di San Benedetto, l’ospedale di Santa Maria del Buon Gesù (1456, rimaneggiato). Sulla centrale piazza del Comune, in cui è la monumentale fontana Rotonda o Sturinalto (1351), si affacciano il palazzo del Podestà (1255), in stile romanico-gotico, il palazzo vescovile (1545, rimaneggiato nel XVIIIsec.), in cui ha sede la Pinacoteca civica (ricca di opere di scuola fabrianese), e il Palazzo Comunale (secc. XIV -XV; facciata del 1690), con annesso il bel loggiato di San Francesco, del XVIII sec. Numerosi i palazzi e le case antiche. Da segnalare il Teatro Gentile.

Jesi - Situato a 96 m d’alt. nella bassa valle dell’Esino, su una lieve altura alla sinistra del fiume. L’attività economica è data principalmente, oltre che dall’agricoltura (cereali, ortaggi, viti), da industrie meccaniche, alimentari (conserve, zuccherificio, industrie enologiche e casearie), tessili, del mobilio. Ancora vivo l’artigianato tradizionale degli orafi. Consta di un nucleo monumentale e antico, di aspetto in parte medievale, e di vaste zone moderne. Conserva le mura trecentesche, erette su ruderi romani, con porte, torri e cortine. Interessanti le chiese medievali di San Nicolò (romanico-gotica, secc. X-XIII) e di San Marco (gotica, XIIIsec.), le chiese barocche di San Floriano, San Giovanni Battista, Santa Maria delle Grazie, San Pietro e il duomo di San Settimio, barocco e neoclassico. Palazzo della Signoria, rinascimentale, che ospita il museo, la pinacoteca, con preziosi dipinti di L. Lotto, e la biblioteca. Nel palazzo Tesei, rara galleria a stucchi rococò (1730 circa). Jesi è patria del musicista G. B. Pergolesi e luogo natale di Federico II di Svevia.

Loreto - Situato a 127 m d’alt. sulle estreme propaggini delle colline appenniniche, a dominio del mare e della breve pianura costiera. Centro agricolo (vigneti, oliveti, ortaggi, foraggi). Importante movimento turistico soprattutto religioso. Fabbriche di articoli religiosi (corone da rosario e simili). Ha carattere di cittadina accentrata intorno al famoso santuario, uno fra i più celebri della cristianità; il vecchio nucleo dalla pianta caratteristica, che segue l’andamento capriccioso dei colli, conserva in parte l’aspetto dei secc. XVI-XVIII ed è cinto da mura e bastioni del XVI sec. Oltre alla basilica sono interessanti le mura e i bastioni rinascimentali della città, la fontana della Madonna (Carlo Maderno, 1614) e la statua di Sisto V (A. Calcagni e T. Vergelli, 1589) che sorgono dinanzi al santuario, e il Palazzo Apostolico; in questo si conserva una ricca collezione d’arte, in cui spiccano i quadri di Lorenzo Lotto eseguiti intorno al 1530-1535.

Osimo - A 265 m d’alt., su un largo colle subappenninico, tra le valli dell’Aspio e del Musone. Centro agricolo e di allevamento (bovini, pollame e suini), ha industrie meccaniche ed elettromeccaniche, di strumenti musicali (fisarmoniche), giradischi, materiali da costruzione, confezioni, ecc. La parte antica conserva le mura del XIII sec., con incorporati resti della poderosa cinta romana; il duomo (San Leopardo) romanico- gotico, rimaneggiato e restaurato, con facciata cinquecentesca (nell’interno, ambone marmoreo del XIII sec., cripta con colonne del XII sec., interessanti bassorilievi pagani e paleocristiani); il battistero di San Giovanni, del XII sec. (stupendo fonte battesimale in bronzo di P. Paolo e T. Iacometti, del 1627; soffitto ligneo decorato da A. Sarti); la gotica chiesa di San Giuseppe da Copertino, con la tomba del santo (ricca tavola di Antonio Solario, 1503), e la chiesa di San Marco, con affreschi quattrocenteschi e un dipinto del Guercino (1643). Nel Palazzo Comunale (facciata secentesca), statue, cippi e iscrizioni romane. Torre Civica del XIII sec. All’età di Pompeo Magno è fatta risalire una grande esedra in calcestruzzo, detta Fonte Magna, alla quale il triumviro avrebbe abbeverato il cavallo.

Senigallia - Posta a 6 m d’alt. sul litorale adriatico, con porto-canale alla foce del fiume Misa. Sede di un’antichissima fiera, considerata nel XV sec. la maggiore manifestazione del genere in Europa, florida soprattutto nel XVIII sec. (dopo la concessione, nel XVII sec., del porto franco), e la cui memoria è tuttora viva in Italia, è importante centro agricolo-commerciale, industriale (cemento, conserve alimentari, mobili, abbigliamento, elettronica, metalmeccanica, materiali da costruzione, cantiere navale, ecc.); porto peschereccio e frequentata stazione balneare (bandiera Blu d’Europa), con estesa spiaggia. Attraversata dalla Via Flaminia, la città, che si è notevolmente estesa, soprattutto tra la linea ferroviaria e la spiaggia, conserva parte della cinta di mura rinascimentali, l’imponente complesso rinascimentale della piazza del Duca, con la poderosa rocca attribuita al Laurana, a pianta quadrata, con torrioni cilindrici angolari, tipica costruzione militare del XVsec.; il palazzo del Duca, attribuito a Baccio Pontelli, che fu residenza dei duchi d’Urbino, e il vicino rinascimentale palazzetto Baviera; la secentesca chiesa di Santa Croce, con sfarzoso interno barocco e una Sepoltura di Cristo del Baroccio; il duomo settecentesco (facciata neoclassica); la chiesa di San Martino (1740), con dipinti del Guercino e di Palma il Giovane. Notevoli sono pure il Palazzo Comunale (XVII sec.), i settecenteschi portici Ercolani lungo il Misa e la casa natale di Pio IX. Nel territorio, chiesa di Santa Maria delle Grazie, del XVsec. (all’interno, tavola del Perugino), con bel chiostro. Patria di Francesco Maria Della Rovere, di Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), degli scrittori A. Panzini e M. Puccini; a quest’ultimo è intitolato un premio letterario annuale (luglio).

Unica emergenza (572 metri) a picco sul mare da Trieste al Gargano, in simbiosi con le città di Ancona e Camerano, e con i centri turistici balneari di Sirolo e di Numana, il monte Conero è il cuore dell’ omonimo Parco Regionale. Istituito nel 1987, ma gestito solo dal 1991, è un’oasi ambientalista che si estende per 5800 ettari di area protetta, con luoghi di grande suggestione: la baia di Portonovo, la spiaggia delle “due sorelle”, il belvedere nord, Pian Grande, pian dei Raggetti…18 percorsi escursionistici che si snodano tra corbezzoli, ginestre, lecci, pini, nella magia della macchia mediterranea. Numerose specie di uccelli presenti, alcuni dei quali rari, assieme ad una ricca presenza faunistica. Le tantissime piante che costituiscono la macchia mediterranea sono qui protette e rappresentano un terzo dell’intero patrimonio floristico delle Marche. Numerose le testimonianze d’arte: Santa Maria di Portonovo, San Pietro al Conero, l’Antiquarium sulla civiltà picena a Numana, insieme a specifici itinerari geologici di singolare interesse.

ASCOLI PICENO

DATI Capoluogo dell’omonima provincia, comune di 158,09 km2 con 52.900 abitanti, a 154 metri sul livello del mare.

L’abitato sorge su un terrazzo alluvionale della media valle del fiume Tronto, alla confluenza del fiume Castellano, circondata su tre lati dal loro corso incassato.

STORIA Antico capoluogo dei Piceni, conquistato dai romani con tutta la regione nel 286 a.C., fu nel 91 a.C. tra le città promotrici della guerra sociale contro Roma. Pompeo Strabone, incaricato della repressione, vinse (89 a.C.) la strenua difesa degli Ascolani scatenando poi il saccheggio. Risorta in epoca imperiale, divenne nel sec. IV la capitale del Piceno Suburbicario, secondo la divisione amministrativa operata da Massimiano. Conquistata dai Longobardi che la incorporarono nel Ducato di Spoleto (578), dichiarata contea nel 774 da Carlo Magno e sottoposta al dominio della Chiesa, si eresse a libero comune nel 1185 ampliando il proprio territorio. Devastata nel 1242 da Federico II, si assicurò statuti e privilegi. Nel 1349 cadde sotto Galeotto Malatesta. Al dominio dei signori di Rimini succedettero quelli dei Tibaldeschi, del re di Napoli, di Francesco Sforza e della Santa Sede cui appartenne sino al 1860, quando fu unita con plebiscito all’Italia e fu dichiarata capoluogo di una delle quattro province delle Marche.

DA VEDERE Il centro antico, che si sviluppò soprattutto nei sec. XII-XIII e poi nel Rinascimento, ricalca la pianta a scacchiera dell’abitato romano. Di questo rimangono tratti di mura. La Porta Gemina e i ponti di Cecco e di Solestà, alti sui fiumi. All’incrocio del Cardo e del Decumano si apre la piazza del Popolo (già centro commerciale e ora centro della città) che agli inizi del Cinquecento venne regolarizzata su tre lati dal lombardo Pietro da Corona con una facciata continua e portici e merlature sul modello della piazza di Vigevano. Sul lato orientale, i portici si interrompono davanti al Palazzo del Capitano del Popolo, mentre il lato settentrionale è occupato dal fianco della chiesa gotica di S. Francesco (1282-1371), con le absidi del transetto e del presbiterio e i due sottili campanili; la facciata ha tre portali in gotico veneziano, l’interno a tre navate su pilastri ottagonali e alte arcate, ha una cupola ottagonale e matronei. Il centro feudale e vescovile corrispondono all’attuale piazza dell’Arringo, su cui prospettano il palazzo comunale, con facciata a portici della metà del Settecento, e la facciata del duomo, di Cola dell’Amatrice (1529-39). Sul fianco del duomo si trova il battistero romanico, ottagonale su base quadrata con loggette cieche di tipo lombardo. L’influsso dei modelli lombardi è visibile anche nella chiesa romanica di S. Vittore, mentre la chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio ha una facciata a riquadri geometrici di tipo umbro. La città conserva intattete vie e quartieri in cui torri e chiese medievali e palazzi del Rinascimento si susseguono armoniosamente in compatta sequenza.

la provincia

La provincia di Ascoli Piceno comprende la parte più meridionale delle Marche, tra il Chienti e il Tronto, e digrada dolcemente dai monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano) al mare Adriatico: 2.087 km²; 365.826 ab., distribuiti in 73 comuni (175 ab. per km²). Quasi interamente collinosa, ha un’agricoltura sviluppata sia nei settori tradizionali (cereali, olivo, vite, senape) sia in settori nuovi, volti soprattutto al rifornimento dei mercati urbani dell’Adriatico (ortaggi, frutta); un ruolo del tutto marginale ha oggi la bachicoltura, un tempo fiorente. Praticato l’allevamento dei bovini e degli ovini, ma in misura modesta e da aziende medio-piccole. Notevole importanza ha invece la pesca: Porto San Giorgio, Grottammare e, soprattutto, San Benedetto del Tronto sono fra i maggiori porti pescherecci italiani. Legate alla pesca sono del resto le più fiorenti industrie alimentari della costa adriatica (inscatolamento e refrigerazione). Fra le altre attività industriali sono da segnalare quelle estrattive (cave di travertino e, soprattutto, giacimenti di metano) e edilizie, ma, in primo luogo, quella calzaturiera, che si articola in centinaia di aziende medie e piccole, e il cui centro principale è Montegranaro. Il turismo, oltre che sulle bellezze artistiche del capoluogo, conta in misura sempre maggiore sulle stazioni balneari della costa adriatica. Centri principali: San Benedetto del Tronto, Acquasanta Terme, Fermo, Porto San Giorgio, Grottammare.


Ascoli Piceno - È situata a 154 m d’alt. su una collina alla confluenza del Castellano nel Tronto, i quali la recingono da tre lati. Il vecchio nucleo cittadino, con le sue vie pittoresche (rue), è raccolto intorno alla monumentale piazza del Popolo, cinta da palazzi rinascimentali a portici e dominata dal palazzo del Popolo (XIII sec.). Altri pregevoli monumenti sono la chiesa gotica di San Francesco con l’annessa loggia dei Mercanti (XVI sec.), quella romanica dei Santi Vincenzo e Anastasio, la quattrocentesca cattedrale, più volte rimaneggiata, con battistero del XII sec., il cinquecentesco palazzo Malaspina e il romano ponte di Solestà, sul Tronto. La Fortezza Pia, eretta da papa Pio IV nel 1564, domina la città dal colle dell’Annunziata. La città è stata colpita il 28-29 novembre 1972 da forti scosse telluriche (8° grado della scala Mercalli) che hanno provocato gravissimi danni a molti edifici del centro storico.
Capoluogo di un’area a vocazione prevalentemente agro-pastorale, Ascoli Piceno ha affiancato negli ultimi decenni alle tradizionali funzioni di mercato agricolo (vini) e di centro amministrativo un notevole e ben differenziato sviluppo industriale - accompagnato da un’estensione dei servizi e da una buona valorizzazione delle risorse turistiche - che ha avuto come conseguenza la formazione di una moderna area industriale lungo la strada statale piceno-aprutina e la suburbizzazione di alcuni comuni contermini (Castel di Lama, Folignano, Maltignano). Le industrie sono di dimensione medio-piccola, ma ben inserite nei flussi di esportazione; le più sviluppate sono quelle meccaniche, chimiche, delle materie plastiche, cartarie, ceramiche (laterizi) e alimentari (pasta); in declino l’industria della seta, che un tempo lavorava bozzoli prodotti nella regione. In campo commerciale è da segnalare l’annuale fiera avicunicola e degli animali da pelliccia. Il settore terziario assorbe la maggior parte della popolazione attiva. Ascoli è patria del pontefice Niccolò IV e del poeta e filosofo Francesco Stabili, detto Cecco d’Ascoli.

Acquasanta Terme - Sulla destra del fiume Tronto a 392 m d’alt. Importante stazione idrotermale (acque solfureo- cloro-bromo-iodurate).
Fermo - Si trova 319 m d’alt. su un colle tra le valli dei fiumi Tenna ed Ete Vivo, a pochi km dall’Adriatico (Porto San Giorgio). Centro agricolo e commerciale (cereali, viti, olivi, frutta, ortaggi, foraggi; bestiame; apicoltura) con industrie alimentari, tessili (cotone), metalmeccaniche, calzaturiere. Stazione di villeggiatura (Lido di Fermo, Marina Palmense). Dominata dal duomo romanico-gotico (1227, rimaneggiato nel XVIII sec.) e dal grandioso piazzale panoramico del Girfalco (o Girone), la città conserva ruderi del teatro romano, una grande piscina epuratoria del Isec. d.C., e varie chiese: San Zenone, romanica (XIIsec.), San Francesco e San Domenico, del XIII sec., Sant’Agostino (secc. XIII-XIV), con l’adiacente oratorio di Santa Monica, Santa Maria del Carmine e San Filippo, barocca. Notevoli inoltre: la torre dei Matteucci (XIV sec.); il Palazzo Comunale, rinascimentale, con la monumentale statua di Sisto V, di Accursio Baldi (1590); il palazzo degli Studi (Biblioteca civica), barocco, con adiacente il loggiato di San Rocco (1528); il Palazzo Apostolico, già residenza dei governatori pontifici del XVI sec. (Museo civico); il palazzo Azzolino, del XVI sec., e altri palazzi privati. Centro artistico e culturale, Fermo vanta numerosi istituti d’istruzione scolastica. Ricca Pinacoteca civica.

Grottammare - Posto a 4 m d’alt. a nord della foce del Tesino. Vi si distinguono il “borgo”, ove sorgono la cinquecentesca chiesa di Sant’Agostino, la chiesa di Santa Lucia, il castello (XIV sec.), e la zona balneare. Industrie tessili, alimentari, del legno. Vini, olive, frutta, agrumi, cereali e foraggi. Patria del papa Sisto V.

Montegranaro - A 277 m d’alt. su un’altura tra il fiume Chienti e il torrente Ete Morto. L’industria è presente nel settore calzaturiero (250 piccole imprese circa) e nelle attività collaterali (articoli per calzature, scatolifici). Allevamento (bovini e suini). Affreschi del XIII sec. nella parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo.
Montegiorgio - Posto a 415 m d’alt. su un’altura alla sinistra del medio corso del Tenna. Produzione e commercio di prodotti agricoli (uva da vino, barbabietole, ortaggi, frutta); allevamento bovino e suino e pollicoltura. Piccole industrie metalmeccaniche e calzaturiere. Conserva resti della cinta muraria (secc. XIII e XIV) e la chiesa romanico- gotica di San Francesco, con un portale del 1325 e affreschi del XV sec. Nel territorio è stata rinvenuta una necropoli picena (secc. VII-V a.C.).

Offida - Posta a 293 m d’alt., su uno sprone presso le sorgenti del torrente Lama (affluente di sinistra del Tronto). Produzione di vini, cereali, ortaggi. L’industria è presente nei settori calzaturiero, della pelletteria e alimentare. Tradizionale lavorazione di merletti al tombolo. Conserva resti delle mura medievali, con torri e bastioni; la chiesa romanico-gotica di Santa Maria della Rocca, del XIV sec., con tre absidi poligonali e cripta affrescata; il Palazzo Comunale (secc. XIII -XV), con museo preistorico e piccola pinacoteca; la settecentesca collegiata dell’Assunta (dipinti di scuola crivellesca); la chiesa di Sant’Agostino (XIVsec.), ampliata nel XVII sec. (coro ligneo intagliato di Alessio Donati), alcuni antichi palazzi e conventi.

Porto San Giorgio - Situato 5 m d’alt. sulla costa adriatica, tra le foci dei fiumi Tenna ed Ete Vivo. Attivo porto di pesca e frequentata stazione turistico-balneare, con industrie calzaturiere, del legno, alimentari (pastificio e oleificio), edilizie. Sorto nel medioevo come porto della città di Fermo conserva la turrita rocca quadrilatera eretta nel XIII sec. (restaurata), il settecentesco Palazzo Comunale, la villa Pelagallo, che appartenne a Gerolamo Bonaparte, e le chiese del Suffragio (XVII sec.) e di San Giorgio (1840). Ricca di ville, costruita a pianta regolare con bel lungomare, è la parte moderna.

Ripatransone - Situata a 494 m d’alt., su un rilievo collinare tra le basse valli del Tesino e del Menocchia. Centro agricolo (cereali, vino, foraggi, ortofrutticoltura) con industrie calzaturiere, del legno, enologiche e dei materiali da costruzione. Frequentata stazione di villeggiatura. Di aspetto medievale, conserva parte delle mura del XV sec., il palazzo del Podestà del 1304, la cattedrale dei secc. XVI -XVII, costruita su disegno di Gaspare Guerra (nell’interno, pregevoli dipinti secenteschi e intagli lignei barocchi), le chiese settecentesche di San Filippo e di Santa Chiara, la chiesa di San Michele Arcangelo, con campanile del 1598 e cripta del XIV sec. Nel Palazzo Municipale, ricostruito nel XVII sec., museo e pinacoteca (raccolta di maioliche, monete e medaglie; bella tavola di Vincenzo Pagani, del 1529).

San Benedetto del Tronto - Città a 6 m d’alt. sulla costa del mar Adriatico, tra le foci del Tesino a nord e del Tronto a sud. È uno dei maggiori porti pescherecci d’Italia e grande mercato ittico. Cantieri navali; industria conserviera del pesce; numerose aziende di trasporti; industria chimica, metalmeccanica, cartaria, confezioni, materie plastiche, materiali da costruzione. Frequentata stazione balneare, con bel lungomare. Sport nautici. Il territorio produce cereali, vino (dei Colli Piceni), olio, ortaggi, frutta. La parte moderna del nucleo urbano, con ampie strade, si sviluppa tra la statale adriatica e il mare (l’espansione edilizia verso sud ha portato all’inclusione nell’abitato del centro di Porto d’Ascoli); la parte antica, alta, con le case in cotto, conserva il mastio merlato della Rocca dei Gualtieri (XIV sec.).
macerata

DATI Capoluogo dell’omonima provincia, comune di 92,73 km2 con 44.300 abitanti, a 315 metri sul livello del mare.

Al nucleo storico, formatosi tra il sec. XII e il XIII con l’inclusione entro una poderosa cinta bastionata dei tre borghi preesistenti (Monte di San Giuliano, Castello, Poggio), che si raccoglie compatto sulla sommità di un rilievo collinare con strade concentriche che si sviluppano su piani diversi e collegate tra loro da ripide rampe, si sono affiancati, a partire dall’inizio del sec. XX, vari moderni quartieri residenziali il cui sviluppo è condizionato dalla topografia della zona.

STORIA Menzionato sin dal 1022, il castello di Macerata si costituì in libero Comune agli inizi del sec. XII sottraendosi all’autorità del vescovo di Fermo. Nelle lotte tra Chiesa e Impero si schierò con quest’ultimo e partecipò vittoriosamente allo scontro di Osimo (1247) contro i guelfi marchigiani. Nel 1239 ottenne dal re Enzo importanti privilegi sui castelli vicini. Nel 1320 ebbe il titolo di città con sede vescovile. Conobbe varie signorie ma nel 1455 ritornò alla Chiesa. Con la costituzione del regno d’Italia la città fu elevata a capoluogo del dipartimento del Musone (1804-14), ritornò poi al papa e nel 1860 fu occupata dalle truppe piemontesi.

DA VEDERE Testimonianza di architettura medievale è la chiesa di S. Maria della Porta (1340) con il più vecchio corpo corrispondente alla chiesa inferiore del sec. XI. A questo monumento si può accostare per identità stilistica la Porta Montana (sec. XIV). L’età rinascimentale è rappresentata dalla Loggia dei Mercanti, del Palazzo Maggiore o della Prefettura nella cui architettura sono incorporate parti della vecchia costruzione del trecento, della Torre Maggiore, progettata nel 1558 da G.

La Provincia

La provincia di Macerata, costituita dalle valli del Potenza e del Chienti, si estende dagli Appennini, a ovest, alla costa adriatica a est; 2.774 km²; 298.295 ab. (108 ab. per km²), distribuiti in 57 comuni. La parte occidentale, montuosa, comprende un tratto del versante adriatico dell’Appennino Umbro-Marchigiano (monte Pennino, 1.570 m), con una sezione dei monti Sibillini (monte Bove, 2.113 m); le valli fluviali scendono verso il mare separate da contrafforti trasversali dai dolci pendii; i centri maggiori sorgono su queste colline dalle sommità arrotondate, in posizione dominante (”balconi”). Il litorale è costellato di “marine”, i nuovi centri balneari sorti in corrispondenza dei più antichi centri storici dell’interno. Superate le forme di conduzione mezzadrili, l’agricoltura ha cominciato a modernizzarsi e i terreni a essere sottoposti a una più razionale utilizzazione. Le produzioni principali del settore sono frumento, barbabietole da zucchero, uva, ortaggi. Di rilievo è lo sviluppo del settore industriale che, con circa il 37% del reddito prodotto, si è allineato ai valori delle altre province della regione (industrie meccaniche, trasformazione dei prodotti agricoli, edilizia e costruzioni). Il settore terziario ha fatto registrare una certa espansione delle attività del commercio e dei trasporti accanto al tradizionale discreto afflusso turistico rivolto ai centri balneari (Porto Recanati, Porto Potenza Picena, Porto Civitanova), idroterapici (Tolentino, Sarnano, Penna San Giovanni) e montani (Castelsantangelo sul Nera). Centri principali: Civitanova Marche, Recanati, Tolentino, San Severino Marche, Cingoli, Camerino, Corridonia, Potenza Picena, Matelica.


Macerata - Situata a 314 m d’alt. su un colle della dorsale che si eleva fra le valli del Potenza e del Chienti. Sede di università e della scuola di specializzazione dell’Aeronautica militare. L’economia della città si basa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli della zona circostante, costituendo il più importante mercato dei cereali dell’Italia centrale, con un certo peso anche per quanto riguarda il bestiame (bovino). Lo sviluppo industriale è recente, ma presenta già imprese molto attive nei settori dell’edilizia, meccanico, alimentare, del mobilio. Notevoli le manifestazioni culturali e folcloristiche del settembre maceratese. La città conserva parte della cinta muraria del XIV sec., la porta Montana, la chiesa di Santa Maria della Porta, con chiesa inferiore dell’XI sec., e la Fonte Maggiore, a cinque arcate a pieno centro, del 1326. Nulla di notevole tra i monumenti superstiti del XV sec., mentre il primo cinquecento è testimoniato dall’elegante loggia dei Mercanti, dal rimaneggiato Palazzo Maggiore (prefettura), dalla Torre Maggiore, e la metà del secolo dall’architettura, di impronta bramantesca, di Santa Maria delle Vergini, di Galeazzo da Carpi, a croce greca inscritta in un quadrato con alta cupola. Dei secc. XVI-XVII sono pure alcuni notevoli palazzi: Ferri, Mozzi, Carradori, Lazzarini, Consalvi, gli ultimi due attribuiti al Tibaldi. Il Seicento è testimoniato dalla chiesa di San Giovanni, da quella di San Paolo, ambedue del barnabita Rosato Rosati, e dal Palazzo Comunale (rimaneggiato nel 1820). Intensa l’attività architettonica settecentesca con la chiesa di San Giorgio e il duomo, ambedue di Cosimo Morelli, col teatro (Bibiena-Morelli), coi palazzi Santafiora e Bonaccorsi, né va dimenticata la piccola basilica della Madonna della Misericordia, incastrata tra edifici più recenti, risalente al 1497 ma completamente rifatta con equilibrata finezza, interno e facciata, da Luigi Vanvitelli (1742). Il XIX sec. vanta lo sferisterio di Ireneo Aleandri, forse la più insigne realizzazione neoclassica dell’Italia centrale. Nell’ex collegio dei gesuiti hanno sede la Biblioteca, il Museo e la Pinacoteca comunale (dipinti di Allegretto Nuzi, C. Crivelli, Girolamo di Giovanni da Camerino, Pulzone).

Camerino - Posto a 661 m d’alt. su un colle tra le alte valli del Chienti e del Potenza. Economia basata su colture agricole e allevamento del bestiame e su attività industriali nel campo alimentare, tessile, edilizio; oltre che sul turismo. Il Palazzo Ducale, dei da Varano (bel cortile del XV sec.), è ora sede dell’università fondata nel 1727, già libera e divenuta statale nel 1958 (giurisprudenza; farmacia; scienze matematiche, fisiche e naturali; medicina veterinaria; architettura). Annessi all’università: la Biblioteca valentiniana, il giardino botanico, il Museo di zoologia e di anatomia comparata e l’osservatorio meteorologico. L’ex chiesa di San Francesco ospita la Pinacoteca civica. Notevoli sono inoltre la rocca del duca Valentino (1502), il palazzo arcivescovile del XVI sec., la chiesa di San Venanzio del XVsec. (rifatta dopo il terremoto del 1799) e la statua bronzea di papa Sisto V, opera del camerinese Tiburzio Vergelli, sulla piazza Cavour, dove sorge il duomo. Nei dintorni, imponenti rovine di castelli medievali.

Cingoli - Si trova a 631 m d’alt., tra le valli del Musone e del Potenza. Vigneti, oliveti e aziende enologiche e olearie, allevamento e attività industriale nel campo dell’abbigliamento e delle confezioni, meccanico (macchine agricole) ed estrattivo costituiscono l’economia della città. Nota stazione di villeggiatura, chiamata “Balcone delle Marche” per l’ampio panorama che vi si gode. Notevoli il Palazzo Municipale del XIIIsec., la cattedrale (XVII sec.), la chiesa di San Domenico, con una Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto, e la romanica chiesa di Sant’Esuperanzio, con affreschi di varie epoche e una Flagellazione di Sebastiano Del Piombo. Patria del papa Pio VIII.

Civitanova Marche - Situato a 155 m d’alt. a nord della foce del Chienti. È formata dalle frazioni di Portocivitanova, sede comunale, e Civitanova Alta. Importante centro peschereccio e stazione balneare, con cantieri per motopescherecci. Calzaturifici (Mostra nazionale della calzatura, in luglio). Industrie metalmeccaniche. L’agricoltura fornisce ortaggi e frutta. A Portocivitanova chiesa romanica di San Marone del IXsec., quasi interamente rifatta.

Matelica - Posizionata nell’Appennino Umbro-Marchigiano, a 354 m d’alt., su un poggio alla destra dell’Esino. Produzione di cereali, vino (verdicchio di Matelica), allevamento di bestiame. Industrie conciarie, calzaturiere, delle confezioni, meccanica. Centro di villeggiatura. Conserva la struttura urbanistica medievale, con resti delle mura, e numerosi palazzi e chiese rinascimentali: il Palazzo Pretorio, del 1270, ma più volte rimaneggiato, è affiancato dall’elegante loggia degli Ottoni (1511), mentre il palazzo degli Ottoni è cinquecentesco. Notevoli le chiese di Sant’Agostino (XIV sec.), di San Francesco (del XIII sec., rifatta nel XVIII sec., con pregevoli dipinti) e il duomo (XV sec.), molto rimaneggiato. Museo Piersanti.

Monte San Giusto, fino al 1863 San Giusto, situato a 236 m d’alt. su un colle tra le valli del Chienti e dell’Ete Morto. Importante l’industria calzaturiera. Produzione di cereali, ortaggi, uva, barbabietole; allevamento bovino e suino. Conserva il Palazzo Municipale, già palazzo Bonafede (XVI sec., restaurato) e la chiesa di Santa Maria in Telusiano (XIV sec.), con grande Crocifissione di L. Lotto (1531).

Recanati - Situato a 293 m d’alt. su un colle alla sinistra della bassa valle del Potenza. Importante centro agricolo (cereali, vigneti, ortaggi) e di allevamento (bovini, suini, avicoltura), Recanati ha una fabbrica di strumenti musicali e altre aziende industriali (legno, meccanica, abbigliamento, plastica, ecc.). Artigianato tipico (lavorazione del rame). L’abitato ha il caratteristico aspetto delle piccole città marchigiane raccolte sulle dorsali collinari, con vie sinuose fiancheggiate da nobili edifici e con belle piazze. Ricco è il patrimonio artistico; oltre alle chiese di San Domenico, del XIV sec., con portale marmoreo del 1481 (all’interno, affresco di L. Lotto), di San Francesco, del XIV sec., rifatta nel XVIII sec. (dipinto di Palma il Giovane), alla cattedrale di San Flaviano, dei secc. XIII -XIV, poi rifatta, e all’ex convento, ora chiesa di Sant’Agostino, su disegno del Bibiena con chiostro gotico, si conservano numerosi palazzi rinascimentali e pregevolissime opere dell’età barocca, fra le quali primeggiano il palazzo Leopardi, con scalone di rara monumentalità, e il palazzo Carancini, su disegno di Bibiena. Nel Palazzo Comunale, ricca pinacoteca, con numerose opere di L. Lotto. Museo diocesano presso la cattedrale. Recanati è famosa come patria di Giacomo Leopardi, di cui conserva numerosi ricordi, sia nel palazzo di famiglia, sia nei luoghi, e di Beniamino Gigli, al quale è dedicato un piccolo museo.

San Severino Marche - Si trova a 344 m d’alt. nella valle del Potenza, alla destra del fiume. Sorta sulle rovine dell’antica colonia romana Septempeda, consta di due nuclei: la città bassa e la città alta o “castello”, di aspetto medievale. Mentre la città alta è quasi disabitata, la città bassa è un vivace centro di commerci, specialmente agricoli (frumento, uva, tabacco, barbabietole, ecc.); attivi anche l’allevamento del bestiame e l’industria (metalmeccanica, dei materiali da costruzione, chimica, della plastica, alimentare). Importante è il complesso delle opere medievali: chiesa di San Lorenzo in Doliolo (XI sec.), con notevole campanile e cripta, torre degli Smeducci, Duomo Nuovo e Duomo Vecchio, ambedue largamente rifatti, ma che conservano i primitivi grandiosi campanili. Notevole fu pure l’attività artistica nel Rinascimento che vide all’opera una scuola di pittori locali; a questo periodo risalgono numerosi palazzi e case, la Madonna della Pace, opera del Pinturicchio, nel Duomo Nuovo, e il coro ligneo del Duomo Vecchio. Nei pressi sorge la chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Glorioso e nella suggestiva gola dei Grilli, è da segnalare la chiesa-grotta di Sant’Eustachio.

Sarnano - A 539 m d’alt. nell’alta valle del torrente Tennacola (affluente del Tenna), su un ripido colle subappenninico. Stazione idrotermale (fonte San Giacomo: acqua fredda, alcalina, radioattiva), di villeggiatura e di sport invernali (zona Sasso Tetto, raggiungibile a mezzo funivia e seggiovia). Imbottigliamento acque minerali. Produzione di foraggi; bestiame (salumi). Centro importante nel medioevo, conserva la pregevole chiesa di Santa Maria di Piazza, del XIII sec. (affreschi quattrocenteschi; bella cripta), la chiesa di San Francesco, dei secc. XIII -XIV (portale romanico-ogivale; nell’interno, Madonna adorante il Bambino di V. Crivelli), e nel Palazzo Municipale, ricca Biblioteca civica e interessante Pinacoteca.

Tolentino - Situato a 224 m d’alt. nella valle del Chienti, alla sinistra del fiume. Importante produzione agricola e allevamento del bestiame, soprattutto suino e bovino. Tradizionale la lavorazione delle pelli, sviluppata sia sul piano industriale sia su quello artigianale. Industria della carta, metalmeccanica, delle confezioni, del mobilio. Stazione termale e turistica, soprattutto per i pellegrinaggi al santuario di San Nicola da Tolentino. Di notevole interesse storico e artistico, conserva un nucleo antico ancora parzialmente cinto da mura medievali. Tra i numerosi monumenti cittadini è particolarmente notevole la basilica-santuario di San Nicola, eretta in forme gotiche nei secc. XIII -XV, ma in parte rifatta e decorata nel XVI sec. e nel periodo barocco; conserva il pregevole portale gotico, il chiostro e il cappellone di San Nicola, con grande volta a crociera, interamente decorato da notevoli affreschi di scuola riminese del XIV sec. Sono annessi alla basilica il Museo civico e il Museo delle ceramiche, che vanta pezzi pregevoli. Notevoli anche il duomo neoclassico con resti della preesistente chiesa medievale, la chiesa di San Francesco, gotica e barocca, l’ex chiesa della Carità, romanico-gotica, il medievale ponte del Diavolo e il teatro, dei secc. XVIII -XIX, tra i più notevoli delle Marche.

Ussita - Posizionata a 737 m. d’alt. sulle pendici nordoccidentali dei monti Sibillini. Stazione di soggiorno estivo e invernale. Nella frazione di Pieve si trova una chiesa gotica del XIVsec., rimaneggiata, con affreschi del XV sec. Fino al 1915 fu compreso nel comune di Visso.

 

PESARO

 

La provincia di Pesaro e Urbino è la più vasta provincia delle Marche; si estende dalla provincia romagnola di Forlì-Cesena e da San Marino, a nord, fino alla riva sinistra del Cesano (provincia di Ancona) a SE, dalla catena appenninica al mare Adriatico: 2.893 km²; 338.812 ab. (117 ab. per km²), distribuiti in 67 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare (subappenninico) e montuoso (monte Catria, 1.702 m), abbraccia i bacini del Foglia e del Metauro, e (in parte) quelli del Marecchia e del Conca (che nel tratto inferiore appartengono alla Romagna), comprendendo quasi tutto il Montefeltro. Le valli dei fiumi sono separate da serie di colline dalle sommità arrotondate, spesso coronate da antichi, pittoreschi centri abitati, e dai pendii dolcissimi. Sulla costa (42 km) si estende una fascia alluvionale, comprendente il capoluogo. Nel settore primario si è puntato alla valorizzazione delle colture ortofrutticole, della barbabietola e della vite, nonché del patrimonio zootecnico e dei relativi prodotti. Nel settore industriale, stabilimenti chimici (fertilizzanti) si sono affiancati a quelli meccanici e metalmeccanici, dell’abbigliamento e della lavorazione del legno, che ha avuto un eccezionale sviluppo, della ceramica e dell’industria estrattiva (metano). Notevole importanza riveste il settore terziario, soprattutto nel settore commerciale e dei pubblici esercizi. Il notevole movimento turistico rende insufficiente l’attrezzatura ricettiva, pur notevolmente sviluppata, dei vari centri e in particolare di Urbino, che accoglie anche l’università e l’Istituto d’arte del libro. Gabicce Mare e Fano formano con Pesaro una conurbazione costiera. È la continuazione per traboccamento del grande comprensorio turistico romagnolo. I centri più popolosi dell’interno sono le cittadine di Fossombrone e di Cagli e la città storica di Urbino, maggior centro universitario delle Marche.

Pesaro - Situata sulla costa adriatica, nella piana alluvionale alla foce del Foglia. Protesa verso il mare, la città si estende tra i colli di San Bartolo a nordovest e Ardizio a sudest, comprendendo l’antico centro storico, protetto a est dall’imponente Rocca Costanza, e la moderna città-giardino, allineata lungo il litorale, con lunghi viali alberati e rettilinei. La zona industriale si è sviluppata a partire dall’ansa formata dal Foglia e a San Pietro in Calibano. L’espansione turistica è continuata secondo linee ordinate e regolari verso Gabicce e verso Fano, in corrispondenza anche della crescita delle attività turistiche. Centro commerciale e mercato agricolo (prodotti ortofrutticoli, cereali, uva, foraggi; bestiame da carne e da latte; formaggi), Pesaro è sede di numerose industrie: metalmeccaniche (motocicli, macchine utensili e agricole), alimentari, mobilifici (di particolare importanza negli ultimi tempi), maglifici e nastrifici, tappeti; laterizi; di antica fama la lavorazione delle maioliche e delle ceramiche; lavorazione della paglia; cantieri navali (piccoli natanti e battelli da pesca). L’attività commerciale è favorita dalla presenza del porto-canale che, scavato nel 1614 lungo la zona terminale del Foglia, e in seguito in parte interrato, fu sistemato definitivamente nel 1857 con la deviazione dell’ultimo tratto del Foglia. Grande impulso ha avuto negli ultimi anni anche il turismo balneare, con una buona attrezzatura alberghiera. Patria di Gioacchino Rossini, la città ha notevoli tradizioni artistico-musicali: teatro Rossini, Museo rossiniano, conservatorio di musica, Istituto d’arte, ecc. Vi si svolgono annualmente un Festival di musiche rossiniane e una Mostra cinematografica. Pesaro è inoltre patria dell’esploratore A. Cecchi. Scarsi i reperti riferibili alla città romana, che si estendeva alla destra del fiume, e a quella altomedievale. I primi documenti artistici di un certo interesse sono costituiti da un notevole gruppo di chiese romanico-gotiche di cui restano numerosi elementi: la facciata della cattedrale (fine del XIII sec.), i bei portali di Sant’Agostino (1413), di San Francesco (1356-1373) e di San Domenico (1395), quest’ultimo sul fianco del palazzo della Posta, edificio neoclassico ricavato dal corpo della chiesa da L. Poletti (1848). Fino all’avvento del Rinascimento, l’ambiente artistico pesarese presenta molteplici contatti con l’arte veneta, confermati da alcuni dipinti veneziani del Museo civico (Jacobello del Fiore). Il Rinascimento è rappresentato dall’armonico Palazzo Ducale, edificato per volere di Alessandro Sforza nella seconda metà del XV sec., ricostruito dopo un incendio da Bartolomeo e Girolamo Genga. Il Laurana, presente nella città nel 1476, contribuì all’edificazione della rocca Costanza, rilevante esempio di architettura militare, iniziata nel 1474. Nei pressi della città, sul colle di San Bartolo, è situata la Villa Imperiale, che deve il suo nome all’imperatore Federico III d’Absburgo che, ospite degli Sforza nel 1452, presenziò alla fondazione. Fu ricostruita in gran parte sotto i Della Rovere a partire dal 1530 per opera di Girolamo Genga, autore anche di gran parte dell’interessante decorazione a fresco, cui parteciparono Menzocchi, Dossi, Bronzino e Perin del Vaga. Nel Museo civico, che ha sede nel palazzo Mosca (G. A. Lazzarini, XVIII sec.), è da segnalare la pala dell’Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini e una preziosa raccolta di maioliche. La Biblioteca oliveriana, ricca di manoscritti e incunaboli, ha annesso un Museo archeologico, costituito soprattutto da reperti dell’età del ferro provenienti dalla necropoli di Novilara.

Urbino - Sita a 485 m d’alt. nella zona subappenninica interna, tra le valli del Foglia e del Metauro. Sede di Università libera fondata nel 1506, Accademia di belle arti ed Istituto per la decorazione e l’illustrazione del libro. La città, che per la sua importanza storica, artistica e culturale è associata a Pesaro nella denominazione della provincia, sorge in posizione elevata, su un crinale collinoso culminante in due alture e orientato longitudinalmente, con viuzze scoscese, tutta cinta dalle antiche mura; recentemente si è espansa anche oltre, soprattutto verso NO. Centro agricolo-commerciale (cereali, ortaggi, uva e vino), ha qualche attività industriale (laterizi, manufatti in cemento, tessili, mobili in ferro, maioliche). Artigianato del legno e del ferro battuto. La maggior risorsa è data però dal turismo e dai numerosi studenti della sua università. Patria di Raffaello Sanzio, del Baroccio e del Brandani. Scarsi sono i resti romanici, mentre all’età gotica appartengono le chiese di San Domenico (anteriore al 1365), con portale rinascimentale e l’interno rifatto da Luigi Vanvitelli (1727- 1732), e quella di San Francesco, della seconda metà del XIV sec., anch’essa trasformata nell’interno dal Vanvitelli (1740). Di forme gotiche è pure l’oratorio di San Giovanni Battista, in cui sono conservati affreschi (1416) dei fratelli Salimbeni. Il Palazzo Ducale, il maggiore monumento di Urbino, fu iniziato poco dopo il 1450, per iniziativa del duca Federico da Montefeltro, sui resti dell’antica rocca e alla sua realizzazione parteciparono, in misura non completamente definibile, Luciano Laurana (1468-1472) e Francesco di Giorgio Martini e, molto tempo dopo (1563), Girolamo Genga, che aggiunse un piano alla costruzione. L’interno del palazzo conserva solo in parte le opere eseguite dai numerosi artisti che lavorarono per il duca Federico: resta la Comunione degli apostoli di Giusto di Gand e una parte dei ritratti degli uomini illustri che il pittore fiammingo eseguì, con Pedro Berruguete, per lo studiolo ducale che mantiene tuttora la famosa decorazione a tarsie, eseguita probabilmente da B. Pontelli su disegni del Botticelli e Francesco di Giorgio Martini. Alla stessa epoca risalgono le decorazioni scultoree di Ambrogio da Milano e Domenico Rosselli, mentre i soggiorni urbinati di Piero della Francesca restano documentati dalla tavoletta della Flagellazione di Cristo e dalla Madonna di Senigallia. A Bramante sono stati attribuiti i due piccoli sacelli delle Muse e del Perdono che si trovano all’interno del palazzo mentre a Francesco di Giorgio Martini spetta la chiesa di San Bernardino che si trova al di fuori della città e conserva i sepolcri dei duchi Federico e Guidobaldo da Montefeltro. Contemporanei (seconda metà del XV sec.) e di tipo lauranesco sono i palazzi Passione, Palma, Luminati e Semproni, mentre l’ex convento di Santa Chiara spetta a Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare pure la casa natale di Raffaello, sede dell’Accademia Raffaello, in cui è fra l’altro conservato un affresco ritenuto autografo. Di minore interesse i monumenti che risalgono a epoche successive: il duomo, originario del XV sec., presenta l’interno rifatto (1789) dal Valadier e la facciata dell’inizio del XIX sec.; da segnalare infine la Galleria nazionale delle Marche, con sede nel Palazzo Ducale, che possiede opere di Paolo Uccello, Luca Signorelli, Tiziano, Gentileschi, ecc., oltre a numerose altre relative ai maggiori pittori urbinati (G. Santi, T. Viti, Raffaello, Baroccio, ecc.) e ad artisti marchigiani. Urbino ha origini antichissime che riportano all’epoca preistorica, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse l’investitura di municipio romano di cui rimangono alcuni resti di mura e dell’antico teatro.
Grazie alla sua posizione strategica fu un feudo ambito coinvolto nelle lotte intestine. Guidata dalla fazione ghibellina e da Antonio da Montefeltro armo’ un forte esercito capace fronteggiare l’imperatore Federico Barbarossa a Roma. Questo portò ad Antonio il titolo di conte e la carica di vicario imperiale di Urbino (anno 1155). E’ probabilmente l’inizio del legame e della futura dinastia dei Montefeltro. Ma il periodo feudale non fu così florido come i successivi secoli. Passata definitivamente ai Montefeltro, strappata alle mire espansionistiche di Sigismondo Malatesta, Urbino conobbe un periodo di splendore, soprattutto con il più noto della famiglia “Federico II da Montefeltro”, conte e poi duca, che diede una forte spinta artistica convocando a corte artisti insigni dell’epoca. Dopo la morte di Guidobaldo, nel 1508, l’ultimo Montefeltro senza eredi, il ducato passò al nipote Francesco Maria della Rovere, fra i cui successori è Guidobaldo che fa rifiorire la città rinnovando l’antico splendore. Gli succede il figlio Francesco Maria II che cede Urbino al Papa (1626).
Da allora inizia il periodo più triste di Urbino, con la spoliazione della città e delle più importanti opere d’arte disperse in tutto il mondo. Ciò nonostante, Urbino è oggi un importante Centro artistico e turistico, e vanta una frequentata Università, con corsi di perfezionamento e specializzazione, corsi per stranieri, seminari e convegni; ha un’Accademia di Belle Arti, un Istituto Superiore di Grafica e un Istituto d’Arte del Libro. U
rbino è la città natale di Bramante e Raffaello, simbolo del Rinascimento italiano, con la sua originale struttura urbana e gran parte degli edifici della sua stagione d’oro. Posta su due colli, è in gran parte circondata da mura e bastioni. Quattro strade principali collegano i due colli e questi con la pianura.
Ogni anno, in agosto, Urbino celebra se stessa con la Festa del Duca: una rievocazione in costume per le vie del centro a cui partecipano saltimbanchi e mangiafuoco, culminante nella sfida fra contee alla presenza della Corte ducale.

Da Vedere : Il Palazzo Ducale, è il risultato dell’ampliamento e del castello medievale voluto da duca Federico su progetto di Luciano Laurana prima e da Francesco di Giorgio Martini poi, tra 1444 e il 1482, fino a diventare lo splendido Palazzo Ducale, un vero capolavoro dell’arte rinascimentale. Francesco di Giorgio Martini collega, poi, le varie parti del palazzo, con le sue 250 stanze (ricche un tempo di un migliaio di quadri, sottratti e dispersi dal legato pontificio cardinale Barberini), creando un palazzo a forma di città. Ai Laurana si devono il cortile, tra i più belli del Rinascimento, e la facciata verso la pianura con le torricelle che racchiudono le logge poste ai piani sovrastanti. Celebre lo Studiolo di Federico, opera di Giusto di Gand, con intarsi nella parte inferiore e 28 quadri nelle parti superiori, con ritratti (ne rimangono quattro) di filosofi, poeti e dottori. Le tarsie furono disegnate da Baccio Pontelli, Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. Lavorarono per il duca: Baccio Pontelli, Leon Battista Alberti, Francesco Laurana, Desiderio da Settignano, il Pisanello, Paolo Uccello, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Fra Carnevale e Giovanni Santi. n figlio Guidobaldo continua l’opera chiamando Luca Signorell,, Timoteo Viti, Evangelista di Pian di Meleto. L’interesse dei duchi si estende alla città con interventi sugli edifici religiosi e civili e opere pubbliche come le mura.
Museo Diocesano Albani, conserva una collezione di ceramiche,a vetri e manufatti religiosi e il dipinto dell’Ultima Cena di Federico Barocci (XVI sec).
Chiesa di S. Domenico, dal magnifico portale in travertino sulla cui lunetta è incastonata un’opera di di Luca della Robbia).
Oratorio di San Giuseppe, famoso per il presepio in stucco del 1522. Nel 1416 il conte Guidantonio chiamò i fratelli sanseverinati Lorenzo e Jacopo Salimbeni per affrescare l’oratorio, seguiti dall’eugubino Ottaviano Nelli e dal ferrarese Antonio Alberti .
Oratorio di San Giovanni Battista (XIV sec) il cui interno è decorato con cicli di affreschi del XV sec, tra cui La Crocifissione del XV sec e La Vita di Giovanni,r attista di Jacopo e Lorenzo Salimbeni.
Il Duomo, si erge tra gli intricati vicoli medievali,a realizzato dal Laurana, e ricostruito dal Valadier nel 1784 dopo un terremoto e viene ricostruito nel secolo seguente in forme palladiane. Conserva opere di Timoteo Viti e Federico Barocci.
La chiesa di S. Francesco, sec. XIV, con il bel campanile gotico a cuspide e la grande pala d’altare di Federico Barocci. Rifatta dal Vanvitelli (prima metà del ‘700), ospita i monumenti funebri dei duchi (vi sono i sarcofagi di Antonio e Oddantonio). Chiesa di S. Bernardino
Chiesa S. Bernardino
degli Zoccolanti, (costruita dsa Francesco di Giorgio Martini) è sede del Museo dei Duchi, fuori città (vi verrà sepolto con la moglie Elisabetta e il figlio Guidobaldo. Ospitava fino al secolo scorso la Madonna con Bambino, angeli e santi nonché il Duca Federico in ginocchio di Piero della Francesca (ora alla Pinacoteca di Brera a Milano).
Casa natale di Raffaello sede dell’omonima Accademia istituita nel 1869.
La Fortezza Albornoz, XV sec., sorge in V.le B. Buozzi e rappresenta l’emblema difensivo della città del XVI sec.
Galleria Nazionale delle Marche, ospitata nel Palazzo Ducale, conserva veri capolavori come la “Flagellazione” e la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca, la “Muta” di Raffaello Sanzi, e di altri importanti artisti: Domenico Rosselli, Allegretto Nunzi, Giovanni Baronzio, Pietro da Rimin, Antonio da Fabriano, Giovanni Santi, Melozzo da Forlì, i Giusto da Gan, Carlo Crivelli, Alvise Vivarini, Tiziano,s Timoteo Vita, Taddeo Zuccari. Alcune opere, disperse nel 1623, sono tornate a Urbino consentendo la realizzazione della galleria.
E ancora, scesi a valle, lo splendido panorama urbano che si gode da Borgo Mercatale con l’incombente volume semicilindrico che racchiude la quattrocentesca Rampa elicoidale di Francesco di Giorgio Martini



Acqualagna - Situata a 204 m d’alt., presso la confluenza del fiume Candigliano e del torrente Burano. È attraversato dalla Via Flaminia. Prodotti tipici sono vino, cereali, ma soprattutto tartufi. Nei suoi pressi il generale bizantino Narsete sconfisse il re dei Goti Totila (552 d.C.) e per questo nel medioevo il paese ebbe il nome di Acquabattaglia.

 


Cagli - Posto a 276 m d’alt., su uno sperone del monte Petrano, alla confluenza dei torrenti Bosso e Burano. Le colture agricole principali sono cereali, viti, frutta e foraggi. Di rilievo anche l’allevamento del bestiame. Le attività industriali sono soprattutto nel campo edile, del mobile, del vetro. Quelle artigianali riguardano principalmente la lavorazione del ferro battuto. La cittadina, che è stata ricostruita secondo un piano regolatore a scacchiera, conserva l’aspetto tipico del borgo medievale. Bel Palazzo Comunale del XIV sec., trasformato da Francesco di Giorgio Martini, il quale progettò anche la Rocca, di cui resta solamente un grande torrione merlato (1481). Chiese romaniche di San Domenico e di San Francesco, con elementi gotici. Da segnalare il Ponte romano ed i Resti della cinta medievale (Porta Massara).

Carpegna - Si trova a 748 m d’alt. nel Montefeltro alle falde meridionali del monte omonimo, così chiamato dai carpini che lo rivestono. Colture agricole e allevamento (bestiame e trote). Stazione di soggiorno estivo e invernale. Notevoli il palazzo (XVII sec.) dei conti di Carpegna e la chiesa di San Sisto con cripta romanica.


Fano - A 14 m d’alt. sulla costa adriatica, tra le foci dell’Arzilla (a nord) e del Metauro (a SE). Stazione balneare e porto peschereccio, Fano è anche centro agricolo-commerciale (colture specializzate di ortaggi, olio, viti, frutta) e industriale nei settori alimentari (conservifici), tessile, metalmeccanico, calzaturiero, dell’abbigliamento, del mobile, dei materiali edili, marittimo. Nodo ferroviario e stradale. Aeroporto turistico. Tradizionale è la festa annuale del carnevale dell’Adriatico, con sfilata di carri allegorici. E’ patria di papa Clemente VIII. Intorno al centro storico, di cui è tuttora evidente la pianta romana, si allarga la cinta medievale, ampliata sotto i Malatesta, attorno alla quale si estendono i quartieri residenziali e industriali e, sulla costa, le zone balneari. La città conserva tratti delle mura augustee, l’arco di Augusto (anno 2 d.C.), addossate al quale sono le cinquecentesche logge di San Michele, il Palazzo Malatestiano, con la corte (bella loggia del Sansovino) e il Museo civico (pinacoteca; raccolta numismatica), i bastioni del Nuti e di Luca da Sangallo, la Rocca Malatestiana (1438-1452), ora adibita a carcere, il palazzo della Ragione, romanico-gotico (1299), il teatro della Fortuna (XIX sec., restaurato). Oltre al duomo, romanico (XII sec., rimaneggiato più volte), notevoli sono la basilica di San Paterniano (1547), con campanile di Jacopo Sansovino (ricostruito), la trecentesca chiesa romanico-gotica di San Domenico (rimaneggiata; nell’interno, un pregevole San Tommaso d’Aquino di Palma il Giovane), le chiese di Sant’Agostino (secc. XIII -XIV, più volte rimaneggiata e restaurata) e di Santa Maria Nuova (XVI sec., restaurata), in cui sono conservate tavole del Perugino e di G. Santi. Bei palazzi signorili: Castracane (affreschi rinascimentali), Martinozzi, attribuito al Sansovino (1564), Montevecchio (XVIII sec.). Della semidistrutta chiesa di San Francesco non rimane che parte della facciata, sotto il cui portico anteriore si trovano le Arche Malatestiane, monumenti tombali del XVsec. Ricchissima è la Biblioteca comunale federiciana. Nel territorio si ricordano l’eremo camaldolese di monte Giove (223 m) e la piccola stazione termale di Fonti di Carignano (acque salso-bromoiodiche).

Fossombrone - Situato a 115 m d’alt., sulla sinistra del Metauro, a valle della gola del Furlo. Centro agricolo-commerciale (viticoltura, ortaggi, barbabietole, olivi). Un tempo vi era assai fiorente la bachicoltura (filande), ora praticamente scomparsa. Attività industriale nel campo del mobile, metalmeccanico, del cemento. Dominata dai resti della Rocca Malatestiana (XIV sec.), conserva alcuni bei palazzi del Quattrocento (palazzo Staurenghi, palazzo vescovile) e del Cinquecento (Palazzo Comunale, palazzo Cattabeni, ora Monte di Pietà), la cattedrale, costruita nei secc. XIV -XV e rifatta alla fine del XVIII sec. spostandone l’asse (dossale d’altare di D. Rosselli, 1480) e le settecentesche chiese di San Filippo, Sant’Agostino (risalente a epoca assai antica in taluni elementi) e San Francesco, con bei portali. Notevoli sul Metauro i ponti di Traiano e di Diocleziano (rifatti) e, nella quattrocentesca corte di Federico da Montefeltro (detta Corte Alta), il Museo civico Vernarecci. La Via Flaminia attraversava l’antica città per un tratto di poco più di due chilometri. Vi sorgevano un tempio di età augustea, a una divinità non identificata, e uno dedicato a Cibele. Non si ha traccia del teatro, di cui si hanno notizie; numerose le epigrafi rinvenute, insieme con pregevoli pavimenti in mosaico.

Gradara - Si erge su un colle a SE di Cattolica, a 142 m d’alt.. Attività agricola con aziende alimentari collegate. Attivo il turismo. È un borgo d’aspetto medievale, chiuso entro una cinta muraria del XIV sec. e dominato dalla Rocca, munita di torri e mastio, eretta dai Malatesta di Verrucchio (1307- 1325) su un nucleo originario dei secc. XI-XII, restaurata nel 1494 dagli Sforza e quindi nuovamente nel 1923-1925. Nell’interno è conservata una notevole pala in terracotta invetriata di A. Della Robbia; nella cosiddetta “camera di Francesca” una tradizione vuole si sia svolta la tragedia di Francesca da Rimini. Interessante, nel municipio, la quadreria.

Pennabilli - Sita nel Montefeltro, a 550 m d’alt., sul versante destro dell’alta valle del Marecchia. Centro agricolo commerciale e di allevamento di bestiame (formaggio), e stazione di villeggiatura. Situata tra due alture rocciose, il Roccione (Penna) e la Rupe (Billi), un tempo fortificate, conserva i ruderi della rocca dei Malatesta, che ivi ebbero origine, la cattedrale tardocinquecentesca (rimaneggiata) e il Museo diocesano. Nel territorio si erge la pieve romanica di Ponte Messa.

Pergola - Sita a 264 m d’alt. alla confluenza della valle del Cinisco nel Cesano. Centro agricolo-commerciale, con qualche industria (abbigliamento, mobilifici). Duomo del 1258, rifatto nel XIXsec., con campanile romanico; nell’interno, reliquiario gotico di san Secondo, del XV sec. Chiese romanico-gotiche di San Francesco e di San Giacomo, entrambe del XIII sec., con preziose opere d’arte di scuola marchigiana. Palazzo Comunale (1750). A Cartoceto, frazione di Pergola, è stato rinvenuto nel 1946 un interessante complesso di sculture romane in bronzo dorato, ora conservate al Museo nazionale di Ancona. Si trattava probabilmente di un unico gruppo costituito da due statue maschili equestri e da due femminili stanti. Mediante un abile restauro sono stati ricomposti dai frammenti una grande figura muliebre e una virile; particolarmente interessanti due teste di cavallo di squisita fattura, riccamente bardate. I bronzi di Cartoceto, databili a età giulio-claudia, si rivelano opere di alta qualità artistica nel fine modellato e nell’uso sapiente della doratura. Le varie proposte di riconoscere nelle due figure Livia o Agrippina Maggiore e Druso Cesare o Tiberio non sono concordemente accolte dagli studiosi.

San Leo - A 539 m d’alt. nel Montefeltro, situato su un ripiano roccioso del versante destro della valle del Marecchia, ultima propaggine settentrionale del monte Carpegna. Stazione di villeggiatura e turistica. Produzione di cereali, uva (vini); foraggi; bestiame (formaggi, salumi), avorazione del legno e delle calzature sono le altre attività. È citata da Dante (Purg., IV, 25). Il paese ha mantenuto l’originaria struttura medievale, con un’unica strada di accesso e l’abitato raccolto attorno alla piazza centrale. Sulla piazza si affacciano il palazzo Della Rovere, ora municipio, di gusto tardomanieristico (inizi del XVII sec.), il palazzo Medici, rinascimentale, ampiamente rimaneggiato, e l’abside della pieve, interessante esempio di architettura preromanica, a tre navate con cripta (IX sec.). In posizione isolata, affiancato dal robusto campanile romanico, sorge il duomo (1173), a tre navate con ampia cripta, in cui lo stile romanico lombardo si arricchisce di accenti gotici. Sul punto più alto della rupe si erge la poderosa rocca, uno degli esempi più insigni di architettura militare italiana; di origine antichissima, fu più volte rimaneggiata, e nel Rinascimento Francesco di Giorgio Martini vi aggiunse i torrioni angolari e la cortina a baluardo; adibita a carcere dal governo pontificio, vi furono imprigionati, fra l’altro, Cagliostro (che vi morì), Felice Orsini e A. Saffi. Nel territorio, suggestivo il convento di Sant’Igne (nel chiostro, affreschi del XV sec.). e in frazione Pietracuta la rocca medievale


Urbania - Dal 1294 al 1635 Casteldurante. Sita a 273 m d’alt. sull’alto Metauro. Centro agricolo- commerciale e di allevamento, con piccole industrie di lavorazione del tabacco, dei laterizi e di confezioni, Urbania fu in passato rinomato centro di produzione di maioliche e ceramiche, poi sostituita dall’artigianato del vasellame e delle stoviglie. Biblioteca civica, pinacoteca, museo. Fra i monumenti più importanti: il Palazzo Ducale, eretto alla fine del XIV sec. e trasformato in seguito da Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga; la cattedrale preromanica, rifatta nel XVIII sec., e la chiesa di San Francesco, del XIII sec., anch’essa rimaneggiata nel XVIII sec.


da vedere: Teatro Bramante

Palazzo Ducale (sec. XV-XVI), costruito in laterizio, fu ripetutamente trasformato prima di raggiungere l’attuale fisionomia, prima da Francesco di Giorgio Martini (XV sec.), di cui si riconosce la particolare scala a lumaca, da Girolamo Genga (XVI sec.), e da Giorgio Orsini da Sebenico.
Il Palazzo si presenta con due torrioni ed una loggia pensile per poter assolvere alla duplice funzione di fortezza e di residenza principesca.
Oggi le sue splendide sale e saloni (sala di lettura, sala del trono, sala dei cavalieri, sala delle geografia, ecc.) ospitano le raccolte librarie e d’arte della Biblioteca Comunale, della Pinacoteca e del Museo di cui fanno parte due preziosi globi del Mercatore (sfera terrestre del 1541 e sfera celeste del 1551), pergamene rare, circa duemila incisioni e ben 746 disegni dei secoli XV-XVII già facenti parte delle raccolte ducali.L’Oratorio del Carmine (XV sec.) conserva una Madonna con Bambino d’intonazione giottesca.
La Crocifissione,
D. Peruzzini, XVII sec.)
Chiesa di S. Chiara e Ex Convento, XIV sec., oggi chiusa al culto conserva importanti opere di vari artisti, tra cui Giovan Pietro Zuccari, a cui sono attribuiti i pregevoli altari intagliati e dorati, Girolamo Cialdieri, Giustino Episcopi, Domenico Peruzzini autore autore anche della “Crocifissione”.
L’ex convento (XIV sec.), uno dei importanti del Ducato di Urbino, fu ricostruito nel ‘500, e rimaneggiato dopo il terremoto del 1781. Ospita oggi la sede dell’Istituto Tecnico Commerciale Geometri.

La Chiesa del Crocefisso, voluta dal duca Francesco Maria II Della Rovere, fu costruita sulle rovine del chiostro di Santa Maria de Nive, e riedificata alla fine del ‘700. Conserva il sepolcro del Duca, ma la sua salma fu trafugata gia’ nel ‘700.
L’interno, arricchito da raffinati stucchi, conserva notevoli opere prevalntemente seicentesche tra cui, nell’altare maggiore, un grande dipinto raffigurante il cristo sulla croce, copia dell’originale di Federico Barocci (1604) oggi al Museo del Prado.

Monastero Benedettine di S. Maria Maddalena, probabilmente del XIII sec., fu ricostruito più volte nei secoli. La piccola chiesa conserva opere databili tra il XVIII e XVIII sec.
Chiesa di San Francesco, eretta nel 1215, insieme al Convento dei frati francescani, è la più antica di Casteldurante, dopo l’Abbazia di S. Cristoforo. Sul lato destro si erge il campanile romanico del XIV sec. Nelle ristrutturazioni avvenute nei secoli cambiò più volte fisionomia, fino alla attuale: interno a unica navata con transetto e cappelle laterali, e molte opere di artisti locali. Nella sagrestia sono conservati molti oggetti, arredi e tele.
L’oratorio del Corpus Domini (XIV sec.), modificato verso la fine del XV sec.;
il complesso monumentale delle Clarisse è attribuibile a Girolamo Genga (XVI sec.),
la Cattedrale di S.Caterina, barocca, conserva un Crocifisso su tavola di Pietro da Rimini (XIV sec.);

Palazzo Comunale (XVI sec. ) con la sua Torre Campanaria (1561),
Teatro ‘D. Bramante’ con elegante sala a palchetti

Barco Ducale
Palazzo vescovile fu trasformato, nei secoli XV-XVI, da Francesco di Giorgio Martini e da Girolamo Genga in uno splendido edificio- rinascimentale.
Museo Diocesano
Museo Civico, allestito nel Palazzo Ducale, conserva importanti opere suddivise in varie sezioni, tra cui la Biblioteca, la pinacoteca, la ceramica, curiosità.
Il Barco Ducale:
sorge ad appena 1 km chilometro fuori dell’abitato. Voluto dal duca Federico da Montefeltro per la sua riserva di caccia, fu eretto nel 1465 da Francesco di Giorgio Martini ed accorpa un preesistente convento del XIII sec. e la settecentesca chiesa di S.Giovanni Battista.
Museo Civico e Pinacoteca - Tel. 0722313109

montebello- torriana

Su alcuni scogli di roccia tipici della Valmarecchia, che in tempi di invasioni e ostilità rappresentavano un’ottima difesa naturale, si distinguono i profili di Montebello e Torriana.
Due roccaforti imprendibili che hanno visto gli splendori della Signoria dei Malatesta e le battaglie aspre con i castelli e le truppe del Montefeltro, la regione storica confinante che comprende la parte media e alta della vallata. Due borghi che nei secoli hanno avuto sorti diverse: Torriana si è modificata ed è divenuta il capoluogo comunale, il borgo di Montebello è rimasto praticamente intatto e il suo silenzio, durato secoli, è oggi la sua fortuna essendosi preservato come una vera isola di storia e cultura

Montebello
Quando l’alba dell’anno Mille illumina la Valmarecchia, le torri della fortezza di Montebello (Mons Belli) sono già là, poderose, a sfidare nei secoli i nemici della Romagna. Arcigna come il sasso su cui sorge e di cui è fatta, la Rocca dei Guidi è ancora integra e narra le cento storie di assalti, di tradimenti, di tragedie, di gloria e di morte, scritte sulle sue mura millenarie. Il pallore dolce della luna fa da cornice alla corte quando si popola dei mille personaggi che l’hanno abitata. I fantasmi truci dei suoi soldati e dei suoi briganti fanno ala ai fantasmi gentili di Orabile Beatrice e di Azzurrina. I balestrieri dei Malatesta e dei Montefeltro si mescolano agli Indiani “Ghurka” della ottava armata inglese, tutti morti sugli spalti nell’inutile assalto della fortezza mai conquistata.
Torriana
Torriana si chiama così solo dal 1938: prima aveva un nome sicuramente meno dolce ma che da solo bastava a descrivere l’asprezza di un luogo tutto abbarbicato sulla nuda roccia. Il suo nome era “Scorticata” e così lo ritroviamo nelle cronache a partire dal 1141. Il masso calcareo doveva apparire più spoglio di quello che appare oggi e la sua rocca più confusa con la pietra stessa. Una rocca sicuramente importante a guardia di una via, quella che risale la Valmarecchia, lantica Via Maior, di grande valore strategico poiché rappresentava il collegamento principale con il Montefeltro e con la Toscana. C’è chi sostiene che nei sotterranei della fortezza di Torriana sia stato ucciso Gianciotto Malatesta resosi tristemente famoso per aver messo tragicamente fine all’incontro tra sua moglie Francesca e suo fratello Paolo. I Malatesta dominarono il castello che successivamente passò anche per le mani di altre grandi casate come i Borgia e i Medici. Resta qualche significativa traccia delle fortificazioni oggi inserite in una recente costruzione.

Monumenti
Rocca di Montebello
Apertura:
dal 1 giugno al 30 settembre dalle 14.30 alle 19 (escluso il lunedì);
dal 15 giugno al 15 settembre dalle 22.30 alle 24 (escluso il lunedì);
dal 1 ottobre al 31 maggio, sabato, domenica e festivi.

Tel. 0541 675180. Ingresso a pagamento.

Si tratta senza dubbio di uno degli edifici storici più interessanti di tutto il territorio della Signoria malatestiana. E’ un complesso in cui è possibile leggere ancora con chiarezza gli interventi subiti nel corso di secoli, da quelli più strettamente militari a quelli finalizzati all’adattamento in dimora nobiliare.

Il mastio e parte della fortezza sono risalenti all’originale struttura dell’anno 1000. La residenza signorile risale alla seconda metà del 1400 quando ai Malatesta subentrarono i Conti Guidi di Bagno, tuttora legittimi proprietari. Una visita alla Rocca riserva molte sorprese anche per i tesori e i segreti che vi sono custoditi. Si trovano mobili di gran pregio che vanno dal 1300 al 1700. Bella la collezione di forzieri e cassapanche tra cui spicca una cassa dipinta risalente, si dice, alle Crociate. Cunicoli misteriosi, passaggi oscuri, pozzi profondissimi e strani accadimenti hanno alimentato la leggenda di un fantasma, una bimba di circa 5 anni, figlia del feudatario, scomparsa nei sotterranei del castello nel 1375.
Qualcuno sostiene che il fantasma di nome Azzurrina si aggiri ancor oggi tra le mura

Rocca di Torriana

La Rocca negli anni ‘70 è stata oggetto di un ampio intervento di rifacimento. Della fortezza di epoca malatestiana che, insieme a quella di Verrucchio formava un vero e proprio sbarramento sulla valle, restano la porta d’accesso, due torrioni circolari, la cisterna, parte delle mura e del maschio. Sovrasta la rocca, la piccola chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, situata sul punto più alto del monte della Scorticata, da cui si può godere lo straordinario paesaggio della Valmarecchia.

Santuario della Madonna di Saiano

E’ un singolare complesso che sorge sulla sommità di uno sperone roccioso che si alza proprio sul letto dedl fiume Marecchia, all’interno dell’Oasi naturalistica.
Della antica fortificazione rimangono pochi ruderi e una torre cilindrica, presubilmente di epoca bizantina. Il Santuario è raggiungibile a piedi e la sua chiesa è dedicata alla Beata Vergine del Carmine. All’interno si trova una statua in gesso risalente al XV secolo, raffigurante la Madonna col Bambino, cui le donne partorienti della valle si rivolgevano per ottenere protezione. Chiude il Santuario un portale in bronzo realizzato su disegno dello scultore Arnaldo Pomodoro.

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feste e fiere nella provincia di pesaro

November 2nd, 2010 · No Comments


 

Località Festa Mese
Apecchio Sagra del Bostrengo Agosto
Auditore Sagra dello Fave e del Formaggio Maggio
Borgo Pace Sagra del Tordo Ottobre
Cartoceto Sagra del Vincisgrasso Giugno
Castelvecchio Sagra della Salsiccia Marzo
Fano Festa del Mare Agosto
Fratterosa Sagra della Faraona al Coccio Agosto
Frontino Sagra del Fagioli Settembre
Frontone Sagra del Coniglio in porchetta Agosto
Lamoli Sagra della Panzanella Agosto
Lunano Sagra delle Castagne Ottobre
Marotta Sagra dei Garagoj Aprile
Marotta Tutto Pesce Luglio
Marotta Festa della Tratta Agosto
Mondolfo Spaghettata di Quaresima Marzo
Montecerignone Sagra del Bostrengo Agosto
Montecopiolo Festa di Sant’Anna Agosto
Montelabbate Sagra delle Pesche Agosto
Monteporzio Sagra del Gallo Arrosto Maggio
Orciano di Pesaro Sagra del Piccione Maggio
Pergola Festa del Vino Giugno
Pesaro Festa del Porto Luglio
Pianello di Cagli Sagra della Lumaca Giugno
Piobbico Festa dei Brutti Luglio
Piobbico Sagra del Polentone Settembre
Saltara Sagra del Berlingozzo Agosto
San Costanzo Sagra della Polenta Marzo
San Lorenzo in Campo Sagra del Castagnolo Marzo
San Sisto Sagra del Fungo Settembre
Serra Sant’Abbondio Sagra della Crescia Agosto
Talamello Sagra della Rana Agosto
Urbania Sagra dell’Automobilista Luglio
Urbino Passeggiata al Colle Cappuccini Luglio
Località Fiera Mese
Acqualagna Fiera del Tartufo Nero Febbraio
Acqualagna Fiera del Tartufo d’estate Agosto
Acqualagna Fiera Nazionale del Tartufo Ottobre
Auditore Mostra Prodotti Tipici Ottobre
Belforte all’Isauro Mostra Mercato Prodotti Tipici Ottobre
Cantiano Mostra Mercato del Cavallo Ottobre
Carpegna Mostra e Fiera del Cavallo Giugno
Cartoceto Mostra Mercato Olio e Oliva Novembre 
Fano Mostra Mercato Artigianato Agosto
Fano Fiera Mercato Libri e stampa Antichi Luglio
Gabicce Enohobby Giugno
Pennabilli Mostra Mercato Nazionale Antiquariato Giugno - Luglio
Pesaro Salone allestimento Veicoli Industriali Ottobre
Pesaro Salone del Mobile Giugno
Pesaro Marche Musicali Aprile
Pesaro Marche Producono Settembre
S.Agata Feltria Fiera Mercato Tartufo Bianco Ottobre - Novembre
S.Angelo in Vado Fiera dei Cani da Tartufo Ottobre
S.Angelo in Vado Mostra Nazionale del Tartufo Ottobre - Novembre
Urbino Fiera del Duca Settembre
Urbino Mostra dell’Antiquariato Settembre
Urbino Mostra Nazionale Artigianato Artistico Agosto

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Feste, folklore nelle Marche

November 2nd, 2010 · No Comments

PALIO DELLA RANA.
FERMIGNANO (PS), aprile.

TRIONFO DEL CARNEVALE.
FOSSOMBRONE (PS), maggio.

CORSA DELLA SPADA.
CAMERINA (MC), maggio

L’ARMATA DI PENTECOSTE E SCIO’ LA PICA.
MONTERUBBIANO (AP), giugno.

FESTA DEL POZZO DELLA POLENTA.
CORINALDO (AN), luglio.

CONTESA DELLA CRESCIA.
OFFAGNA (AN), luglio.

PALIO DEI CASTELLI.
SAN SEVERINO (MC), luglio.

LA CACCIATA.
MONDOLFO (PS), luglio

PALIO DELL’OCA.
CAGLI (PS), agosto

FESTA DEL DUCA.
URBINO (PS), agosto.

CACCIA AL CINGHIALE.
MONDAVIO (PS), agosto

LA CONTESA DELLO STIVALE.
FILOTTRANO (AN), agosto.

CINGOLI 1848.
CINGOLI (MC), agosto.

LA GIOSTRA DE LE CASTELLA.
CALDAROLA (MC), agosto.

LA CONTESA DEL SECCHIO.
SANT’ ELPIDIO A MARE (AP), agosto

CAVALCATA DELL’ASSUNTA.
FERMO (AP), agosto

TORNEO CAVALLERESCO DI CASTEL CLEMENTINO.
SERVIGLIANO (AP), agosto.

PALIO DEL DUCA.
ACQUAVIVA PICENA (AP), agosto.

TORNEO CAVALLERESCO DELLA QUINTANA.
ASCOLI PICENO, agosto

DISFIDA DEL BRACCIALE.
TREI (MC), agosto

“E PENSO AL MEDIOEVO”.
SARNANO (MC), agosto

LA FESTA DELLA VENUTA.
LORETO (AN), dicembre

CARNEVALE DELL’ADRIATICO.
FANO (PS), febbraio.

la quintana di ascoli piceno

Ascoli Piceno ha origini antichissime, il suo passato plurimillenario (esisteva prima di Roma ) é tutto scritto nei resti , nelle testimonianze rimaste a sfidare i secoli, tuttora visibili e visitabili . Esistono le costruzioni come le grotte dell’Annunziata ,i resti di un tempio pagano , inseriti nella Chiesa di S. Gregorio, la Porta Gemina (I sec. a.c. ) il ponte Augusteo(tuttora transitabile ed efficiente) , il teatro Romano giunti fino ai giorni nostri. Perché la caratteristica di Ascoli Piceno è quella di essere un autentico museo all’aperto, che comprende gli stili delle varie epoche,dove la presenza é suggestiva ed incredibile e copre tutto l’arco di tempo che va dal Medio Evo al Rinascimento. Il tessuto urbanistico é passato dall’organizzazione romana a quella medioevale e questo passaggio é presente nelle sue piazze, come quella del Popolo -ritenute una delle più armoniche e spettacolari d’Europa- o dell’Arengo, nelle sue vie strette e contorte chiamate Rue, nelle sue porte , come vedremo, danno anche i nomi ai Sestieri della Quintana , nelle sue monumentalità come i templi (S. Francesco,Cattedrale, Battistero, SS. Vincenzo e Anastasio, S. Vittore, S. Maria Intervineas) o Palazzi (dei Capitani, dell’Arengo, Malaspina) sempre solo per fare qualche esempio, o nelle sue Torri (non per nulla Ascoli è chiamata la città delle Cento Torri). Ebbene ,visitando il capoluogo Piceno, ognuno potrà rendersi subito conto di quale storia, quali costumi, quali atmosfere intende rievocare la Quintana. E’ per questi motivi che la Quintana é stata considerata dal 1982 leader delle Rievocazioni Storiche, mentre Siena lo é per le Rievocazioni in costume. E’ anche leader nelle manifestazioni della Regione Marche , figura nelle Lotterie Nazionali, è Stata chiamata in tutto il mondo(USA, Canada, Europa) a dare spettacolo con i suoi personaggi, con le sue figure, con i suoi armati, con le sue dame, con i suoi sbandieratori e musici, insomma a dare un’immagine palpabile di quella che fu l’antica Cavalleria del Quattrocento!

E allora veniamo alla Quintana di Ascoli

L’etimo è ancora incerto, c’é chi la vuole far derivare dal francese Quintane o dal provenzale quintana, chi dal latino quintus (negli accampamenti romani era la strada tra il V e il VI manipolo dove i legionari probabilmente facevano i loro esercizi militari ). Chi, infine, propone Quintana come era chiamato il simulacro , fantoccio di un guerriero ( moro, saraceno, infedele, nomi legati alla letteratura ed alle cronache delle crociate).
Val la pena, a questo punto, segnalare al lettore , che ad Ascoli esiste un Centro Studi sui Giochi Storici che organizza convegni, mostre, pubblicazioni e dibattiti, proprio alla ricerca di tutte le possibili origini della Quintana, con l’apporto dell’archivio di stato, della Biblioteca comunale e di esperti e studiosi medioevalisti. La giostra della Quintana é una gara di abilità e destrezza nella quale si cimentano per la conquista del Palio, sei cavalieri, ciascuno rappresentante,un Sestiere cittadino, come nell’antica suddivisione urbanistica. Ricordate questi nomi dei Sestieri, che sono alla base dell’acceso agonismo che infervora gli ascolani: Piazzarola, Porta Maggiore, Porta Romana, Porta Solestà, Porta Tufilla, Sant’Emidio.
Le Giostre furono un prodotto del feudalesimo e della cavalleria, e si riallacciano, per ciò che riguarda il fine di esercitarsi nell’arte militare, ai giochi guerreschi propri di quasi tutti i popoli. Essi furono molto numerosi durante i secoli XII e XIII, in tutte le città grandi e piccole.Naturalmente anche più dei tornei furono numerose le Giostre dal sec. XIII in avanti, e tanto vivo e diffuso fu l’amore per tali feste, che se ne vollero correre dappertutto. Nella seconda metà del cinquecento le Giostre risentono delle nuove idee sociali e politiche . Talché accanto ai solenni spettacoli offerti dai principi e dai signori, non mancavano le giostre popolari, cui prendono parte non solo i borghesi, ma anche gli artigiani e i loro famigliari. All’inizio del Quattrocento si era risvegliato quasi dappertutto in Italia lo spirito militare e guerresco, e le Giostre avevano raggiunto in quell’epoca un magnificenza a cui prima non si erano nemmeno avvicinate. E’ appunto sul finire del sec. XIV, verso il 1378, in coincidenza con la redazione degli Statuti del popolo, conservati ancora oggi nell’Archivio storico della città, che abbiamo notizia della Giostra della Quintana di Ascoli che, secondo alcuni , era per l’appunto una giostra e non un torneo. Questo tipo di distinzione, che é del Muratori (Dissertazione XXIX nelle antichità italiane), non è puramente nominale:le Giostre anche quando consistevano in finti combattimenti, erano più cruente.Abbiamo ,comunque, la sicurezza che questo tipo di tradizione non si è mai interrotta negli anni e ha subito una continua evoluzione fino a raggiungere i connotati odierni.

IL CORTEO STORICO

E siamo alla parte più attraente , più spettacolare della Quintana.Siamo al Corteo Storico che vede materializzarsi un lungo serpente, ordinato e colorato dai velluti, dai damaschi, dalle trine di Dame e Damigelle, dai severi costumi delle Magistrature, dai rami e dagli argenti, dai bronzi di corazze,elmi ed armi ,dai paludamenti variopinti delle Corporazioni, dagli scoppi di colori e disegni dei cento e cento drappi che gli sbandieratori lanciano al cielo, per un totale di almeno 1400 /1500 partecipanti.
Un corteo che, nel lento passo segnato dal rullare dei tamburi e dagli squilli argentini delle lunghe trombe (chiarine) , sembra uscire da un affresco del Quattrocento e realizzarsi, oniricamente, nel suo ambiente storico naturale : le tortuose rue, le magnifiche piazze, le ombre degli antichi manieri,torri e palazzi. Ecco dunque una “visione “ (tra virgolette) da non perdere!
Lo stesso sindaco della città, in carica, anche Lui in un severo ed elegante costume d’epoca, apre il corteo quale Magnifico Messere; è seguito dalle Magistrature che sono rappresentate dagli assessori comunali in carica e altri maggiorenti come i consiglieri provinciali, regionali, della Camera di Commercio, da presidenti di Enti e dai vari rappresentanti delle corporazioni e ordini (medici, avvocati, ingegneri, artigiani).
Una singolarità, questa, che non aveva eguale nelle altre rievocazioni.A questo punto è difficile dettagliare tutte le “figure “ che sfilano : ricordiamo le Guardie nere comunali che fanno da scorta al Magnifico Messere e al Gonfaloniere civico con i suoi valletti.
Quindi il folto stuolo dei Musici e degli Armigeri che scortano il Palio. Si tratta di un drappo di seta che ogni anno viene dipinto da un artista di chiara fama, con un soggetto sempre legato alla Quintana.Esso rappresenta l’ambito premio che andrà al Sestiere vincente e che, una volta conquistato, sarà poi gelosamente conservato nelle sedi di Sestiere e riportato in corteo (con gli altri trofei vinti) negli anni seguenti.
Non dimentichiamo che al corteo partecipano anche le rappresentanze dei Castelli a suo tempo devoti e legati ad Ascoli Piceno (Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Castorano, Folignano, Patrignone, Porchia, Ripa Berarda, Montemonaco, Roccafluvione).
Tutte le località nel circondario Piceno, anch’esse ricche di testimonianza storico artistiche e che nell’ambito dei loro gruppi, usano proporre le loro caratteristiche monumentali o di costume (Dame e Castellani di manieri , Corporazioni dei mestieri soprattutto artigianali, cacciatori, pastori con cani e con mazze di radica ed altro ancora ). E riprendiamo la riassuntiva illustrazione del corteo, che vede nei Sestieri l’essenza sempre viva della città.
Ogni Sestiere apre il proprio gruppo con un Console seguito dalle nobiltà del rione, dai nobili e dalle varie Corporazioni di professioni e mestieri che rispondono a tali qualifiche anche nella vita quotidiana. Ogni Sestiere figura con prestanti cavalieri, con armigeri alfieri e vessilliferi nonché con un suo gruppo di tamburini. Quindi, circondata da paggetti la Dama ,la signora del Sestiere, scelta tra le più belle del rione, seguita dalle Damigelle anch’esse accuratamente scelte tra le più significative bellezze muliebri.Ogni anno questa cernita non è delle più facili poiché tutte le giovani del Sestiere sanno quale ambito onore rappresenti il partecipare al corteo storico: un riconoscimento, cioè, che ha molto più accanito valore di una moderna elezione di miss.
Sfila ,quindi il personaggio più acclamato, temuto, ammirato del Sestiere: il Cavalier Giostrante, colui cioè che si batterà contro il Saraceno o Moro per la conquista del Palio . Cavalier giostrante e cavallo, rappresentano un binomio che tiene preoccupati per tutto l’anno i “sestieranti” e priva del sonno, negli ultimi giorni che precedono la Giostra, tutti coloro che hanno a cuore il colore del proprio Sestiere. Tra l’altro il più stretto riserbo viene mantenuto sul cavallo che é tenuto nascosto. Su questa venerazione della cavalcatura l’aneddotica è infinita , pari cioè all’inventiva dei sestieranti come nel caso di cavalli, sosia dei veri destrieri, portati perfino alle prove generali per disorientare gli antagonisti.Queste cavalcature devono avere caratteristiche speciali per la Giostra , debbono essere curate e sostenute con attenzioni incredibili anche se a volte vengono fatti passare per “brocchi”in strumentali e provocatorii “si dice” . Un culto che tocca momenti e atteggiamenti perfino parossistici, come quel Sestiere che fece dormire il cavallo, di fronte alla figura del Moro ,con tanto di scudo per i punti , disegnata sopra la greppia onde farlo abituare a questa immagine, che avrebbe dovuto affrontare con coraggio e determinazione durante la gara.
Come detto, questa competizione ha per scenario naturale le strette vie medioevali della città, la Rinascimentale Piazza del Popolo ed il campo dei Giochi ove, in più assalti al Moro , i cavalieri si contendono la vittoria in una cornice di migliaia di spettatori che seguono rumorosi quanto trepidanti le evoluzioni dei propri giostranti.In particolare la spettacolarità del corteo storico offre una suggestiva sinfonia di colori rappresentati dai rigorosi costumi quattrocenteschi , dalle brillanti armature , dagli svettanti vessilli e dalla leggiadria delle rappresentanze femminili.
I costumi sono, ovviamente, un rifacimento in stile dei panneggi medioevali. Essi sono stati desunti da affreschi e da altri disegni d’epoca. Non poche volte si ha l’impressione di vedere quasi animati , personaggi di Piero della Francesca , del Pinturicchio, di Paolo Uccello, del Crivelli e altri pittori del nostro Medioevo.
Anche per le armi, (le picche, le alabarde, le corazze, gli elmi, le grandi spade) si fa ricorso a vecchi disegni d’artigianato medioevale, ma non poche sono le armi “autentiche” che nobili ascolani ancora posseggono e conservano gelosamente e che solo nel giorno della Quintana permettono che vengano impugnate da cavalieri, armigeri e capitani. Lo stesso discorso vale per antichi strumenti di liuteria. Nel corteo storico,infatti, oltre alle figure militari e di magistrati, sfilano anche menestrelli , cavalier serventi di dame e damigelle ed alcuni di questi suonano e pizzicano strumenti d’epoca.

Un capitolo a parte meritano gli sbandieratori che sfilano in seno alle rappresentanze dei loro Sestieri, ricalcandone i colori e i simboli nei loro drappi, che scagliano in cielo con lanci che hanno del prodigioso( non per nulla alcuni di essi hanno vinto l’Olimpiade della Bandiera). Va però precisato che per tutto l’anno gli sbandieratori, con i loro maestri e registi studiano movimenti per coreografie sempre più attraenti e spettacolari, poiché nella prima domenica di Luglio partecipano ad una gara che si svolge sulla Piazza del Popolo per la conquista di un sospirato premio. Una gara che unisce ai movimenti di spettacolo, eleganza, abilità, agonismo più caloroso di protagonisti e supporters di Sestiere.
Nel giorno della Quintana, invece, gli oltre cento sbandieratori si esibiscono al Campo dei Giochi in una straordinaria coreografia d’insieme,con il lancio finale dei drappi che si perdono in cielo tra l’entusiasmo spontaneo ed irrefrenabile degli spettatori.

La giostra

Dobbiamo ora brevemente illustrare in cosa consiste la tenzone della Quintana al Campo dei Giochi di “Ponte Majore”.
Come abbiamo già detto , la città è divisa in sei Sestieri. Ogni Sestiere, per la giostra, é rappresentato da un Cavaliere.
Al centro del Campo dei Giochi viene sistemata una sagoma di “fantoccio” che ha fissato su un braccio lo scudo dove vengono apposti i cartoni con i cinque settori del punteggio, mentre dall’altro pende una sferza (flagello) con catena e palla d’acciaio.
Il cavaliere che , dopo colpito lo scudo con la lancia, non fosse lesto ad abbassare il capo, verrebbe colpito e disarcionato dal flagello, poiché all’atto della percussione contro lo scudo , “il saraceno” gira vorticosamente su se stesso.
Il Cavalier giostrante, però, non deve cercare solo di colpire il centro del bersaglio, ma con la cavalcatura deve effettuare , nel miglior tempo possibile, un percorso ad otto dal quale non deve uscir fuori, pena l’annullamento dell’assalto.
I Cavalieri compiono tre assalti ciascuno ed al termine , si sommano i punti ottenuti sullo scudo con il tempo impiegato per compiere il percorso.
Riassunto così, sembra una semplice gara di equitazione e di buona mira contro il Moro.Invece le cose non stanno proprio in tal modo: ed é per tutto questo che l’ansia e l’emozione incombono su tutti gli spettatori ( e non occorre che siano dei sestieranti…) Difatti il cavalier giostrante deve reggere, ad un tempo le redini per guidare il cavallo lungo il percorso , deve imbracciare la lunga e pesante asta da torneo, deve puntare diritto al centro dello scudo del Moro, deve resistere al contraccolpo (che é notevole e a volte disastroso), deve spronare la cavalcatura per competere anche sul tempo ed infine - il che non é poco - deve fare attenzione affinché il suo cavallo non esca, anche con un solo zoccolo, dal percorso ad otto segnato sul campo, specie sulle curve mentre un tifo da caos segue , quasi forsennato, la prova dei singoli cavalieri . Addirittura, in prossimità delle curve , i sestieranti nemici sbandierano enormi drappi all’altezza della testa del cavallo per cercare di farlo impaurire o comunque di farlo uscire dal percorso segnato.

Offerta dei Ceri

Qual’é l’ordine di partenza dei Cavalieri per le loro tornate? In quale ordine ? E qui come nei romanzi si deve fare un passo indietro……
Durante l’Offerta dei Ceri e la benedizione dei cavalli, manifestazione che si svolge sul sagrato della Cattedrale, la sera precedente la Giostra, avviene l’estrazione a sorte per l’ordine di partenza dei Cavalieri Giostranti. Estrazione garantita alla presenza del Magnifico Messere, del Maestro provveditore di Campo, del Capitano degli armigeri, del Mossiere.I rotolini con i nomi dei Sestieri vengono posti dentro un elmo e un giovane valletto provvederà all’estrazione.
Anche questi sono momenti abbastanza intensi, ma anche di calore religioso perché la cerimonia si svolge , come detto, sul sagrato della Cattedrale dedicata al patrono della città: S. Emidio da Treviri, in tutto il mondo venerato come un Santo che protegge dal flagello del terremoto. E’ presente il Vescovo con il suo Capitolo che impetrerà la benedizione dei Cavalieri giostranti e la protezione delle loro cavalcature. Davanti il presule sono schierate le rappresentanze dei Castelli e dei Sestieri con in testa ovviamente, i loro Cavalier giostranti con i loro cavalli.
Il Mossiere darà le grida, cioè i comandi in volgare . Come detto, questa cerimonia si chiama “Offerta dei Ceri” da momento che i valletti della Quintana , secondo l’antica tradizione, offrono dei mazzi di ceri che dovranno bruciare sulla tomba del Santo Patrono per tutto l’anno. La cerimonia si conclude con la lettura del” Bando”. Esso é in un certo senso la sfida che viene lanciata dal banditore a tutti i Sestieri per la conquista del Palio . E’ ancora gridata nella lingua volgare sempre seguendo gli antichi canoni cavallereschi e dell’arte militare del Medioevo.

Corteo finale

Al termine della giostra si ricompone il corteo storico ed alla sua testa il Gruppo Comunale , poi il Sestiere vincente.Nell’ordine di classifica sfilano quindi gli altri Sestieri, in maniera che i cittadini che non hanno potuto assistere alla gara al Campo giochi possano da lontano, attraverso il colore dei drappi che salgono altissimi nel cielo lanciati dagli sbandieratori, conoscere immediatamente il vincitore della Quintana.
Il Corteo si scioglie all’ingresso del quartiere cittadino che ha vinto e sino al quale il Magnifico Messere e Magistrature, Mossiere e Provveditore di Campo, assieme a tutti gli altri componenti del Corteo, scortano in segno di omaggio, il Sestiere vincente.
Nell’ambito del Sestiere inizieranno quindi i festeggiamenti che si protrarranno, fra canti, danze e libagioni fino alle prime ore dell’alba. Neanche negli altri Sestieri si dorme però; dalle immediate discussioni e commenti , prende corpo il più acceso sentimento di rivincita che coverà nell’animo dei “sestieranti” per tutto un anno fino al giorno della Quintana successiva, in cui riesploderà violento, con tutto il suo bagaglio di emozioni represse, di speranze e di delusioni.
La Giostra delle Quintana di Ascoli Piceno, una autentica pagina di Medioevo che riaccende ogni anno la passione nell’animo degli Ascolani, proponendosi alla ammirata attenzione di migliaia e migliaia di turisti, rappresenta uno dei molteplici aspetti della storia, del costume e del folklore italiano, e come tale ha spesso rappresentato questi valori, anche all’estero in particolari occasioni, come all’ultima Esposizione Mondiale di Montréal, dove una sintesi della manifestazione è stata presentata al pubblico cosmopolita in occasione della giornata Nazionale Italiana. Ha ancora rappresentato l’Italia a Les Fetes Internationalles de Geneve , e in decine e decine di altre occasioni in quasi tutta Europa come nella Repubblica di San Marino in occasione delle giornate Medioevali. Non è una coincidenza trascurabile il fatto che si tengano annuali Convegni per la consegna del “Premio Internazionale Città di Ascoli “,su opere e temi Medioevalisti e che il Centro Studi sui Giochi Storici , proponga ogni anno un convegno associato ad una mostra sulle più svariate tematiche Medioevali con varie pubblicazioni di atti e ufficiali.
Abbiamo tentato, nei termini più stringati possibili, di darvi un infarinatura sulla Quintana. Vi abbiamo premesso che la rievocazione (che rimane indelebile per spettacolarità e suggestione nei ricordi di chi ha la volontà e la possibilità di assistervi) trova il suo teatro ideale proprio nel tessuto urbano della città che è testimonianza notevolissima del periodo Medioevale , talché può essere considerata monumentale per quanto riguarda i secoli dall’XI al XIV, fino al Rinascimento ed oltre.
Ma ci sono altre cose da vedere in città, come il Museo Archeologico Statale con reperti preistorici, la Pinacoteca Civica ritenuta la seconda nelle Marche (dopo Urbino) , il ricchissimo Museo d’arte diocesana , la Biblioteca Civica con incunaboli e rarissime edizioni, preziose stampe e cartografie, la Galleria d’Arte Moderna , il Polo Culturale di Sant’Agostino e tanto altro ancora.
Una città con risvolti ambientali incredibili: con dieci minuti si è sulla costa Adriatica al sole dei centri balneari, con altrettanti, invece, salendo il Colle S. Marco, si è sulle nevi d’alta quota ! E, dulcis o salitus in fundo, una gastronomia cui si deve fare onore, se non altro pensando alle famose olive tenere ascolane ripiene e fritte !

 

 

cagli : il palio dell’oca

In Cagli gli spettacoli spaziano dalle mostre d’arte alle rassegne corali. La lirica e la prosa trovano nel Teatro Comunale una preziosa cornice. Le sonate d’organo sono ricercate essendo conservato in Cagli, tra i sei strumenti cittadini, uno cinquecentesco giudicato il più antico delle Marche. In estate le manifestazioni che si alternano soprattutto durante il mese di agosto trovano la loro conclusione in “Cagli delle Musiche”, serata in cui ogni angolo cittadino ha il suo spettacolo. A monte Petrano si segnalano le Prove Cinofile Nazionali (a metà giugno) e il Gran Prix di Aquilonismo Acrobatico (ultima domenica di luglio). A questo elenco sommario di spettacoli si affianca l’ormai nota manifestazione del Palio Storico Giuoco dell’Oca che con il suo corteo di oltre 450 figuranti in preziosi costumi rinascimentali viene disputato in Cagli (2a domenica di agosto) dai quattro quartieri storici che muovendo i loro paggi sul percorso dì 54 caselle puntano a vincere l’ambito palio. Il giorno del palio è preceduto dalla toccante cerimonia d’investitura dei Capitani e dall’offerta dell’olio della lampada votiva (2o sabato di agosto). La Settimana Santa tocca nella città di Cagli momenti particolarmente struggenti con i riti del Venerdì Santo che culminano nella processione penitenziale del Cristo Morto per la quale 400 confratelli incappucciati scalzi in preghiera o in muta partecipazione danno vita all’impressionante corteo religioso che precede il carro ove è deposto il Cristo morto.

La storia del Palio

Era l’anno 1543 ed a Cagli, oltre a tanti altri “giuochi” quali corse all’anello, tornei di balestre e di archi, corse con i cavalli, ecc., si giocava anche il “GIUOCO DELL’OCA”. Così narra l’annalista del 1600 Antonio Gucci che ne trae notizia dal libro della Cancelleria comunale. Il “Giuoco dell’Oca” veniva giocato “ni tempi carnevaleschi”, oggi, per chiari motivi, l’Associazione Giochi Storici, lo ripropone la seconda Domenica del mese di Agosto. Quello che l’Associazione si è riproposta fin dal primo anno della riedizione del Palio non è solo il fatto di ricreare il giuoco disputato dai quattro storici quartieri, ma anche quello di far rivivere uno spaccato di vita rinascimentale di Cagli che, sotto l’allora Ducato di Urbino, era una città di grande importanza, con i suoi pregevoli monumenti, la sua vita artistica, produttiva, culturale e, perché no, anche spettacolare. Ecco che allora si è cercato di riproporre, con la più assoluta fedeltà, cerimonie ed atti che sono stati tratti da antichi documenti conservati negli archivi comunale e vescovile quali: l’estrazione del bossolo del Gonfaloniere (che era la massima autorità civile del Comune);
l’insediamento e il giuramento del Podestà nominato dal Duca di Urbino (per la formula, sono state consultate le lettere autentiche conservate negli archivi comunali);
il Bando del Palio (secondo le modalità di bando del 1500);
l’offerta dell’olio per la lampada votiva al Patrono della città;
la nomina dei Capitani di Quartiere e l’Appodimo.

Il tutto condensato nella prima e seconda Domenica di Agosto e Sabato precedente, per concludersi di sera fino a notte tarda con grandi feste nelle “Taverne di Quartiere” aperte con squisiti manicaretti locali.
Quindi, nella settimana del Palio, a Cagli si rivive la “FESTA” rinascimentale in tutte le sue componenti, sia di immagine con i magnifici costumi (ricostruiti traendone modello anche da celebri quadri dell’epoca), sia scenograficamente con gli addobbi delle vie, delle piazze e degli antichi palazzi, sia per quanto di meglio si possa pretendere dalla vecchia cucina cagliese, preparata nelle Taverne e non ultimo anche per il divertimento che tutta la manifestazione propone

Il Programma

Sabato che precede la Ia Domenica di Agosto, ore 18.30 : Apertura delle 4 Taverne di quartiere.

Ia Domenica di Agosto, ore 10.00: Lettura del Bando del Palio per le vie cittadine. Ore 18.00: il Palio dei Monelli. Ore 18.30: Apertura delle 4 Taverne.

Sabato che precede la IIa Domenica di Agosto, ore 18.00 - Piazza Matteotti: La Vigilia. Nomina del Podestà di Cagli da parte del Duca; Investitura dei Capitani di Quartiere, riconsegna del Palio; Sorteggio quartieri, Cerimonia del dono dell’Olio per la lampada votiva al Patrono di Cagli da parte del Gonfaloniere, a nome dell’antica Città di “Callii”, riconfermato dal Sindaco per la Cagli del III millennio. Ore 20.00: Apertura delle 4 Taverne.

IIa Domenica di Agosto, ore 16.00: Sfilata del Corteo storico per le vie cittadine (sbandieratori e tamburini della Città di Gubbio); Disputa del Palio; festa nelle 4 Taverne

il carnevale di fano

Pochi sanno che il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia. Affonda infatti le sue radici, almeno secondo la leggenda, nell’episodio della riconciliazione delle due più importanti famiglie cittadine di allora: i Del Cassero e i Da Carignano. Le prime attestazioni scritte relative al Carnevale risalgono al 1347, ma già nel 1450 si trova notizia di un Palio disputato con cavalli ed asini, al termine del quale il vincitore festeggiava lanciando verso gli spettatori delle offelle al miele. Un gesto simbolico, quello del getto, che nel tempo si è trasformato, sino a diventare una vera battaglia combattuta con gli spettatori presenti alle sfilate dei carri, a colpi di cioccolatini.
Dall’epoca medievale in poi, il Carnevale di Fano è andato caratterizzandosi in modo specifico. A fine Ottocento venivano già organizzate sfilate a piedi e con carri. Ma solo nel 1887 si decise di rendere costante questa usanza, attraverso la creazione di un comitato incaricato dell’organizzazione dell’evento.
Seicentocinquanta anni di storia e di scherzi, di maschere e di danze, di giochi e di feste. Il Carnevale di Fano, fra i più antichi e seguiti d’Italia, è unico al mondo: dai grandi carri, veri e propri palcoscenici mobili, vengono lanciati quintali di dolciumi per dar luogo al getto, Una singolare “battaglia dolce” capace di coinvolgere giovani e piccini.
Il corso mascherato si conclude con un giro assolutamente suggestivo: è quello della Luminaria, una festa di luci e colori che, lungo il percorso di 2 Km, crea giochi di ombre irreali e fantastiche.

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La Costa

November 2nd, 2010 · No Comments

La costa marchigiana costituisce uno degli aspetti più caratteristici della Regione. Essa si sviluppa per 180 km dal promontorio di Gabicce Mare alla foce del Tronto, premiata con numerose bandiere blu europee che sanciscono l’ottima qualità delle acque di balneazione e la cura prestata per la protezione dell’ambiente marino. Il litorale, costituito da un alternarsi di bellissime spiagge di ghiaia, di scoglio e di sabbia, risponde così a tutte le esigenze dei visitatori della nostra terra e conferma in tal modo un’antica tradizione di ospitalità . Nella costa settentrionale si alternano spiagge lunghe e sottili qua e là interrotte da un promontorio, da piccole calette o dalla foce di un torrente. I famosi centri balneari di Gabicce Mare, Fano, Pesaro caratterizzati da ampie spiagge sabbiose offrono una tranquilla vita balneare anche agli inesperti e ai piccoli bagnanti. Da Ancona, capoluogo della Regione, si scorge il Monte Conero, promontorio di straordinaria bellezza che si affaccia sull’azzurro del mare Adriatico. Da qui inizia il tratto più bello del litorale marchigiano: la “riviera del conero”, ricca di baie bianche a volte raggiungibili solo in barca o attraverso sentieri ritagliati nel verde della macchia mediterranea. Dalle stesse porte meridionali di Ancona si succedono suggestive località turistiche: l’Oasi di Portonovo, la premiatissima Sirolo a picco sul mare, Numana con il suo attrezzato e funzionale porto turistico e Marcelli la più moderna con villaggi turistici, residences e adeguate strutture ricettive. A sud del Conero la costa ripropone arenili ampi e pianeggianti fino a raggiungere una zona ricca di pinete a Porto Recanati, Porto Potenza Picena e Civitanova Marche. Non si può inoltre dimenticare la “verde riviera picena”, che si estende tra Porto Sant’Elpidio, Lido di Fermo, Porto San Giorgio e Pedaso, e l’esotica “riviera delle palme” tra Cupramarittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto, con le sue 7000 palme che crescono anche sulla spiaggia finissima e bianca che degrada nel mare caratterizzato da bassi fondali.

La “scoperta” dei bagni di mare avviene negli anni in cui in Europa cova ed esplode la Rivoluzione francese. E’ solo un caso, ma nel luglio 1789, mentre i sanculotti prendono d’assalto la Bastiglia, Giorgio III d’Inghilterra scende beatamente nelle acque di Wyemouth con tutto il suo seguito: se è quindi da Parigi che parte il virus destinato a cambiare il futuro della civiltà, è dalle coste della Manica che si propaga un nuovo rapporto dell’uomo con il mare e con le spiagge.
Due eventi, quelli della mitica estate 1789, di peso certamente diverso, ma ambedue rivoluzionari. Il bagno del re d’Inghilterra certificava la bontà e il valore di una pratica che i suoi sudditi più evoluti avevano già sperimentato da qualche decennio sotto la spinta di medici illuminati.Con il passare del tempo la pratica del bagno di mare si diffuse in tutto il vecchio mondo, in particolare possiamo annoverare tra le località italiane pioniere di questa pratica la riviera ligure, la costiera amalfitana, la costa ionica della sicilia in particolare Taormina, la riviera romagnola. In seguito si aggiunsero altre località come la costa laziale nei pressi di Roma, la Puglia e la Sardegna si aggiunsero solo agli inizi del secolo.


Costa del Monte Conero

Si tratta di un’area marina protetta ancora in via di istituzione, secondo la legge 394/91; è situata nella Provincia di Ancona ed interessa i comuni di Sirolo e Numana, ed il tratto di costa che la riguarda fa parte del Parco Naturale Regionale del Monte Conero, il quale occupa una superficie complessiva di 5800 ettari.

Il Monte Conero è un promontorio alto 572 metri e si può considerare l’unico elemento che spezza la continuità delle coste sabbiose del Mare Adriatico, dal litorale triestino fino al Gargano; è inciso da cale ed insenature. In tutta la regione Marche i fondali possono essere considerati un prolungamento della pianura padana perché sono costituiti da sedimenti sabbiosi e fangosi di origine fluviale, che derivano dalla catena alpina e nord - appenninica; essi scendono uniformemente fino a 60 m di profondità nella zona a nord del Conero, e fino ad 80 metri nell’area ad est del promontorio. Intorno al promontorio abbiamo scogliere e fondali rocciosi, che ospitano comunità di alghe tra le quali, tipiche del Mediterraneo, Acetabularia e Cystoseira, mentre nella porzione esterna il popolamento algale è dominato da Ceramium e da Cladophora. Su questi fondali si trovano anche banchi di madrepore come Cladocora cespitosa; tra gli scogli e negli anfratti nuotano numerosi dentici, orate e saraghi, mentre le rocce sono colonizzate dai datteri di mare. Le coste rocciose calcaree che si affacciano sulla baia di Portonovo presentano, nella loro porzione più superficiale, insediamenti naturali di mitili.

Lungo le coste si sviluppa una vegetazione di tipo mediterraneo, con leccio dominante, associato a viburno, alloro, lentisco, fillirea e corbezzolo, oltre a molte altre specie, che rappresentano circa un terzo dell’intero patrimonio floristico delle Marche. Di grande interesse sono i residui di vegetazione costiera, come i cuscinetti di Euphorbia dendroides. La fauna terrestre è rappresentata in particolare dagli Uccelli, soprattutto quelli di passo. Oltre ai rapaci rari, come l’aquila minore, l’aquila anatraia minore ed il grillaio, da segnalare la presenza di grandi veleggiatori come le cicogne. Sono presenti anche diverse testimonianze delle civiltà antiche, come i reperti della civiltà picena conservati nell’Antiquarium di Numana. Sia a nord che a sud della zona protetta sono presenti due aree a forte urbanizzazione, che sono costituite rispettivamente dalla città di Ancona e dai centri di Sirolo e Numana; attorno a tutto questo complesso ruotano le attività economiche connesse all’ambiente costiero e dipendenti dalla presenza del mare: la pesca, il turismo, le attività ricreative balneari ed il trasporto marittimo, alle quali si affiancano le attività indirettamente connesse con la costa: il commercio, la manifattura e l’agricoltura.

La pesca riveste un ruolo di primo piano anche se è principalmente di tipo artigianale, con imbarcazioni di dimensioni ridotte che utilizzano diversi strumenti. I sistemi più praticati sono la pesca con reti da traino, che viene effettuata soprattutto con le reti volanti per i pesci pelagici (acciughe e sarde), e con vari tipi di reti a strascico per le specie demersali e di fondo (triglie, sogliole, merluzzi, molluschi, crostacei, ecc); la piccola pesca costiera, con reti da posta; la pesca delle vongole con le draghe idrauliche turbosoffianti, e la raccolta dei mitili, che viene praticata da pescatori subacquei.

Alla pesca si affianca l’acquacoltura, che, sebbene in crescita, presenta dei limiti dovuti soprattutto alle caratteristiche geografiche della costa marchigiana. Il turismo è uno dei principali settori trainanti della costa, che sostiene tutta una serie di attività come l’industria alberghiera, la ristorazione, la nautica da diporto, la pesca sportiva, le attività balneari; tutte queste attività, che gravano intorno alla stessa risorsa, possono in alcuni casi entrare in contrasto tra di loro, come per esempio la pesca professionale e la nautica da diporto, ma una gestione più integrata di queste attività potrebbe consentire una complementarietà tra di loro ed anche con la tutela delle risorse naturali costituite dall’insieme del mare e della costa di questa regione.

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La natura e il territorio

November 2nd, 2010 · No Comments

Oltre 80.000 ettari del territorio della Regione Marche sono tutelati da Aree Protette, pari a circa l’ 8% dell’intero territorio regionale. Un sistema di aree protette di notevole interesse e pregio naturalistico composto da 2 Parchi Nazionali, 4 Parchi Regionali, tra cui il Parco Naturale Regionale del Sasso Simone e Simoncello e 2 Riserve Naturali.
A queste aree protette istituite dallo Stato con la Legge n. 394/1991 e dalla Regione Marche con la Legge n. 15/1994, si aggiungono altre aree finalizzate alla conservazione della Natura come gli 80 siti Bioitaly (aree di interesse comunitario in base alla direttiva Habitat molte delle quali già inserite nel territorio delle aree protette istituite), le Aree floristiche protette (L. R. n. 52/1974) per la tutela della flora marchigiana, le ZPS (Zona di Protezione Speciale individuate in base alla Direttiva europea per la tutela degli Uccelli), le Oasi di Protezione della Fauna istituite dalle Province nell’ambito della pianificazione faunistico venatoria (L. R. n. 7/1995).
Tra le altre aree protette si segnalano infine le Oasi WWF nelle Marche, territori sottoposti a tutela per effetto di normative diverse e ricadenti o coincidenti con Parchi e Riserve regionali, la cui caratteristica comune è la gestione da parte dell’Associazione

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Una catena montuosa che si erge nel cuore dell’Italia. Un territorio dove la magia, la natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica ed irripetibile. E’ qui, nel regno della mitica Sibilla, che nel 1993 è nato il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con lo scopo di salvaguardare l’ambiente, promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile e favorire la fruizione ad ogni categoria di persone in modo da creare un “Parco per tutti”. Lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose specie endemiche sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica che, unitamente al fascino delle abbazzie e dei centri storici medievali, hanno contribuito a determinare un mondo antico e suggestivo.

Superficie: circa 70.000 ettari

Regioni: Marche e Umbria

Province: Ascoli Piceno, Macerata, Perugia
Comuni: Acquacanina, Amandola, Arquata del Tronto, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Fiastra, Fiordimonte, Montefortino, Montegallo, Montemonaco, Norcia, Pievebovigliana, PieveTorina, Preci, SanGinesio, Ussita, Visso

Residenti:13.200 - Anno di istituzione: 1993 - Gestore: Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Negli esseri viventi dei Sibillini è incarnato quello “Spirito selvaggio” che contribuisce a rendere indimenticabile ogni esperienza vissuta fra questi monti Qui la vegetazione tende, come d’incanto, a cambiare man mano che ci si sposta dallo zoccolo basale dei Sibillini, posto ad un’altitudine media di 500 m, alle cime più elevate. Fino a circa 1000 m predomina infatti il bosco di roverella, carpino nero e orniello, quindi la faggeta, prima mista e poi pura. Oggi però il limite della vegetazione forestale risulta essere intorno ai 1700-1750 m, ovvero circa 100 m inferiore a quello originario; ciò a causa dei tagli, effettuati in passato, per favorire lo sviluppo delle aree pascolive. Al di sopra del limite potenziale del bosco si sviluppano invece i pascoli primari o naturali dove si possono rinvenire specie assai rare e pregiate. Fra esse ricordiamo il genepì dell’Appennino (Artemisia petrosa ssp. eriantha), la stella alpina dell’Appennino (Leontopodium alpinum ssp. nivale) ed inoltre Viola eugeniae, Anemone millefoliata, Gentiana dinarica, Dryas octopetala; nei ghiaioni e nelle zone detritiche è inoltre possibile rinvenire Drypis spinosa ssp. spinosa, Isatis allionii, Linaria alpina, Robertia taraxacoides, ecc. Rilevante è anche la presenza di Ephedra nebrodensis nella Valnerina e di Carex disticha che, nel Pian Grande, ha una delle sue due uniche stazioni italiane. Anche la fauna è molto interessante. In particolare, fra i mammiferi ricordiamo il lupo, l’elusivo gatto selvatico, l’istrice, che diffusosi solo da qualche decennio, occupa le zone più termofile e il capriolo, che reintrodotto per la prima volta agli inizi degli anni ‘50 sta oramai definitivamente colonizzando l’intera area. Fra gli uccelli sono invece da ricordare l’aquila reale, che dall’istituzione del parco ha iniziato a nidificare anche in zone abbandonate da anni, l’astore e lo sparviero, tipici abitatori dell’ambiente boschivo e il falcone pellegrino. Fra gli strigiformi è invece presente il gufo reale, mentre fra i galliformi, la coturnice meridionale. Frequenti sono anche il gracchio alpino e quello corallino. Interessante è inoltre la presenza del piviere tortolino, del codirossone, del sordone, del fringuello alpino e del picchio muraiolo. Fra i rettili è particolarmente interessante la presenza della vipera dell’Ursini che sui M. Sibillini raggiunge il limite settentrionale di diffusione in Italia. Quanto agli invertebrati ricordiamo il chirocefalo del Marchesoni, endemico del lago di Pilato.
Bellezze naturalistiche, ma anche storia, tradizioni e un’immancabile aura di magia, caratterizzano alcuni luoghi più che altri. Per questo nel territorio del Parco possono essere distinti quattro differenti versanti: versante fiorito , versante storico , versante sacro , versante della magia.

il versante fiorito : comprende la zona più settentrionale del parco con i prati di Ragnolo dove, nel periodo estivo si possono osservare splendide fioriture di orchidee, liliace ed altre interessanti specie come la fritillaria dell’Orsini, il narciso o l’astro alpino. Nella valle del Fiastrone, impressionante forra scavata dalle acque, si trova la Grotta dei Frati antico e suggestivo eremo dei monaci Clareni, dell’anno mille. Risalendo lungo il fiume, a monte del lago di Fiastra, dove si rispecchiano le vette dei monti circostanti, si possono raggiungere la suggestiva valle dell’Acquasanta con le sue splendide cascate e la grotta dell’orso, toponimo che testimonia la passata presenza di questa specie anche sui Sibillini. Appartengono a questo versante i Comuni di: Acquacanina, Bolognola, Cessapalombo, Fiastra, Fiordimonte, San Ginesio.

Il versante storico dell’Alto Nera e delle sue Guaite
La tradizione vuole che Visso, oggi sede del Parco Nazionale, sia stato fondato ben 907 anni prima dell’era di Roma e che, dal suo riconoscimento come libero comune e fino all’ invasione napoleonica, fosse diviso in cinque distretti chiamati “Guaite” che comprendevano anche Castelsantangelo ed Ussita. Un territorio ricco di castelli e torri di vedetta, che ancora oggi caratterizzano la struttura di numerosi centri abitati, edificati dai valligiani per difendersi dalle ripetute incursioni dei Saraceni. Dal punto di vista naturalistico, in quest’area, risultano interessanti le Gole della Valnerina, scavate dall’impetuoso fiume Nera, che sono percorribili con l’auto, e il massiccio montuoso, di aspetto dolomitico, del M. Bove, dove si possono rinvenire tutte leassociazioni vegetali d’alta quota, tipiche dei Sibillini. Appartengono a questo versante i Comuni di:Castelsantangelo sul N., Pievebovigliana, Pieve Torina, Ussita, Visso.

Versante sacro : cuore di questo importante settore del parco è Norcia , patria di S. Benedetto patrono d’Europa, famosa per il suo splendido centro storico, la piazza con la chiesa (XIV-XVIII sec.) dedicata al Santo, il Duomo (XVIII sec.) ed altri interessanti edifici storici. Da qui partono le escursioni: alle “marcite”, originale sistema di irrigazione permanente dei prati realizzato, secondo alcuni, sin dai tempi dei Monaci Benedettini; ai Piani di Castelluccio, che sono costituiti da due ampie piane di origine carsica, in mezzo alle quali si erge l’omonimo centro abitato; all’Abbazia di S. Eutizio, fondata alla fine del V° secolo e divenuta famosa per la capacità dei monaci di curare i malati con le preziose e medicamentose erbe dei Monti Sibillini. Appartengono a questo versante i Comuni di Norcia e Preci.

Versante della magia : iSibillini nel medioevo erano conosciuti in tutta Europa come regno di demoni, negromanti e fate. Fra le numerose leggende le più famose sono quelle della Sibilla, “Illustre profetessa” che viveva in una grotta sita sull’omonimo monte e quella di Pilato secondo la quale il corpo esanime del famoso procuratore romano fu trascinato da alcuni bufali nelle acque rosseggianti del “demoniaco” lago, sito nell’alta incisione valliva che attraversa longitudinalmente il massiccio del Vettore. Poco distante si trova la Gola dell’Infernaccio, in cui aleggiano ancora i ricordi di antichi riti negromantici e suggestivo esempio dell’ erosione operata dal fiume Tenna sui calcari della zona. In tutto questo settore, unitamente a belle faggete d’alto fusto, vegetano alcune specie rare come la stella alpina e la genziana ed è possibile incontrare anche il lupo, l’astore e l’aquila reale. Appartengono a questo versante i Comuni di Amandola, Arquata del Tronto, Montegallo, Montefortino, Montemonaco

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è uno dei più grandi d’Italia. La varietà e la ricchezza naturalistica dei suoi massicci e dei diversi versanti, le suggestive testimonianze storico-architettoniche si riflettono in una moltitudine di proposte, itinerari e visite per tutte le stagioni dell’anno. Il Parco racchiude tre gruppi montuosi - la catena del Gran Sasso d’Italia, il massiccio della Laga, i Monti Gemelli - e si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande (2912 m). Su questa catena è presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone. Il territorio del Parco costituisce di fatto un “monumento europeo alla biodiversità”. Si tratta di un territorio di cerniera tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea, in cui si localizza la montagna più elevata dell’Appennino che racchiude l’unico ghiacciaio dell’Europa meridionale. La posizione geografica, l’altezza raggiunta dalle montagne, nonché la differente geologia dei rilievi: calcari e dolomie sul Gran Sasso e sui Monti Gemelli, arenarie e marne sui Monti della Laga, determinano una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica. Il Parco ospita numerose specie faunistiche e floristiche esclusive di quest’area, inoltre gli animali più rappresentativi dell’Appennino quali il lupo, il camoscio d’Abruzzo, l’orso, l’aquila reale o il biancone che evocano con forza una natura primordiale e selvaggia. La millenaria opera dell’uomo si è integrata in maniera armonica in questo superbo contesto ambientale arricchendolo ulteriormente. Antichi paesaggi agrari e pastorali quali i campi aperti, i mandorleti, i monumentali boschi di castagno, i geometrici orti fluviali, sono solo alcuni dei risultati del lavoro di generazioni di contadini e pastori. Ogni valle conserva ancora le sue antiche varietà colturali, gelosamente custodite come si deve a ciò che c’è di più prezioso dell’eredità dei padri. Si coltivano tuttora le lenticchie ad oltre 1500 m di quota, la pastinaca, lo zafferano, la solina, l’antico grano tenero conosciuto già in epoca romana, l’aneto o il coriandolo.Qui i prodigiosi tesori della natura convivono da millenni con l’altrettanto rilevante patrimonio culturale delle civiltà locali: un armonico equilibrio tra esperienze umane e forze naturali.
Borghi antichi, siti archeologici, castelli, santuari, abbazie, chiesette rupestri, eremi e grotte costellano i sorprendenti paesaggi montani del Parco, una natura eccezionalmente ricca di foreste, sorgenti, cascate, praterie, altopiani, vertiginose creste e impressionanti pareti rocciose. È un’immensa risorsa, fatta anche di artigianato, produzioni tipiche, enogastronomia e folklore, da tutelare, valorizzare e promuovere attraverso la messa a punto di intelligenti itinerari turistici culturali.
Queste carte introducono agli ambienti naturali e ai paesaggi più caratterizzanti del Parco, disegnando insoliti percorsi nella natura alla scoperta dei luoghi più magici e meglio conservati.

Il Parco Regionale del Monte Conero

Il Parco Regionale del Monte Conero è una tappa obbligata per chi vuole scoprire le bellezze naturali delle Marche; con i suoi paesaggi diversissimi, i suoi colori e il suo mare è uno dei luoghi meglio conservati dell’intera costa Adriatica. L’ingresso “principale” del Parco è a Sirolo, dove si trova il Centro Visite. Qui si possono trovare le guide del Parco (Centro di Educazione Ambientale) e programmare così escursioni e gite. Il Parco del Conero è stato istituito nel 1987 e copre quasi 6mila ettari di territorio; è sovrastato dal Monte Conero, le cui pendici sono ricoperte di macchia mediterranea a nord, di pinete a ovest. Un paesaggio di boschi e strapiombi di grande suggestione, puntellato da testimonianze artistiche e storiche importanti, come il fortino napoleonico o i monasteri benedettini e francescani. Da Sirolo, uno splendido borgo medievale a picco sul mare, uno dei percorsi più rinomati porta al “Passo del Lupo”, che sfiora stupende spiagge a ridosso di scogli a strapiombo; a Sirolo poi potete trovare il meglio della produzione del “Rosso di Conero”, rimomato vino Doc della zona. Da poco esiste un circuito che vi potrà portare a vedere le cantine delle aziende produttrici, con tanto di degustazioni. Vicino a Sirolo si trova poi Numana, un suggestivo centro sul mare che da qualche anno ha conosciuto un importante sviluppo turistico grazie al rifacimento del porticciolo. I colori e la trasparenza del mare di Numana hanno poco a che fare con l’immagine stereotipata dell’Adriatico; un mare pulito e trasparente, dai riflessi verdi e azzurrini, con spiagge curate e attrezzate ma lontane dal modello “riminese”. Alla scoperta del Parco del Monte Conero
Un promontorio che si tuffa nel mare: è il parco regionale del Monte Conero, lungo la costa adriatica in provincia di Ancona. Una perla nel cuore delle Marche. Il Parco regionale del Conero racchiude un terzo del patrimonio floristico di tutta la regione, per non parlare delle numerose specie di uccelli come: il gabbiano corallino, la poiana, il falco e il cormorano, in cui non è affatto difficile imbattersi. Le numerose insenature della costa offrono scorci caratteristici nei quali si insediano numerosi paesini.
A Portonovo, un antico villaggio di pescatori, è possibile ammirare la piccola chiesa di Santa Maria, esempio dell’architettura romanica, il fortino napoleonico e la torre di guardia che risale al ‘700, e la spiaggia dove ciottoli bianchissimi, fanno risaltare l’acqua cristallina che detiene anche il bollino blu. Poco distante da qui, arroccato sul monte, si trova Sirolo, perla del Conero, piccolo paese di origine medievale, dove spicca la Badia di San Pietro, donata ai benedettini nell’XI secolo e poi ritoccata dai Camaldolesi, ora adattata ad albergo. Il litorale è costellato da grotte, piccole insenature, e spiagge come quella delle Due sorelle, bandiera blu da oltre 10 anni. Ideale per una vacanza in famiglia, o per gli amanti dello shopping, un soggiorno a Numana con la sua lunga spiaggia sabbiosa e il vicolo della Costarella, luogo ideale per le compere e l’aperitivo, e per ammirare le opere dei pittori itineranti. Per una vacanza all’aria aperta, le esplorazioni del parco sono l’ideale. Tanti gli itinerari proposti, primo fra tutti un giro in bicicletta di 5 ore, alla scoperta degli angoli più suggestivi del Conero. Passeggiate per appassionati di trekking e per chi è meno allenato. Da visitare l’Abbazia di San Pietro, le numerose incisioni rupestri e le grotte romane sotterranee. Il Consorzio del parco fornisce tante informazioni e suggerisce itinerari adatti a tutte le esigenze.

aree protette

L’Oasi WWF Ripa Bianca di Jesi nasce nel 1997 come area didattica e naturalistica su iniziativa del Comune di Jesi in collaborazione con il WWF Italia a cui viene affidata la gestione. Nel 1998 la Provincia di Ancona istituisce sulla stessa area un’Oasi di Protezione della Fauna in base alla L. R. n. 7/1995 affidando la gestione sempre al WWF Italia. Nel 1999 la Regione Marche riconosce l’Oasi WWF Ripa Bianca di Jesi come CEA regionale ed avvia l’iter per la possibile istituzione di una Riserva naturale regionale. L’Oasi WWF Ripa Bianca di Jesi si trova lungo un tratto del fiume Esino con una estensione attuale di 15 ettari. Nonostante la ridotta superficie l’Oasi presenta una notevole diversità di ambienti come l’area fluviale, caratterizzata da una fascia di vegetazione ripariale, isolotti e aree di sponda ghiaiosi con vegetazione pioniera ed arbustiva, piccole zone umide, stagni ed il lago artificiale di notevole interesse ed importanza naturalistica, relitto di una passata attività estrattiva presente nell’area. Nella vegetazione arborea ai bordi del lago artificiale, costituita da pioppo nero e salici, si è insediata la più importante garzaia delle Marche dove nidificano nitticore, garzette e l’airone cenerino (unico sito di nidificazione accertato per le Marche per questo aldeide). All’interno dell’Oasi è in corso di realizzazione un progetto finanziato dall’Unione Europea con l’Obiettivo 2 per il recupero di una casa colonica con tecniche di bioarchitettura e l’applicazione di tecnologie per la produzione di energia alternativa anche con finalità didattiche. Presso il nuovo “Centro Natura” dovrebbero trovare sede il centro visite dell’Oasi, il centro recupero selvatici, il centro studi e ricerche, il centro di educazione ambientale, la sede regionale dl WWF Italia.

riserva naturale di montagna di torricchio e oasi wwf :Questa Riserva è la prima area protetta delle Marche, istituita nel 1977 dalla Stato per iniziativa dell’Istituto di Botanica dell’Università di Camerino e volontà dell’allora Presidente nazionale del WWF Italia, il March. Mario Incisa della Rocchetta, che donò l’area all’Università nel 1970 con un lascito finalizzato alla creazione di un’area protetta integrale. Dalla sua istituzione la Riserva Naturale è inserita nel Sistema nazionale delle Oasi WWF e posta sotto l’egida dell’Associazione Italiana per il WWF. La Riserva Naturale ha un’estensione di 371 ettari ed è gestita con l’esclusiva finalità della ricerca scientifica e di conservazione della natura. Situata tra Pievetorina e Montecavallo, in Provincia di Macerata, si presenta con un territorio ricoperto da pascoli punteggiati da cespugli, mentre il leccio, la roverella, il carpino nero ed il faggio caratterizzano le zone boschive. La fauna presente è quella tipica dell’Appennino rappresentata da lepre, scoiattolo, volpe, donnola, tasso, faina, e, tra l’avifauna, si riproducono nell’area protetta starna e coturnice

riserva naturale abbadia di fiastra : istituita nel 1984, la Riserva ha un’estensione di 1867 ettari ed è suddivisa in tre aree. La prima, “la Selva”, comprende un bosco di cento ettari con prevalenza di cerro ma dove si incontrano anche altre specie vegetali come la roverella, la farnia, l’acero campestre e l’olmo; questa area riveste una notevole importanza scientifica in quanto è l’unica testimonianza, di tale estensione, del tipo di foreste che ricoprivano anticamente queste colline. La seconda area è la riserva antropologica caratterizzata dal complesso dell’Abbazia, dal fiume Fiastra e dai campi coltivati. La terza infine è la zona di protezione, vero e proprio filtro tra la Riserva e il territorio circostante, prettamente agricolo. Faunisticamente la riserva è ideale per l’osservazione del capriolo, reintrodotto alcuni anni fa, ma sono presenti anche il tasso, la donnola, la faina e numerose altre specie grazie anche alla diversificazione degli ambienti presenti.
La Riserva Naturale dell’Abbadia di Fiastra nasce dall’impegno della Fondazione Giustiniani Bandini, titolare dell’area, e dalla collaborazione con il WWF Italia. Nel periodo compreso tra il 1987 e il 1997 la riserva era inserita nel Sistema nazionale delle Oasi e Riserve del WWF e posta sotto l’egida dell’Associazione.

parco naturale regionale sasso simone e simoncello : i l Parco è stato istituito nel 1994 ed è operativo dall’Agosto 1996; si tratta di un’area protetta dell’estensione di 4847 ettari compresi nella Provincia di Pesaro, ai confini con la Regione Toscana. I due Sassi, simboli del Parco, insieme al vastissimo bosco di cerri, carpini, faggi che li circonda ed al rilievo del Monte Carpegna, sono le principali emergenze di questo territorio dove natura incontaminata e storia millenaria rivestono ruoli primari. La fauna del Parco presenta specie di elevato interesse quali il Falco Pellegrino, l’Astore mentre il Lupo ha recentemente aumentato la frequenza delle sue visite grazie alla disponibilità di prede naturali quali Caprioli, Cinghiali e Daini

parco naturale regionale del monte san bartolo : istituito nel 1994, ma operativo dal 1997, il Parco si estende per 1600 ettari, lungo il tratto di “costa alta”, o meglio detta falesia, compresa tra Gabicce e Pesaro, per una lunghezza di 10 km ed una quota massima di 200 m, quella appunto del Monte San Bartolo. La vegetazione comprende specie appartenenti alla tipica macchia mediterranea come l’alaterno, la fillirea e la smilacea. In primavera, dal promontorio del San Bartolo, si assiste al passo dell’avifauna migratrice, soprattutto rapaci mentre la spiaggia, ciottolosa, presenta una tipica fauna di molluschi e crostacei. L’Area Protetta, oltre che dal punto di vista naturalistico, riveste una grande importanza storica per la presenza dell’area archeologica di Colombarone, dei centri medievali di Gabicce Alta, Casteldimezzo, Fiorenzuola e Santa Marina e delle numerose ville rinascimentali.

parco naturale regionale gola della rossa e di frasassi : il parco, istituito nel 1997, si estende per oltre 9000 ettari nel tipico paesaggio appenninico, fatto di rilievi calcarei profondamente incisi da strette gole: la Gola di Frasassi, dove il carsismo ha prodotto le famose grotte, la Gola della Rossa, altrettanto suggestiva e la Valle Scappuccia L’area protetta è inserita in un contesto di grande valore non solo ambientale e naturalistico ma anche storico e architettonico. La vegetazione dei versanti assolati delle gole è caratterizzata da specie mediterranee come il terebinto, la fillirea ed il corbezzolo mentre i versanti esposti a nord presentano, insieme ad orniello e carpino nero, il leccio e l’alloro; il cerro, la roverella, il carpino nero e, alle quote più elevate, il faggio caratterizzano i boschi misti del Parco. La fauna comprende numerose specie protette come il lupo, l’aquila reale ed il gatto selvatico

oasi WWF bosco di frasassi : si tratta di un Oasi di protezione, posta all’interno del Parco Regionale della Gola della Rossa e Frasassi, gestita dal WWF; è stata istituita nel 1997 e presenta una estensione di 4,5 ettari anche se per i prossimi anni è previsto un ampliamento a 15 ettari. Ci troviamo in un ambiente boschivo compreso tra i 500 e 600 m di quota caratterizzato da carpino nero, carpino bianco, roverella e nocciolo mentre meno frequentemente si incontra l’orniello, l’acero di monte e quello campestre ed il faggio. Gli arbusti sono ben rappresentati dalla rosa selvatica, dal prugnolo, dal caprifoglio peloso, dalla coronilla, dal ginepro ossicedro e da quello comune, e nell’oasi è di particolare interesse la esistenza di una stazione relitta di alloro. La zona è sottoposta anche a vincolo archeologico in quanto custodisce testimonianze del Neolitico, del periodo celtico e dell’età romana.

Le Grotte di Frasassi

Possiamo affermare con certezza che una sistematica ricerca di speleologi e geologi nella zona di Frasassi ha avuto inizio nel 1948, grazie all’attività del Gruppo Speleologico marchigiano di Ancona. Si deve ricordare tuttavia che anche nel periodo tra le due guerre vi furono alcune esplorazioni e ricerche di studiosi di preistoria e di scienze naturali, ma furono episodi sporadici. Proprio nel 1948, e precisamente il 28 giugno, Mario Marchetti, Paolo Beer e Carlo Pegorari del suddetto Gruppo Speleologico scoprirono l’ingresso della Grotta del Fiume. Numerose altre esplorazioni e scoperte si avranno nella zona, grazie ai Gruppi Grotte del Club Alpino Italiano (C.A.I.) di Jesi e di Fabriano. Nel 1966 un componente del Gruppo Speleologico fabrianese, Maurizio Borioni, troverà all’interno della Grotta del Fiume un’ulteriore diramazione, della lunghezza di oltre un chilometro. Da questo momento le esplorazioni e le ricerche divennero più assidue ed entusiastiche. Cinque anni dopo, nel luglio 1971, una nuova scoperta. Stavolta sono alcuni giovani jesini a trovarsi di fronte ad una stretta apertura da cui fuoriesce una notevole corrente d’aria. Essi sono Armando Antonucci, Mauro Brecciaroli, Mauro Coltorti, Mario Cotichelli, Massimo Mancinelli, Giampiero Rocchetti e Roberto Toccaceli. Lavorano per circa un mese ad ampliare lo stretto passaggio, e il primo agosto successivo oltrepassarono quella che sarà definita la “Strettoria del tarlo”. Si apriranno così alla meraviglia dei giovani circa cinque chilometri di nuove cavità, con un insieme di cunicoli, pozzi e imponenti gallerie, all’interno delle quali troveranno tracce animali conservate attraverso i millenni. Le scoperte di questo anno fortunato non finiscono quì. La prima traccia della scoperta più rilevante, quella della Grotta Grande del Vento, si avrà il 25 settembre dello stesso 1971, quando Rolando Silvestri del Gruppo Speleologico Marchigiano Club Alpino Italiano di Ancona, attraversando le pendici nord del monte Vallemontagnana, scoprì un piccolo imbocco. Con l’aiuto di alcuni amici riuscì ad aprire un varco in una piccola sala. Alla delusione per la piccola scoperta si accompagnò quasi subito la speranza che ci fosse in vista qualcosa di ben più grande.
Nella piccola sala, infatti, vi erano numerose aperture da cui fuoriuscivano correnti d’aria. Dopo una faticosa opera di scavatura, che durerà alcuni giorni, s’inoltrarono in una strettoia e di qui scivolarono in direzione del ciglio di un vuoto. Gettarono un sasso nel vuoto e si resero conto dell’ampiezza e della profondità della grotta. Il loro calcolo, non lontano dal vero, fu di oltre cento metri.
Una scoperta incredibile, che creò grande entusiasmo tra i membri del gruppo. La meravigliosa Grotta Grande del Vento fu consegnata così all’ammirazione dell’uomo.
Il problema diventò a quel punto per loro cercare di penetrare nella cavità e raggiungere il fondo. In tempi rapidi si munirono della necessaria attrezzatura e, con una nuova spedizione, si calarono nell’enorme grotta sottostante cui sarà dato il nome di “Abisso Ancona”. Le luci degli speleologi anconetani misero subito in evidenza lo splendore e la singolare bellezza di questo nuovo ambiente. La scoperta fu diffusa e fatta conoscere anche attraverso la stampa.
Proseguirono poi e si intensificarono le attività del Gruppo Speleologico di Jesi e del Gruppo anconetano, il primo nella Grotta del Fiume e il secondo nella Grotta Grande del Vento. Loro obiettivo era quello di trovare la congiunzione, la via di comunicazione tra le due cavità che essi ritenevano dovesse necessariamente esserci. La loro convinzione e la loro faticosa ricerca sarà realizzata circa due mesi dopo, l’8 dicembre, ma saranno alcuni speleologi del C.A.I. di Fabriano a portarsi sulle tracce degli speleologi anconetani nella Grotta Grande del Vento. Essi diedero anche un nome a quel passaggio: “Condotta dei fabrianesi”. Le due enormi grotte diventarono così, d’ora in poi, un enorme labirinto di ambienti sotterranei che si susseguono incessantemente per oltre tredici chilometri. Soltanto gli speleologi, con attrezzature particolari e non senza talune difficoltà, sono in grado di esplorare nella sua interezza questo stupendo mondo sotterraneo; agli altri non restano che le foto, pur bellissime. Sul finire del 1972 venne costituito il “Consorzio Frasassi”, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare le grotte di Frasassi e il territorio comunale entro cui si trovano. Il Consorzio venne costituito tra il Comune di Genga e la Provincia di Ancona. Fu costruita una galleria artificiale di oltre 200 metri, che conduceva all’ingresso della Grotta Grande del Vento, e poi all’interno fu tracciato un comodo percorso di circa 600 metri. Si diede incarico a Cesarini di Senigallia di curare l’illuminazione ed egli lo fece magistralmente. Si erano così realizzate le condizioni minime per rendere accessibile ai turisti una delle parti più belle della Grotta Grande del Vento.
L’apertura risale al 1° settembre 1974; da allora numerosi turisti continuano a visitare questi luoghi incantevoli in cui possono apprezzare la bellezza, lo splendore e la maestosità della natura.

L’ origine della “Gola di Frasassi”

Dai rilievi geomorfologici risulta che la paleo-geografia dell’area era costituita da corsi d’acqua principali con direzione SW-NE che dalle pieghe appenniniche, con alvei rettilinei, si immettevano nel mare Adriatico. Contemporaneamente i loro affluenti, inseriti nelle sinclinali e lungo le linee di vecchie faglie, avevano un andamento idrografico perpendicolare ai primi.
La regressione della linea di costa e il perdurare delle spinte orogeniche, che sollevavano gli Appennini, incrementarono l’azione erosiva dei corsi d’acqua principali, i quali ampliarono il loro bacino imbrifero attraverso catture fluviali lasciando negli alvei abbandonati valli relitte parallele. L’attuale reticolo idrografico, che può sembrare complicato da un’apparente indipendenza dei corsi d’acqua, è invece riconducibile ad uno schema evolutivo caratterizzato da catture fluviali successive. E’ in questo meccanismo particolare che possono rientrare l’origine e la formazione della Gola di Frasassi e della Gola della Rossa. Dunque l’apertura e l’evoluzione della Gola di Frasassi sono state realizzate dal taglio progressivo del rilievo calcareo spartiacque costituito da Monte Valmontagnana - Monte Frasassi, lungo i versanti del quale scorrevano corsi d’acqua diametralmente opposti che, integrati sia dalle fratture della roccia sia da un particolare e grandioso carsismo, hanno reso possibile la cattura delle acque del bacino imbrifero dell’entroterra appenninico, originando l’attuale assetto idrografico.Il torrente Sentino e le acque sulfuree

Il complesso montuoso Monte Valmontagnana - Monte Frasassi è caratterizzato da un motivo geologico a pieghe, con un’ampia anticlinale calcarea corrispondente al rilievo orografico, e da strette sinclinali che corrispondono a valli e pianure (area di Pianello di Genga - area di S. Vittore Terme). Su queste strutture geologiche, dopo gli eventi orogenici e agevolata da faglie e diaclasi, si è inserita la circolazione idrica superficiale costituita dal torrente Sentino e dal ruscellamento e dilavamento ad esso collegato.
Questi corsi d’acqua, ostacolati dal complesso montuoso di Frasassi, hanno formato, all’inizio del Pleistocene, un grande lago all’altezza di Pianello di Genga e filtrando in profondità attraverso le fratture della roccia calcarea, hanno raggiunto i sottostanti depositi Evaporitici Riabliani costituiti da salgemma, gessi e livelli bituminosi (Agip pozzo Burano). Attraverso millenni le acque ristagnanti nell’area di Pianello - Genga, agendo in profondità e sottoposte a notevoli pressioni idrostatiche, hanno provocato la soluzione degli Evaporiti Riabliani, sciogliendo salgemma e gesso, scomponendo quest’ultimo in bicarbonato di calcio e acido solfidrico (acque sulfuree). Con questi meccanismi le acque, arricchitesi in profondità di sali minerali, sbarrate da terreni impermeabili, sono risalite lungo i piani di faglia, in obbligo alla legge dei vasi comunicanti, manifestandosi con sorgenti e ruscellamenti, in località S. Vittore Terme, dove la superficie topografica è più bassa del bacino che le alimenta.

Genesi delle Grotte di Frasassi

Risalita attraverso lo sciame di diaclasi e faglie, l’acqua mineralizzata (individuata attualmente dove scorre il fiume Sentino) si è incontrata con l’acqua più fredda proveniente dalla percolazione superficiale e soprattutto dalla falda di subalveo del fiume Sentino.
In questi piani di faglia e nelle disgiunzioni del Calcare massiccio ha avuto origine il complesso carsico Grotta grande del vento. Difficile è stabilire la data certa della sua formazione. Considerato, comunque, che l’elemento base è l’acqua sulfurea e che questa ha potuto risalire unicamente quando il Calcare massiccio è stato spezzato e tagliato dalle faglie, nella valutazione dell’età di questi eventi post-orogenici, avvenuti nel Pliocene Superiore, è possibile affermare che l’origine delle prime sale possa essere datata ad un milione quattrocentomila anni fa. In quel periodo il Sentino aveva il suo alveo molto più alto rispetto all’attuale posizione e tutta l’idrografia era più alta di due-trecento metri: è a questa quota che si incontravano, all’interno della montagna, lungo i piani di faglia, l’acqua artesiana mineralizzata e l’acqua più fredda del torrente Sentino: dal loro connubio avvenivano la dissoluzione del calcare ed il deposito del gesso. Possiamo osservare che quando il fiume Sentino era ad una quota di 250 metri più alta (testimoniata dall’incisione sulle pareti della Gola di Frasassi a varie quote) il suo regime era saltuario e, in periodi autunnali e primaverili, le piene avevano una notevole forza erosiva data l’elevata pendenza dell’alveo, così le acque incidevano rapidamente la roccia e il suo letto si abbassava molto velocemente; di conseguenza, abche l’idrografia sotterranea, che si raccordava con il Sentino, subiva un abbassamento altrettanto veloce originando, all’interno, un carsismo con condotte verticali e piccole sale, non riuscendo in questi casi a lasciare depositi di gesso per il breve stazionamento della zona di reazione. Tutto questo è stato riscontrato nella realtà, infatti le cavità carsiche a quota 250 metri sono di modeste dimensioni, isolate e poco appariscenti. Man mano che il torrente Sentino seguitava a scendere di quota per l’intensa erosione, l’acqua del fiume tendeva ad essere meno impetuosa e meno veloce: conseguentemente l’idrografia sotterranea si abbassava più lentamente rispecchiando esattamente la situazione d’equilibrio del fiume. La zona di reazione tra acqua sulfurea e le acque fredde del torrente stazionavano sempre più a lungo alla stessa quota permettendo la formazione di quel complesso di sale grandiose che oggi ritroviamo. Dove il livello di risalita dell’acqua sulfurea era superiore all’alveo del Sentino si formavano, convergenti verso il torrente, condotte sub-orizzontali di raccordo idrografico. La struttura base del complesso ipogeo di Frasassi è costituito da 6-8 livelli sovrapposti che rappresentano cicli erosivi del Sentino in lunghi periodi geologici.

Le concrezioni

Le stalattiti, le stalagmiti, le colate calcetiche ed i laghetti cristallizati, che rappresentano la componente più bella delle grotte, sono l’espressione finale del lungo lavoro svolto dall’acqua piovana sulla roccia. Infatti, se i calcari sono fessurati, l’acqua di precipitaizone meteorica che penetra attraverso la superficie del terreno circola all’interno delle rocce seguendone le fessure, poiché nell’acqua è sempre presente una certa quantità di CO2 il calcare viene parzialmente sciolto e le fessure vengono allargate là dove la circolazione dell’acqua è maggiore. Il Calcare massiccio, nella zona di Frasassi, è ampiamente ricoperto da terreni impermeabili e semipermeabili (Monte Valmontagnana); l’acqua piovana non si infiltra uniformemente nella zona ma lungo gli strati e lungo le fratture: qui trasforma il carbonato di calcio della roccia in bicarbonato di calcio, il quale è solubile. All’interno della grotta, il processo chimico tende ad invertirsi: il continuo stillicidio causa la cessione dell’anidride carbonica dall’acqua all’aria, il bicarbonato, ceduta la CO2, diviene insolubile e si deposita producendo splendide concrezioni; sulla volta delle sale si formano splendidi depositi calcitici chiamati “stalattiti”, nate da un piccolo cilindro di calcite cavo all’interno del quale inizialmente, passava la goccia, poi sono cresciute enormemente con il dilavamento esterno.
Le concrezioni alla base delle sale si chiamano “stalagmiti”, che sono il risultato dell’impatto delle gocce sul terreno. Queste presentano varie forme non sempre compatte. Nella Grotta grande del vento, data la vastità degli ambienti, per il notevole percorso fatto dallo stillicidio che cade dalla volta, l’acqua diviene molto satura e oltre a depositare carbonato di calcio nel punto d’impatto, incrosta a raggera l’area circostante. Questo meccanismo ha permesso la formazione di stalagmiti giganti (il gruppo dei giganti, il castello, l’obelisco) che tendono a crescere e ad allargarsi a raggera perchè via via catturano lo stillicidio più esterno. Quando le concrezioni con il passare del tempo, si accrescono enormemente possono unirsi per formare colonne di forme e colore diversissimi. L’acqua può dilavare la roccia (allora si potranno formare colate calcitiche) o può ristagnare e formare laghetti che tendono a saturarsi e ricoprirsi don druse. Nella Grotta grande del vento estesi depositi di gesso vengono sciolti dal continuo stillicidio nei piani superiori. Di conseguenza, l’acqua di percolazione, persa la CO2 e carica di sale di carbonato di calcio, sciogliendo il gesso presente nelle sale superiori, si trova eccezionalmente soprasatura e cola cristallizzando con calcite purissima su laghetti quasi orizzontali. Questa particolarità si riscontra nelle concrezioni dei Giganti e nel laghetto cristallizzato (Abisso Ancona), nel Canyon e nella sala della Candeline. Infine, nella parte più remota del complesso carsico, le pareti sono ricoperte da una fitta rete di vermiculazioni argillose, denominate “pelli di leopardo” per la loro particolare morfologia.

La zona di Frasassi, poco fuori Genga, ha nascosto per secoli il più ampio e interessante panorama speleologico d’Italia. Oltre 13 chilometri di grotte, di cui quasi due chilometri visitabili.
Genga, come molti altri paesi dell’ anconetano, nasce intorno ad un castello, il quale conserva ancora gran parte delle mura di difesa edificate via via che l’abitato si ampliava.
Le origini del Castello di Genga si perdono nel tempo. Ci sono delle teorie che riporterebbero le origini ai tempi del re Pirro ma si hanno notizie storiche solo a partire dal 386 a.C., quando gran parte di questo territorio fu invaso dai Galli Senoni, che cacciati nel 283 a.C. dai Romani, fondarono vari nuclei abitativi tra i quali sicuramente il più importante è quello costituito dall’ attuale città di Senigallia.
Ci si arriva in pochi minuti da Fabriano o da Sassoferrato. Da sempre, possiamo dire, le grotte scavate dal Sentino nella roccia calcarea hanno convissuto con l’uomo, fin dalla preistoria, di cui si conservano ancora diverse testimonianze.Nelle ampie grotte ai piedi della gola è stata costruita la cappella di S.Maria Intra Saxa, appartenuta nel medioevo ad un monastero benedettino. La prima grotta esplorata fu quella del Fiume nel ‘48 e poi nel ‘71 la grande scoperta; la grotta del Grande vento.Dal piazzale d’ingresso si inizia il percorso; dopo un breve passaggio artificiale si arriva al complesso carsico, formato da diversi passaggi, con stalagmiti e stalattiti di forme fantastiche, cui vengono dati i nomi più strani; “la cascata”, “il gigante”, “il pagliaio”. Dalla Grotta del Grande Vento (Sala Abisso Ancona) si passa progressivamente alla Sala Duecento, delle Candeline, dell’Orsa, dell’Infinito. L’Abisso Ancona è una enorme cavità, tra le più grandi in Europa e nel mondo, che potrebbe tranquillamente contenere il Duomo di Milano grazie ai suoi 200 metri di altezza, 180 di lunghezza e 120 di larghezza. Nel fondo della cavità sono ammassati enormi blocchi di pietra, risultato dei crolli che si sono susseguiti nel corso dei millenni e che hanno dato origine a quello che, in onore dei primi speleologi che 25 anni fa si sono affacciati dalla sua sommità, è stato denominato “Abisso Ancona”. Il viaggio nel cuore della montagna attraverso le varie sale è un’esperienza assolutamente unica.

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Le terme nelle marche

November 2nd, 2010 · No Comments

le MarcheUna terra dolce e serena, quella marchigiana, luogo ideale per il relax, stretta dalla catena appenninica da un lato e dalla costa adriatica dall’altro, la regione è caratterizzata da una serie di armoniose colline delimitate da numerosi corsi d’acqua tra loro paralleli. Marecchia, Foglia, Conca, Metauro, Esino e poi Musone, Potenza, Chienti, Tronto, sono solo i principali dei numerosi fiumi che, prima di perdersi nell’Adriatico, provocano cascate e rapide, segnano il territorio con impressionanti forre e spettacolari gole come quelle del Furlo, di Burano, della Rossa e di Frasassi, di Pioraco, del Fiastrone, dell’Infernaccio, solo per citarne alcune. L’acqua pura e limpida, o anche fangosa, bollente, ricca di preziose sostanze minerali, è la vera protagonista anche nel sottosuolo.Legati ad antiche leggende frutto della fantasia popolare,i cosidetti ” bollitori“, frequenti nello jesino, altro non sono che vulcanelli di fango o salse, sorgenti di gas che trovano la loro via di fuga in strati argillosi imbevuti d’acqua.Altrove i fiumi si inabissano e sfogano la propria forza sottoterra, dando luogo a grandiosi ambienti ipogei come nelle grotte di frasassi, o formando piscine naturali come nelle grotte di acquasanta terme, dove l’azione solvente del Tronto provoca una fuoriuscita di acqua solforosa a 38° C utilizzata fin dall’epoca romana per bagni, fanghi e terapia sudatoria.

Nelle Marche si è coniugato l’incanto di una natura quasi incontaminata e l’illustre passato di una terra unica per suggestioni e cultura con la funzionalità e la comodità delle moderne strutture ricettive, dotate di tutte quelle strutture che sono alla base del cosidetto termalismo del benessere o fitness. L’imperativo degli stabilimenti terrmali marchigiani è infatti quello di riavvicinare la persona alla natura, privilegiando un modo di vivere sano.

Grazie alle spiccate proprietà benefiche e curative, le sorgenti minerali presenti nelle Marche vengono utilizzate sia per cure idropiniche nei centri termali, che per l’imbottigliamento e sono indicate, oltre che per i disturbi digestivi, otorinolaringoiatrici,respiratori, cutanei, ginecologici, artroreumatici, vascolari, renali, anche per problemi di dermocosmesi e di medicina estetica. La capacità terapeutica dell’antica medicina termale è infatti da lungo tempo dimostrata, tanto da essere definita ” medicina tradizionale del continente europeo ” dall’Oraganizzazione mondiale della Sanità. Centri estetici con solarium, palestre, idromassaggi, piscine idrotermali, saune , Beauty farm ispirate ai più moderni orientamenti di medicina estetica, centri specializzati in dietologia e problemi sulle intolleranze alimentari, ambulatori di riabilitazione, terapia fisica e Medicina dello Sport, oltre ad una vasta gamma di di attività sportive e culturali e a spazi appositamente attrezzati e riservati ai bambini, consentono di soddisfare ogni tipo di richiesta e di raggiungere quell’equilibrio naturale che è il prezioso frutto di uno stato di armonia psico-fisica.

terme di montegrimano

lerme di montegrimanoMontegrimano Terme, anticamente “Castrum Montis Grimani”, è situato in Provincia di Pesaro e Urbino, nella Valle del Conca e vicinissimo alla Repubblica di San Marino. Posto a 600 metri sul livello del mare offre un’aria purissima, un clima dolce e temperato e la quiete serena allietate dalle carezze della brezza marina e dagli aromi della montagna. Il suo orizzonte sempre terso si estende sino al mare che lontano palpita nell’eterno azzurro, mentri i dintorni offrono incantevoli e pittoreschi panorami La torre quattrocentesca
fatta costruire dai Montefeltro nel secolo XIV si trova quasi al centro della piazzetta, isolata dalle case, caratteristica che la distingue rispetto alle altre del Montefeltro e di quelle del resto dell’Italia Montegrimano, antico castello medioevale del Montefeltro, già roccaforte dei conti e dei duchi di Urbino, conserva ancora oggi la struttura nel nucleo del paese, disegnando una spirale attorno alla cima che si stringe attorno al Maschio del Castello, trasformato in Torre Civica.
Le sorgenti minerali di Montegrimano erano note già in età romana; infatti, in varie epoche vennero scoperte vasche di raccolta ed altre strutture edilizie di matrice romana presso la zona termale. Numerose sono le citazioni in opere importanti dei secoli precedenti che attestano le benefiche proprietà delle acque: furono riportate dal chimico Andrea Bacci, archiatra della Corte Pontificia, nel suo “ De Thermis del ‘500 “, dal medico scienziato Mengho Bianchelli nel suo “De Balneis” del ‘600, dall’umanista Giovanni Hercolani in uno dei suoi famosi epigrammi, fino al più recente trattato sulle acque minerali d’Italia del 1923 redatto dai Professori Vinci e Finali. Nel XVI secolo Montegrimano era già famoso ed invidiato per sue fonti. Dal 1900 in poi, anno in cui venne inaugurata la prima “stagione idroterapica” di Montegrimano, furono condotte numerose analisi su queste acque, tutte comprovanti le loro speciali qualità salutistiche

. Acqua Alcalina
L’acqua alcalina ha azione diuretica e leggermente lassativa, viene utilizzata principalmente per cure idropiniche, inalatorie e irrigazioni, nella calcolosi renale ed epatica e nelle forme infiammatorie croniche del tubo digerente.

Acqua Salsobromoiodica
L’acqua salsobromoiodica contiene una grande quantità di cloruro di sodio, oltre al litio, bromo, iodio, magnesio, ed altri elementi viene utilizzata negli stati infiammatori cronici e recidivi (reumatismi, traumi articolari, etc.)

Acqua Sulfurea
L’acqua sulfurea dove prevale lo zolfo oltre ad altri elementi come calcio e ferro viene utilizzata per cure inalatorie e irrigazioni, nella dermatosi, per la sordità rinogena, nelle affezioni respiratorie (riniti, sinusiti, faringiti, etc.)

acquasanta terme

le marcheLa Storia
Nella prima metà dell’Ottocento si scoprirono nella località i resti delle antiche Terme citate da Tito Livio e molto frequentate nell’antichità. Carlo Magno, in viaggio per raggiungere Roma e la corte papale, vi soggiornò per alcuni giorni. La struttura termale della piccola località rimase a lungo assai semplice, composta “da una vasta vasca naturale, in cui possono comodamente bagnarsi un 200 persone”. La vasca di cui parla lo Schivardi raccoglieva l’acqua zampillante da una sorgente, per poi allargarsi e penetrare all’interno del monte che sovrasta il fiume Tronto; “nessun comodo!” lamenta lo Schivardi, anche se occorre precisare che già dal 1870 veniva utilizzato uno stabilimento termale e una ulteriore piscina era usata dai sofferenti di malattie cutanee. “Quanto all’aria che vi spira - diceva ancora lo Schivardi - quando spirano in quel luogo venti nordici succede uno sprigionamento di gas acido solfidrico così rapido che forma una colonna di denso fumo, che investe i contorni annerendo l’argento, il piombo e le false dorature. Narrasi pure che una signora che faceva uso di belletto dopo un bagno diventò nera”.

L’Acqua e le Cure
Le terme, che utilizzano acqua sulfurea, sgorgante a 30 C°, attualmente sono fornite di moderni reparti di cura per le affezioni artroreumatiche, broncoasmatiche, della sordità rinogena, dermatologiche. Nello stabilimento termale di Acquasanta si praticano le terapie inalatorie (inalazioni, aerosol, polverizzazioni), la ventilazione polmonare, le docce nasali. Il reparto otorinolaringoiatrico si avvale di medici specialisti e vi si effettuano anche le insufflazioni endotimpaniche per la cura della sordità rinogena. Nel reparto fangobalneoterapico l’applicazione del fango avviene in camerini dotati di doccia e vasca con idromassaggio. Vengono inoltre praticate cure fisioterapiche e riabilitative che si avvalgono di un nuovo reparto dotato di una piscina con acqua termale sulfurea.

Indicazioni terapeutiche
- artropatie ad impronta infiammatoria, dismetabolica e degenerativa
(poliartrite croniche, esiti di reumatismo articolare, artropatie uricemiche
e in obesi, artrosi. di traumi)
- miositi, nevriti
- malattie croniche dell’apparato respiratorio
(riniti, faringiti, sinusiti, laringiti, bronchiti, sordità rincena)
- malattie dell’apparato digerente e del fegato
(gastriti, cauti, stipsi, congestione epatica, insufficienza epatica)
- malattie del ricambio (diabete, gotta, obesità).

Cure termali
bagni, fanghi, grotte, inalazioni, aerosol, insufflazioni endotubariche, bibite, irrigazioni vaginali.

L’Attrezzatura
Le nuove terme hanno mantenuto la consuetudine della piscina, attualmente coperta e circondata da un vasto parco. La località, molto tranquilla (le terme sono di poco distanti dal centro dell’abitato) è inserita nel perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Innumerevoli sono i percorsi che si offrono agli appassionati di trekking o di mountain-bike. Si segnalano il Bosco della Martese, il Lago di Campotosto e di Scandarello. Percorrendo la Salaria lungo il corso del fiume Tronto è relativamente facile raggiungere Ascoli, oppure spingersi fino al Mare Adriatico (km 40), la cui costa è sempre ricca di attrattive turistiche e balneari. Il traforo di Forche Canapine collega rapidamente la provincia ascolana con i più caratteristici centri dell’Umbria, quali Norcia, Castelluccio, Spoleto. La ricettività alberghiera, assicurata anche dall’Albergo Italia, direttamente collegato con i reparti di cura, è più che sufficiente

terme di carignano

Le Terme di Carignano sono situate tra le verdi colline delle campagne fra Fano e Pesaro, a pochissimi chilometri dal mare, immerse in un meraviglioso parco naturale. Le proprietà benefiche delle acque che vi sgorgano hanno fatto di questo centro termale un punto di riferimento per tutti coloro che, in un ambiente rilassante e tranquillo, vogliono trarre il massimo beneficio dalle molteplici qualità di queste acque. La breve distanza dal mare terme carignanorende il clima di questa zona mite e temperato, e consente di associare le cure termali con quelle marine. Il loro nome e quello dell’area circostante derivano dall’antica famiglia dei Da Carignano ricordata anche da Dante.

Le proprietà delle acque che vi sgorgano hanno fama ormai secolare. All’interno del parco sgorgano differenti tipi di acque: solforosa, salso-bromo-iodica, bicarbonato-alcalino-magnesiaca. Ai fini di un corretto utilizzo delle acque e delle loro proprietà, il ciclo di cure non dovrebbe essere inferiore ai dodici giorni previsti. L’intervallo tra le singole cure varia dai dieci ai quindici minuti. Attualmente viene utilizzata l’acqua denominata “Beatrice”, classificata come salso-bromo-iodica sulfurea. I tipi di cure effettuati sono: - CURE INALATORIE (affezioni delle alte e basse vie respiratorie) - CURA PER LA SORDITA’ RINOGENA CONVENZIONI SANITARIE Le Terme di Carignano sono convezionate con il Servizio Sanitario Nazionale. Per poter accedere alle cure è necessaria l’impegnativa del medico di base o dello specialista dell’Unità Sanitaria Locale con l’indicazione della diagnosi e del tipo di cura da effettuare. La visita medica di ammissione alle cure è obbligatoria e gratuita per tutti coloro che sono in possesso di impegnativa. ELENCO DELLE PATOLOGIE CHE POSSONO TROVARE REALE BENEFICIO DALLE CURE TERMALI Le cure possono essere: INALATORIE per: sindromi rinosinusitiche-bronchiali croniche; bronchiti croniche semplici o accompagnate a componente costruttiva; rinopatia vasomotoria; sinusiti croniche. SORDITA’RINOGENA per: stenosi tubariche; otiti catarrali croniche; otiti croniche purulente non colesteatomatose.

Indicazioni terapeutiche
- malattie dell’apparato digerente e del fegato (gastriti, dispepsie,
coliti, stipsi, congestiane epatica, insufficienza epatica, colecistiti, calcolosi, angiocoliti)
- malattie infiammatorie e allergiche dell’apparato respiratorio
(riniti, faringiti, ozena, adenoidismo, tonsilliti, sinusiti, laringiti, otiti, bronchiti,
bronchiectasie, enfisema polmonare, sordità rinogena, riniti
vasomotorie, asma branchiale)
- malattie croniche ginecologiche
(infiammazioni croniche delle vie genitali, disfunzioni ovariche, sterilità)
- malattie della pelle (eczema, psoriasi, acne)
- malattie delle vie urinarie (cistiti, pieliti, uretriti, calcolosi renale)

Cure termali
bibita, docce rettali, inalazioni, nebulizzazioni, aerosol, docce nasali, i
nsufflazioni endotubariche, irrigazioni vaginali

tolentino : terme santa lucia

Il Complesso Termale di S. Lucia, funzionante fin dal 1937, si trova a 3 km da Tolentino su di un colle all’altezza di 450 m sul livello del mare. Ubicato a ridosso di un fitto bosco secolare, è immerso in un parco dotato di zone riposo e aree attrezzate per il gioco dei bambini. Sono presenti tre tipi di acque dalle proprietà terapeutiche: la Mediominerale Bicarbonato Calcica della Sorgente S. Lucia, indicata nella cura delle malattie delle vie urinarie, l’Acqua Salsobromoiodica e l’Acqua Solfurea di Rofanello, che trovano applicazione nella cura della malattie otorinolaringoiatriche, ginecologiche e dell’apparato respiratorio. Completano il complesso il Centro Estetico Beauty Farm ispirato ai più moderni orientamenti di dermocosmesi e medicina estetica e il Centro di Medicina dello Sport.
Indicazioni terapeutiche
- diatesi uricemica (gotta, iperuricemia, calcolosi urinaria)
- malattie infiammatorie e croniche delle vie urinarie (cistiti, pieliti, uretriti)terme nelle marche
- artropatie infiammatorie e degenerative (poliartriti croniche, artrosi)
- malattie infiammatorie croniche dell’apparato respiratorio
(riniti, faringiti, sinusiti, laringiti, otiti, bronchiti)
- malattie infiammatorie croniche ginecologiche.

Cure termali
bibita, inalazioni, nebulizzazioni, aerosol, bagni salsobromojodici, irrigazioni vaginali.

macerata feltria : terme di raffaello

Macerata Feltria sorge ai piedi dell’Appennino marchigiano, a 321 m. di altitudine, tra i fiumi Foglia e Conca, nella parte orientale del Montefeltro. Erede della romana Pitinum Pisaurense, distrutta dai goti nel VI secolo, fu contesa tra i Malatesta e i Montefeltro, restando soggetta prima al Ducato di Urbino e poi allo Stato Pontificio. Qui Garibaldi in fuga trovò aiuto durante gli eventi del 1849. Le acque della fonte Certaldo erano utilizzate dagli abitanti sin dall’antichità, ma la vera storia termale di Macerata Feltria ha avuto origine nel 1992 con la creazione del moderno centro Pitinum Thermae.

Acque Solfuree - Trattamenti - Cura e prevenzione delle malattie dell’apparato respiratorio. Trattamento delle disfunzioni epato-biliari. Bagni termali, idromassaggi, docce, masso e fisiochinesiterapia. Fangoterapia. Cure inalatorie, idropiniche. Rieducazione delle patologie invalidanti di anca, ginocchio e colonna vertebrale. Stabilimento a norme CEE, accessibile agli invalidi. Convenzioni con SSN ed enti mutualistici

aspio terme

Fra boschi e colline della valle bagnata dal torrente omonimo, Aspio occupa una posizione panoramica rispetto al monte Conero e al colle di Camerano. A pochi chilometri si trovano Camerano, con la chiesa di S.Francesco dal portale gotico e il particolare museo della fisarmonica, e Osimo che vanta il Duomo romanico con un bel portico dalle arcate imponenti e due portali gotici ed il Battistero con la fonte battesimale del XVI secolo in bronzo.
Acque - Salsobromoiodiche - Trattamenti - Cura idropinica per i disturbi dell’apparato digerente. Cura delle sindromi catarrose e ipersecretive. Trattamento di dispepsie, coliti e disfunzioni epato-biliari. le terme
Indicazioni terapeutiche
- malattie dell’apparato digerente e del fegato
(gastriti, cauti, stipsi, congestione epatica, insufficienza epatica)
- malattie del ricambio.

Cure termali
bibita.

san vittore delle chiuse - genga

 

Piccola ma importante stazione termale, nota per le proprietà terapeutiche delle sue acque solfuree lievemente radioattive. Il borgo consta di poche case nella bassa valle del fiume Sentino, alla sua confluenza con l’Esino. La chiesa medievale, che dà il nome alla località, S.Vittore delle Chiuse, risale probabilmente al XI secolo ed è in stile romanico con intrecci bizantini, con due torri campanarie, una massiccia e tronca, l’altra, cilindrica, ancora intatta. A pochi chilometri si trovano le grotte di Frasassi, nella gola omonima scavata dal Sentino fra le pareti a strapiombo dei monti Vallemontagnana e Frasassi. La cavità più grande è la Grotta Grande del Vento, scoperta ed esplorata nel 1971; nella gola si aprono numerose altre grotte di difficile accesso: in una di queste è sorta la pittoresca cappella di S.Maria infra Saxa.

Acque - Solfuree radioattive - Trattamenti - Riabilitazione e recupero funzionale di pazienti con esiti post-traumatici. Trattamento di malattie infiammatorie e degenerative dell’apparato respiratorio e locomotore. Balneoterapia e fangoterapia. Masso e fiochinesi terapie.
Indicazioni terapeutiche
- malattie infiammatorie croniche dell’apparato respiratorio
(riniti, faringiti, tonsilliti, sinusiti, laringiti, bronchiti, sordità rinogena)
- artropatie ad impronta infiammatoria
- malattie delle pelle
- malattie croniche ginecologiche.

Cure termali
inalazioni, aerosol, nebulizzazioni, insufflazioni endotubariche, irrigazioni vaginali,
irrigazioni rettali, balneoterapia orale.

 

sarnano

Sarnano è un suggestivo borgo medievale posto su un colle nel versante nord-orientale dei monti Sibillini, a mezza strada tra Camerino e Ascoli Piceno. Le sue origini pare risalgano ad alcune famiglie di discendenza longobarda che, all’inizio del XIII secolo, posero le basi per la costituzione del nuovo comune. Il centro storico conserva il suo impianto originario, con le stradine ripide e la piazza Alta, circondata dagli antichi palazzi pubblici e dalla duecentesca chiesa di S.Maria Assunta. Il paese nuovo si snoda più in basso, dove è ubicato anche lo stabilimento delle terme. La fonte deve il suo nome al frate francescano S.Giacomo della Marca che predicò nella regione nel Quattrocento. I dintorni offrono piacevoli motivi di interesse e svago.

Acque - Salse e solfuree, bicarbonato-calciche-sodiche.

Trattamenti - Terapia inalatoria per le patologie delle vie respiratorie. Cura e prevenzione delle malattie del ricambio e dell’apparato urinario. Trattamento delle patologie cutanee e dell’apparato genitale femminile. Fangoterapia e masso-fisiochinesiterapia. Cura e prevenzione della sordità rinogena con insufflazioni endotimpaniche e politzer crenoterapico.

Indicazioni terapeutiche
- diatesi urica (calcolosi renale, renella, iperuricemia, gotta)
- malattie delle vie urinarie (pieliti, cistiti, uretriti)
- affezioni catarrali gastroenteriche)

Cure termali
bibita.

terme di palme

Piccola ma importante stazione termale, nota per le proprietà terapeutiche delle sue acque solfuree lievemente radioattive. Il borgo consta di poche case nella bassa valle del fiume Sentino, alla sua confluenza con l’Esino. La chiesa medievale, che dà il nome alla località, S.Vittore delle Chiuse, risale probabilmente al XI secolo ed è in stile romanico con intrecci bizantini, con due torri campanarie, una massiccia e tronca, l’altra, cilindrica, ancora intatta. A pochi chilometri si trovano le grotte di Frasassi, nella gola omonima scavata dal Sentino fra le pareti a strapiombo dei monti Vallemontagnana e Frasassi. La cavità più grande è la Grotta Grande del Vento, scoperta ed esplorata nel 1971; nella gola si aprono numerose altre grotte di difficile accesso: in una di queste è sorta la pittoresca cappella di S.Maria infra Saxa.

Acque - Solfuree radioattive.

Trattamenti - Riabilitazione e recupero funzionale di pazienti con esiti post-traumatici. Trattamento di malattie infiammatorie e degenerative dell’apparato respiratorio e locomotore. Balneoterapia e fangoterapia. Masso e fiochinesi terapie.

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Abbigliamento - Factory Outlet nelle Marche

October 31st, 2010 · No Comments

Armani Factory Outlet Abbigliamento

Indirizzo: Via Merloni , 10
Citta’: Matelica Provincia: Macerata
Telefono: 0737-782352
Orari:
Armani Outlet

BRUMMEL Abbigliamento
Indirizzo: Statale Adriatica
Citta’: Marina di Montemarciano Provincia: Ancona
Telefono: 071/91971
Orari: 8.30-12.15 / 15.30-19.15
Byblos Abbigliamento
Indirizzo: Via Achille Barilati, 3
Citta’: Ancona Provincia: Ancona
Telefono: 071/8071
Orari: 10.00-13.00/15.00-19.00 Sabato 9.30-13.00/15.00-19.00
Rimanenze e fine serie di Byblos. Collezione invernale da metà settembre.
DALG MAISON Abbigliamento
Indirizzo: Zona Industriale Marino del Tronto
Citta’: Ascoli Piceno Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0736403344
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La piu’ grande azienda di abiti da sposa e da cerimonia per uomo donna e bambini, abiti di alta moda per ogni genere di ricevimento.
GENNY MODA Abbigliamento
Indirizzo: Statale Adriatica
Citta’: Ancona Provincia: Ancona
Telefono: 071 8717
Orari: 10.00-14.00 / 15.00-19.00
Completi Genny, Complice. Borsette in pelle. Telefonare per le date dei nuovi arrivi.
PRADA (SPACE OUTLET) Abbigliamento
Indirizzo: Via ALPI (ZONA INDUSTRIALE), 97
Citta’: MONTEGRANARO Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0734/897.82.72
Orari: Lo spaccio di oltre 2000 mq. effettua i seguenti orari al pubblico: Lunedì 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Martedì 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Mercol. 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Giovedì 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Venerdì 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Sabato 10.00-19.30 orario contin.
Punto vendita aziendale di tutta la produzione PRADA e PRADA SPORT. Abbigliamento classico e sportivo: Abiti, giacconi, giacche, maglieria, calzature uomo-donna-bimbo, stivali, accessori, borse, borsoni, pelletteria e valigeria del prestigioso marchio PRADA con il 40% di sconto. Saldi dal 7 Gennaio a tutto Febbraio.
RODRIGO OUTLET Abbigliamento
Indirizzo: Via Piave, 72 (Statale Adriatica)
Citta’: San Benedetto del Tronto Localita’ Porto d’Ascoli Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0735/757564
Orari: lun.-sab. 9.30-13.00/16.00-20.00 (lunedi’ mattina chiuso)
“Punto vendita aziendale della griffe “”RODRIGO”". Camicie, abiti, giacche, cravatte, tailleurs, foulards, cappotti, giacconi, maglioni in cachemire, abbigliamento classico e sportivo”
HARLEY DAVIDSON MOTOR CYCLES OUTLET Abbigliamento sportivo
Indirizzo: Via ALPI , 133/135
Citta’: MONTEGRANARO Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0736 - 8991
Orari: Orari: GIORNO mattino pomeriggio Lunedì chiuso 15.00-18.45 Martedì 09.00-12.30 15.00-18.45 Mercoledì 09.00-12.30 15.00-18.45 Giovedì 09.00-12.30 15.00-18.45 Venerdì 09.00-12.30 15.00-18.45 Sabato 09.00-12.30 15.00-18.45
I famosi stivali da motociclista del prestigioso marchio: HARLEY DAVIDSON Un marchio in licenza in esclusiva per l´Italia. Abbina calzature dal gusto forte e dalla linea moderna a capi d´abbigliamento e accessori informali. Rilevante il design grintoso, ispirato allo stile di vita libero e ´on the road´ proprio della cultura motociclistica. I pellami vantano una notevole resistenza, pur essendo molto confortevoli. Il design è semplice, lineare, ravvivato da tagli irregolari ed assimmetrici; i colori sono quelli tradizionali: nero e marrone.
NAZARENO GABRIELLI MULTIFIRME Arredamento
Indirizzo: Via Repubblica, 14
Citta’: Tolentino Provincia: Macerata
Telefono: 0733/9021
Orari: 9,00-12,30/16,00-20,00 Lunedi’ chiuso
Sconti dal 25 al 50% sull’abbigliamento. Molti borsoni, pelletteria, scarpe.
REVEDI GFT FACTORY STORE Arredamento
Indirizzo: Via A. Merloni,10
Citta’: Matelica Provincia: Macerata
Telefono: 0737/782352
Orari: mar-sab 9/12.30 e 15/19.30
Abbigliamento uomo donna classico,aggiornato e sportswear,taglie regolari e conformate da uomo e donna,abiti giacche e camicie uomo,tailleur,abiti,gonne e maglie donna
FORNARINA Calzature
Indirizzo: Zona Industriale A,
Citta’: Civitanova Marche Provincia: Macerata
Telefono: 0733/898989 FAX
Orari: logo.gif
Famose scarpe sportive delle teen ager
PRADA FACTORY OUTLET (Silvano Mazza) Calzature
Indirizzo: Via Veregrense, 72 Nuova Zona Industriale
Citta’: Montegranaro Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0734/891197
Orari: 10.00/12.30 - 15.00/19.00 Sabato orario continuato 10.00/19.00
Calzature uomo/donna/bambino. Classiche, Sportive e Fashion. Marche Prada, Prda sport, Prada gym e tutta la linea Silvano Mazza.
PRADA OFFICIAL OUTLET Calzature
Indirizzo: Via Alpi, 97
Citta’: Montegranaro Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0734/8978272
Orari: Lun.-Ven. 9.00/12.30/15.00-19.30 Sab. orario continuato 10.00-19.30
Punto vendita aziendale delle scarpe prada per uomo, donna e bimbo
ROBERTO CAVALLI SHOES Calzature
Indirizzo: Via dell´Industria ( Zona industriale)
Citta’: Gottazzolina Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0734 - 63.20.64
Orari: LUNEDI dalle 15.30 alle 19.30 da martedi a sabato dalle 09.30 alle 12.30 dalle 15.30 alle 19.30
La DRIBLING SPA OLTRE ALLE CALZATURE DI ROBERTO CAVALLI ANGELS PRODUCE ANCHE LE SCARPE FIORUCCI, FLEXA JUNIOR, SIMONETTA E DISNEY BABIES
TOD´S SPA OUTLET Calzature
Indirizzo: Corso Garibaldi (località CASETTE D´ETE), 134
Citta’: SANT´ELPIDIO A MARE Provincia: Ascoli Piceno
Telefono: 0734 / 871671 -
Orari: DAL LUNEDI AL SABATO ORARIO CONTINUATO 10.00/.19.30
IL VERO OUTLET DEI MARCHI: - DIEGO DELLA VALLE - TOD´S - HOGAN - FAY oltre 3000 mq di calzature abbigliamento e pelletteria al 40% off

PIERO GUIDI Pelletteria
Indirizzo: Via Provinciale, 185
Citta’: Schieti di Urbino Provincia: Pesaro e Urbino
Telefono: 0722 59086
Orari: Lun-Ven 9.30-12.30/14.00-19.00
Pelletteria,borse,valigie,abbigliamento,guanti,cappelli,calzature.

 

elenco outlet nella regione Marche

abbigliamento

1 Zeta B
Molino, 1 60020 Agugliano AN 071908279
2 Byblos
Achille Barilati, 1 60100 Ancona AN 0718071
3 Genny Moda / Byblos
Via Luigi Albertini, 12 60131 Ancona AN 0718717
4 Teodori
Roma, 119 60030 Angeli Rosora AN 0731814954
5 Confezioni Elegant
Moscatelli, 41 60011 Arcevia AN 0731983234
6 Fly 3
del Lavoro, 1 60120 Castelferretti AN 071918117
7 Confezioni Gulliver
Achillegrandi, 15/a 60024 Filottrano AN 07172281
8 Creazioni Baleani
Cantalupo, 6 60024 Filottrano AN 0717220404
9 Gulliver Look
Tornazzano, 3 60024 Filottrano AN 0717221227
10 Manifattura Paoloni
Schiavoni, 14 60024 Filottranno, 14 AN 0717220236
11 Oliver Look
del Lavoro, 31/a 60024 Filottrano AN 0717222989
12 Simonetta
San Marcello, 102 60035 Jesi AN 07312301
13 Emanuel
Piani d’Appresso, 6/a 60010 Ostra Vetere AN 071964161
14 Constaff
Coste, 6 60039 Staffolo AN 0731779596
15 Meg
Z.I. Campolungo 63100 Ascoli Piceno AP 0736 403340
16 Centotex
dell’Industria, 71 63033 Centobuchi di Monteprandone AP 0735 701555
17 Pantalonificio NIPA
A. Moro. 10 63044 Comunanza AP 0736 845455
18 Maglificio T & J
E. Fermi. 9 63020 Falerone -Penna S. Giovanni AP 0734 750860
19 Montefiore Manifatture
Abruzzl, 26 63040 Maltignano AP 0736 402620
20 Real Thing Camiceria
Abruzzi, 7a 63040 Maltignano AP 0736 304166
21 Chaday Complit
S. Giorgio, 2 63020 Montappone AP 0734 760712
22 Niko Sport
S.S.78 Sarnano Ascoli Piceno 62026 Passo S. Ginesio AP 0733 66362617
23 Kast
A.Volta 63019 S. Elpidlo a Mare AP 0734 861254
24 Manifattura Paoloni
E. Fermi, 17 (Z.I.) 62010 Appignano MC 0733 400711
25 Italiana Manifatture
S.Francesco,19 63039 San Benedetto del Tronto AP 0735 753078
26 New Penky
Calatafimi, 20 63039 San Benedetto del Tronto AP 0735 583898
27 Brums Brummel
Einaudi 62012 CIVITANOVA MARCHE MC 0733 817450
28 M.A.
L. Elnaudi. 166 62012 Civitanova Marche MC 0733 829564
29 Confezioni jacky O
Pallotta, 15 62032 Camerino MC 0737 632145
30 Maglificio Baby Sara
Matteotti
31 Confezioni Brusy
del Commercio, 9 62010 Montecassiano MC 0733 598818
32 Linea Luti
E. Mattei, 2 62010 Montefano MC 0733 850174
33 Sabry Maglierie
E. Mattei. 14 62010 Montefano MC 0733 850070
34 Castiglione Giubbotteria
G. Matteotti,156 62010 Montefano MC 0733 850108
35 Equilook
del Donatore, 6 Z.I 62010 Beldiletto MC 0733 850058
36 Confezioni Onelia
E. Mattei. 10 62010 Montefano MC 0733 850193
37 Fashion Mode
Vissani, 39/B 62010 Montecassiano (fraz. Vissani) MC 0733 290013
38 Maglificio Jamila
Visconti, 14 63014 Montegranaro MC 0734 88735
39 Ambrosini Spaccio, (C. Cam)
A. de Gasperi, 12 62010 Montelupone MC 0733 226200
40 E.E.P. Edwinio
della Resistenza,49 62027 San Severino Marche MC 0733 634606
41 Giuliano Tricot
P.U. Ciccioli, 31/32 62010 Pollenza MC 0733 549165
42 Confezioni Carol
spontini, 16 62018 Porto Potenza Piceno MC 0733 688635
43 Malagrida Manifatture
Ctr. Cisterna. Via L.Liviabella, 2 62029 Tolentino MC 0733 966413
44 Creazioni CM
C.A. Dalla Chiesa, 1 62029 Tolentino MC 0733 968083
45 Nazareno Gabrielli Multifirme
Repubblica, 14 62029 Tolentino MC 0733 960800
46 Elleci Confezioni
Rossini.29/33 Zona PIP Cisterna 62029 Tolentino MC 0733 969063
47 Jeordie’s Moda
Livia Bella, l 62029 Tolentino MC 0733 968552
48 Trea
Cassera, 12 62010 Treia MC 0733 843322
49 Urbis -Tombolini
Fraz. Passo Colmurano. S.S. 78 62020 Urbisaglia MC 0733 50408
50 Brums Brummel
Statale Adriatica 60016 Marina di Montemarciano AN 071 91971
51 Scacchioli Abbigliamento
Via XXV Aprile, 30 (Z.A.) 63036 Pagliare del Tronto AP 0736 899918
52 Bassi Giuseppe
Cappuccini, 2 62018 Potenza Picena MC 0733 672350
53 Valconf
dell’ Artigianato 63030 Monteprandone AP 0735 702222
54 Ema
Ctr. Maggiola 62010 Montecosaro MC 0733 564836
55 Baby Graziella
Via Serraloggia, 5/a 60010 Fabriano AN 0732 251261
56 Armani Factory Store
Via Merloni 10 Matelica MC 0737 84233
57 Brums Brummel
Via Einaudi, 30 Centro Comm. Auchan FANO PS
58 Brums Brummel
Strada Montefeltro, 49 PESARO PS
59 John Ashfield
Via dell’Esposizione, 8 PESARO PS 0721 403851

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Calzature - Shopping tra le Marche

October 31st, 2010 · No Comments

calzature

1 Pantofolificio Farfalla
S. Giuseppe, 21/22 60020 Camerata Picena AN 071946027
2 Alice Calzaturificio
Curiel 63011 Dasette d’Ete AP 0743 871326
3 Araba Fenix
Teano, 26 63011 Casette d’Ete AP 0743 871631
4 Calzaturificio Gian Ros
P. Nenni, 96 63011 Casette d’Ete AP 0734 871606
5 Calzaturificio Kid’s Heaven
L. da Vinci 63011 Casette d’Ete AP 0734 871030
6 Calzaturificio Railita
U. Terrcini, 127 63011 Casette d’Ete AP 0734 871250
7 Ikam Italia
P.Nenni, 72 63011 Casette d’Ete AP 0734 871313
8 Zintla
Contrada Mostrapiedi 63011 Casette d’ Ete AP 0734 810213
9 Moda Clan Riel
Molino Vecchio, I/E 63022 Falerone AP 0734 750225
10 Calzaturificio Novecento
Fermana Sud 63014 Fermo AP 0734 892932
11 Calzaturificio Daniele Tucci
dell’Industria. 29/a 63023 Fermo S. Marco AP 0734 640933
12 Calzaturificio Angelo Giannini
Montegrappa. 1 63015 Monte Urano AP 0734 842393
13 Calzaturificio Sandro Mori
Contrada San Pietro. 60 63010 Massignano AP 0735 72522/72422
14 Calzaturificio Zeis Excelsa
Elpidiense Sud, 195 63014 Montegranaro AP 0734 891435
15 Calzaturificio Marilungo
Manzoni, 51 63014 Montegranaro AP 0734 891570
16 Cicchini Calzature
Elpidiniese Sud, 180 63014 Montegranaro AP 0734 891524
17 FIM
del Castello 63014 Montegranaro AP 0734 891912
18 Calzaturificio Nuova Centauro
Zaccagnini. 152 63014 Montegranaro AP 0734 889009
19 Calzaturificio R.D.B.
Veregrense, 310 63014 Montegranaro AP 0734 891259
20 Calzaturificio Spring, Mario Bruni
Filippo Turati, 4 63014 Montegranaro AP 0734 8905
21 Giorgio Fabiani
Cavallotti, 139 63023 Porto S. Giorgio AP 0734 671369
22 Calzaturificio Gianmarco Lorenzi
S.S.16 63018 Porto Sant’Elpidio AP 0734 902818
23 Calzaturificio l’Idea
Mar Egeo, 101/103 63018 Porto Sant’Elpidio AP 0734 909790
24 Norma J. Baker
Adriatica, 28 63018 Porto Sant’.Elpidio AP 0734 992015
25 Calzaturificio Boccaccini
Cavour 63018 Porto Sant’ Elpidio AP 0734 992505
26 Calzoleria Galliano
Trieste, 71 63018 Porto Sant’Elpidio AP 0734 992211
27 Gianrico Mori
Mar del Nord, 24 63018 Porto Sant’Elpidio AP 0734 901029
28 Patricelli Trust
Pan della Noce, 6 63019 S. Elpidlo a Mare AP 0734 998999
29 Calzaturificio Nando Muzi
Falleriense, 2103 63019 S. Elpldlo a Mare AP 0734 810234
30 DellaValle Tod’s
Garibaldi, 134 63019 S. Elpidio a Mare AP 0734 871671
31 Calzaturificio Fabi
S.S. 16 Adriatica. angolo Via Abruzzo 63013 Grottamare AP 0735 594812
32 Calzaturificio Mirella
Lombardia, 33 63019 S. Elpidio a Mare AP 0734 810340
33 Cesare Catini
Via Martiri di Belfiore 62012 Civitanova Marche MC 0733 772527
34 Cesare Paciotti
Zona Industriale 62012 Civitanova Marche MC 0733 890427
35 Calzaturificio Strategia
Calatafimi, 60 62012 Civitanova Marche MC 0733 813626
36 Tartufoli e Tartufoli King
Contrada San Domenico,20 62012 Civitanova Marche Alta MC 0733 890586
37 Novarese
Lotto. 1 62014 Corridonia MC 0733 433631
38 Spaccio Fornarina
Einaudi, 300/304 62012 Civitanova Marche MC 0733 829728
39 Falc
Contr. San Domenico,24 62013 Civitanova Marche Alta MC 0733 79091
40 Fornari
Via Matteotti, 160 62012 Civitanova Marche MC 0733 775285
41 Falc
Giarrocchi. 18/20 62012 Civitanova Marche MC 0733 79091
42 Verdecchia
Valle, 168 62015 Monte San Giusto MC 0733 837228
43 Fabi
G. Rossa.49 62015 Monte San Giusto MC 0733 530044/837244
44 Petris
Martin L. King. 10 62015 Monte San Giusto MC 0733 539446/7
45 Calzaturificio Lepi
del Lavoro 62015 Monte San Giusto MC 0733 539039
46 Chérie Calzature
Macerata 62015 Monte San Giusto MC 0733 837050
47 Calzaturificio Baby Ketty
s. Giacomo. 12 62015 Monte San Giusto MC 0733 539705
48 Manas
Tangenziale. 14/16 62010 Montecosaro Scalo MC 0733 566343
49 Calzaturificio Micio
Don Bosco.75 62010 Montecosaro MC 0733 865268
50 Aeffe
Fiastra, 27/d 62010 Petriolo MC 0733 550222
51 Calzaturificio Galizio Torresi
Romagna, 19 62010 Morrovalle MC 0733 222333
52 Calzaturificio Vittorio Spernanzoni
F.lli Cervi, 65 62010 Morrovalle Scalo MC 0733 865149
53 Calzaturificio Ruggeri & Pagnanini
Alvata, 131 62018 Porto Potenza Picena MC 0733 88821
54 Mare Calzaturificio
Martiri di via Fani, 1 62016 Porto Potenza Pìcena MC 0733 880222
55 Calzature AlbertoMonti
Alfieri, 8/10 63015 Monte Urano AP 0734 840682
56 Dribbling
Zona Industriale 63024 Grottazzolina AP 0734 632064
57 Solomoda G.Bravo
S. Crispino, 32 63018 Porto Sant’Elpidio AP 0734 901363
58 Calzaturificio Mandolesi
Strada provinciale Montunarese 63019 S. Elpldlo a Mare AP 0734 810220
59 SpaccioAziendale Walk Safari
Via Einaudi 428 67012 Civitanova Marche MC 0733 781208
60 Calzaturificio Fabix
Via Italia 15 63015 Monte Urano AP 0734 841103
61 Outlet Paciotti
via Enrico Mattei, 7/9 Z.A. 62014 CORRIDONIA MC 0733 283512

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Abbigliamento intimo

October 31st, 2010 · No Comments

 1 Bimef Confin
G. di Vittorio 60044 Fabriano AN 0732627819
2 Dalg Maison

Z.I. Marino del Tronto 63046 Ascoli Piceno AP 0736 403344
3 EMA
Via Sisto V (Zona Artigianale) 63039 San Benedetto del Tronto AP 0735 588759

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accessori per abbigliamento

October 31st, 2010 · No Comments

1 Genni
Campo Sportivo. 35 63044 Comunanza AP 0736 845409
2 Valentino Orlandi
Enrico Mattei.25 62014 Corridonia MC 0733 283090
3 Grazia Pelletterie
s. Lucia, 24 62029 Tolentino MC 0733 969720
4 Laipe
Walter Tobagi, 2 (Z.I. le Grazie) 62029 Tolentino MC 0733 967480
5 Cappellificio S. Marini
Sole, 10/a 63020 Montappone AP 0734 760437
6 Patrizia Baglione - Lavorazione cuoio
Salaria, 350 63031 Castel di Lama AP 0736 814058
7 Sgariglia Enzo Borsettificio Simbolo
Montecarlo, 9 63018 Porto Sant’ Elpidio AP 0734 992711
8 Non Canta la Raganella
G.Battisti Pergolesi, 4 60025 Loreto Stazione AN 071976291

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