Borgo di inconfondibile aspetto medievale, in felice posizione panoramica su un colle sovrastante la via Flaminia, Gradara è cinta da una cortina trapezoidale di mura trecentesche coronate di merli guelfi e munite di bastioni rettangolari. Una cortina intermedia di mura, fornita di torri e di porta autonoma, garantiva una ulteriore protezione alla rocca. L’intero perimetro delle mura è percorso da un camminamento di ronda continuo. Nell’angolo occidentale la cinta muraria è rinforzata da un poderoso bastione poligonale, la rocchetta. L’unico accesso al borgo era la Porta dell’Orologio, un arco a tutto sesto sormontato da una torre quadrata (su cui sono murati gli stemmi dei Montefeltro, degli Sforza e dei Malatesta) fornita di ponte levatoio. Il castello occupa il punto più alto e meglio difendibile del colle. Gravita attorno al torrione principale o Mastio, che contribuisce ad imprimere all’insieme quell’aspetto di forza ed eleganza caratteristico delle fortezze medievali. Il Mastio risale al 1150, e attorno ad esso furono in seguito edificate le ali del castello. L’interno del castello subì radicali trasformazioni nel passaggio da fortilizio a residenza signorile. Delle opere d’arte che servirono a ingentilirlo rimangono in particolare la battaglia attribuita ad Aspertini (ora nella Sala del Consiglio) e la Pala in terracotta di Andrea della Robbia nella cappella.
paolo e francesca
La storia di Paolo e Francesca rappresenta da oltre 700 anni la tragedia del tradimento consumato. Esaminiamo i tre protagonisti:
Lui Lancialotto (o Giangiotto) Malatesta, figlio di quel Malatesta da Verrucchio che Dante chiama il “Mastin Vecchio”, è il marito. Già il termine Giotto (o ciotto) è eloquente: lo zoppo, il deforme, in poche parole il brutto.
Lei Francesca da Polenta, figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia, donna di singolare grazia ed infinita bellezza, è la moglie.
L’altro è Paolo, il fratello minore di Lancialotto, bello, non avvezzo alla politica od alle armi, che per procura sposa a Ravenna nel 1275 la Francesca (ovviamente perchè Lancialotto era in altre faccende impegnato).
Lancialotto è Podestà di Pesaro e pertanto spesso assente od impegnato in cose militari o politiche.
Lei è spesso sola e … Paolo è così bello che ….
“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer si forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”
“Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso
la bocca mi baciò tutto tremante
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse
quel giorno più non vi leggemmo avante”
Dante Alighieri Inferno Canto V 73-143
Ed un giorno del 1285 (o del 1289 ma poco importa), Lancialotto, probabilmente da qualcuno avvertito, dice di partire per Pesaro, ma poi rientra di nascosto e scopre sul fatto i due amanti.
La tragedia rapidamente si compie: uccide il fratello Paolo e la bella Francesca (che si getta sulla lama per proteggere l’amante).
E poichè, come spesso accade, solo con la morte si entra nella leggenda, la stessa è stata narrata dai più grandi poeti con Dante Alighieri in testa.
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