Le Citta'

 

Ancona

ARTE Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 123,71 km2 con 104.500 abitanti, a 16 metri sul livello del mare. Si affaccia al Mar Adriatico nel punto in cui la costa forma un gomito dovuto al promontorio del Monte Conero.

Il nucleo più antico della città sorge sulle pendici del colle Guasco, coronato dalla cattedrale di S. Ciriaco e dominante la vasta area del porto. Al sec. XIII risalgono l'espansione dell'abitato sulle pendici del colle dell'Astagno e l'occupazione della zona valliva tra i due rilievi, fino all'attuale piazza Roma. un più vasto sviluppo urbanistico si ebbe tuttavia soltanto dopo l'annessione al Regno d'Italia, quando la costruzione della ferrovia aprì una nuova fase di prosperità economica e la città si estese con nuovi quartieri soprattutto nelle vicinanze della stazione. Nel dicembre 1982 un'enorme frana distrusse alcuni quartieri periferici della città.

STORIA Fondata da coloni siracusani tra il sec. V e IV a.C., al tempo della guerra illirica il porto fu utilizzato come base navale romana. Colonie romane (anche di veterani di Cesare) vi presero dimora e diedero ad Ancona un volto nuovo soprattutto al tempo di Traiano. Caduto l'Impero d'Occidente, Ancona sostenne l'attacco dei Goti e poi preferì (dopo aver sconfitto i Longobardi) sottomettersi spontaneamente alla Chiesa insieme alle altre città della Pentapoli. Cinta invano d'assedio da Federico Barbarossa (1167) e da Cristiano di Magonza (1174), in lotta con i Saraceni (che nel lontano 848 l'avevano distrutta), i Normanni e i Veneziani (con i quali sopportò un conflitto secolare), difese a lungo la propria autonomia finché nel 1532 fu costretta con la forza al diretto dominio pontificio che si rivelò odiosamente dispotico. Decaduta nel Seicento per il ristagno del commercio e per calamità naturali, fu occupata nel 1797 dai Francesi condotti personalmente da Napoleone. I gruppi giacobini istituirono un governo rivoluzionario e quindi una repubblica democratica. Dopo esser passata nelle mani dei Tedeschi (1799), dei Francesi (1801), della Chiesa (1815), fu annessa al Regno d'Italia nel 1860. Durante la II guerra mondiale Ancona fu colpita da più di 150 bombardamenti dagli Alleati che distrussero gran parte della città storica.

DA VEDERE Il maggior monumento della città, che si sviluppa a pianta ortogonale, è il duomo di S. Ciriaco. Sotto la chiesa sono stati trovati resti del tempio di Venere Euplea, che secondo le fonti si trovava al sommo dell'acropoli della città greca. Il duomo venne eretto tra la fine del sec. XI e il XIII, su una basilica più antica; la decorazione esterna presenta forme romanico-gotiche lombarde (portale strombate con protiro e rosone nella facciata, archetti pensili) mentre la pianta, a croce greca con cupola poligonale su pennacchi e bracci absidati a tre navi, è di derivazione bizantina. I due bracci trasversali sono sopraelevati su due cripte. A una estremità del porto si innalza l'arco di Traiano (115 d.C.), che si è supposto opera di Apollodoro di Damasco. Della città romana, il cui foro era situato dov'è l'attuale piazza del Senato, rimangono resti di edifici pubblici (terme, magazzini portuali) e privati, con mosaici e pitture parietali. Ben conservato è l'anfiteatro di età augustea. Romanica è la semplice chiesa di S. Maria della Piazza, che ha una facciata con un portale gotico di gusto lombardo e una decorazione a loggette cieche di ricordo pisano (1210). Numerosi sono gli edifici tardo-gotici di stile veneziano (Loggia dei Mercanti, portali di S. Agostino e S. Francesco alla Scala, tutte opere di Giorgio da Sebenico). Sulla scenografica piazza del Plebiscito si affacciano il palazzo della Prefettura (sec. XV) di Francesco di Giorgio Martini e la settecentesca chiesa di S. Domenico, che conserva una Crocifissione di Tiziano. La Pinacoteca Civica raccoglie importanti dipinti di scuola veneziana, tra cui una Madonna e Santi di Tiziano e opere di Lorenzo Lotto e di C. Crivelli. Molto importante è il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che conserva i reperti delle popolazioni preistoriche e italiche, oltre a opere di età greca e romana.

la provincia

La provincia di Ancona occupa la parte centrale delle Marche, estendendosi dall'Appennino al mar Adriatico lungo la valle del fiume Esino: 1.940 km²; 440.239 ab. (227 ab. per km²), distribuiti in 49 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare, è intensamente coltivato e alle colture tradizionali del grano, della vite (vino verdicchio) si sono affiancate negli ultimi decenni quelle degli alberi da frutto e degli ortaggi. Fiorente nelle aree interne l'allevamento dei bovini. Nella fascia costiera è assai attiva la pesca. Nel settore industriale prevalgono le medie e piccole aziende, anche di carattere semiartigianale. Grande importanza hanno l'industria della carta a mano (Fabriano) e quella delle fisarmoniche (Castelfidardo, Numana) che, per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato internazionale, si è notevolmente ammodernata e produce anche sofisticati strumenti elettronici. Altre produzioni importanti sono quella calzaturiera, quella cementiera e quella delle ceramiche. A Falconara Marittima è in funzione una grande raffineria di petrolio. Altri centri industriali, oltre a quelli citati, sono Senigallia, Loreto, Iesi, Osimo e Fabriano.

Ancona - Si distende ad anfiteatro sul promontorio del monte Conero, a 106 m d'alt., attorno al suo vasto porto naturale. All'estremità del promontorio si eleva l'altura del monte Guasco, su cui si estende la parte vecchia della città con la cattedrale romanica di San Ciriaco (dei secc. XI-XIII), che presenta influssi bizantini e veneti. Nel cinquecentesco palazzo Ferretti ha sede il Museo nazionale delle Marche (preistorico e archeologico), insigne per le raccolte e il razionale ordinamento. Belle opere settecentesche su progetti di L. Vanvitelli sono la Mole Vanvitelliana (Lazzaretto), la chiesa del Gesù e l'arco di Clemente XII, sul molo moderno; sul molo antico si erge l'arco di trionfo marmoreo di Traiano, eretto nel 115 in segno di riconoscenza per il contributo che questo imperatore aveva dato allo sviluppo della città. Notevoli sono inoltre la chiesa romanica di Santa Maria della Piazza, la loggia dei Mercanti del XV sec., gli antichi palazzi del Governo (XIV sec.), degli Anziani (Pinacoteca civica Podesti) e Giovannelli Benincasa, il teatro delle Muse del XIXsec. e la monumentale fontana del Calamo. Attivo porto commerciale, con cantieri navali specializzati nella costruzione di naviglio da pesca. Numerose le industrie: meccaniche, tessili (seta, pizzi e merletti), dell'abbigliamento; farmaceutiche, cartarie, del cemento, alimentari (zuccherifici; stabilimenti per la conservazione del pesce). Tradizionale è la fabbricazione delle fisarmoniche e dei mobili.

Fabriano - Situato sul versante orientale dell'Appennino Umbro-Marchigiano a 325 m d'alt., sul torrente Giano, affluente di sinistra dell'Esino. Mercato agricolo e del bestiame nel mezzo di una fertile conca appenninica, Fabriano è anche importante centro industriale. Sempre attiva è la tradizionale industria della carta (carta filigranata, cartevalori, carte da disegno e carta a mano), la prima sorta in Italia nel 1276. Fiorenti inoltre le industrie alimentari (salumifici, molini), della ceramica, della plastica, degli elettrodomestici, del cemento, dell'abbigliamento, dei mobili e dei laterizi. Notevoli le chiese di Santa Lucia (o di San Domenico), gotica, di Sant'Agostino (secc. XIII -XIV), di San Benedetto, l'ospedale di Santa Maria del Buon Gesù (1456, rimaneggiato). Sulla centrale piazza del Comune, in cui è la monumentale fontana Rotonda o Sturinalto (1351), si affacciano il palazzo del Podestà (1255), in stile romanico-gotico, il palazzo vescovile (1545, rimaneggiato nel XVIIIsec.), in cui ha sede la Pinacoteca civica (ricca di opere di scuola fabrianese), e il Palazzo Comunale (secc. XIV -XV; facciata del 1690), con annesso il bel loggiato di San Francesco, del XVIII sec. Numerosi i palazzi e le case antiche. Da segnalare il Teatro Gentile.

Jesi - Situato a 96 m d'alt. nella bassa valle dell'Esino, su una lieve altura alla sinistra del fiume. L'attività economica è data principalmente, oltre che dall'agricoltura (cereali, ortaggi, viti), da industrie meccaniche, alimentari (conserve, zuccherificio, industrie enologiche e casearie), tessili, del mobilio. Ancora vivo l'artigianato tradizionale degli orafi. Consta di un nucleo monumentale e antico, di aspetto in parte medievale, e di vaste zone moderne. Conserva le mura trecentesche, erette su ruderi romani, con porte, torri e cortine. Interessanti le chiese medievali di San Nicolò (romanico-gotica, secc. X-XIII) e di San Marco (gotica, XIIIsec.), le chiese barocche di San Floriano, San Giovanni Battista, Santa Maria delle Grazie, San Pietro e il duomo di San Settimio, barocco e neoclassico. Palazzo della Signoria, rinascimentale, che ospita il museo, la pinacoteca, con preziosi dipinti di L. Lotto, e la biblioteca. Nel palazzo Tesei, rara galleria a stucchi rococò (1730 circa). Jesi è patria del musicista G. B. Pergolesi e luogo natale di Federico II di Svevia.

Loreto - Situato a 127 m d'alt. sulle estreme propaggini delle colline appenniniche, a dominio del mare e della breve pianura costiera. Centro agricolo (vigneti, oliveti, ortaggi, foraggi). Importante movimento turistico soprattutto religioso. Fabbriche di articoli religiosi (corone da rosario e simili). Ha carattere di cittadina accentrata intorno al famoso santuario, uno fra i più celebri della cristianità; il vecchio nucleo dalla pianta caratteristica, che segue l'andamento capriccioso dei colli, conserva in parte l'aspetto dei secc. XVI-XVIII ed è cinto da mura e bastioni del XVI sec. Oltre alla basilica sono interessanti le mura e i bastioni rinascimentali della città, la fontana della Madonna (Carlo Maderno, 1614) e la statua di Sisto V (A. Calcagni e T. Vergelli, 1589) che sorgono dinanzi al santuario, e il Palazzo Apostolico; in questo si conserva una ricca collezione d'arte, in cui spiccano i quadri di Lorenzo Lotto eseguiti intorno al 1530-1535.

Osimo - A 265 m d'alt., su un largo colle subappenninico, tra le valli dell'Aspio e del Musone. Centro agricolo e di allevamento (bovini, pollame e suini), ha industrie meccaniche ed elettromeccaniche, di strumenti musicali (fisarmoniche), giradischi, materiali da costruzione, confezioni, ecc. La parte antica conserva le mura del XIII sec., con incorporati resti della poderosa cinta romana; il duomo (San Leopardo) romanico- gotico, rimaneggiato e restaurato, con facciata cinquecentesca (nell'interno, ambone marmoreo del XIII sec., cripta con colonne del XII sec., interessanti bassorilievi pagani e paleocristiani); il battistero di San Giovanni, del XII sec. (stupendo fonte battesimale in bronzo di P. Paolo e T. Iacometti, del 1627; soffitto ligneo decorato da A. Sarti); la gotica chiesa di San Giuseppe da Copertino, con la tomba del santo (ricca tavola di Antonio Solario, 1503), e la chiesa di San Marco, con affreschi quattrocenteschi e un dipinto del Guercino (1643). Nel Palazzo Comunale (facciata secentesca), statue, cippi e iscrizioni romane. Torre Civica del XIII sec. All'età di Pompeo Magno è fatta risalire una grande esedra in calcestruzzo, detta Fonte Magna, alla quale il triumviro avrebbe abbeverato il cavallo.

Senigallia - Posta a 6 m d'alt. sul litorale adriatico, con porto-canale alla foce del fiume Misa. Sede di un'antichissima fiera, considerata nel XV sec. la maggiore manifestazione del genere in Europa, florida soprattutto nel XVIII sec. (dopo la concessione, nel XVII sec., del porto franco), e la cui memoria è tuttora viva in Italia, è importante centro agricolo-commerciale, industriale (cemento, conserve alimentari, mobili, abbigliamento, elettronica, metalmeccanica, materiali da costruzione, cantiere navale, ecc.); porto peschereccio e frequentata stazione balneare (bandiera Blu d'Europa), con estesa spiaggia. Attraversata dalla Via Flaminia, la città, che si è notevolmente estesa, soprattutto tra la linea ferroviaria e la spiaggia, conserva parte della cinta di mura rinascimentali, l'imponente complesso rinascimentale della piazza del Duca, con la poderosa rocca attribuita al Laurana, a pianta quadrata, con torrioni cilindrici angolari, tipica costruzione militare del XVsec.; il palazzo del Duca, attribuito a Baccio Pontelli, che fu residenza dei duchi d'Urbino, e il vicino rinascimentale palazzetto Baviera; la secentesca chiesa di Santa Croce, con sfarzoso interno barocco e una Sepoltura di Cristo del Baroccio; il duomo settecentesco (facciata neoclassica); la chiesa di San Martino (1740), con dipinti del Guercino e di Palma il Giovane. Notevoli sono pure il Palazzo Comunale (XVII sec.), i settecenteschi portici Ercolani lungo il Misa e la casa natale di Pio IX. Nel territorio, chiesa di Santa Maria delle Grazie, del XVsec. (all'interno, tavola del Perugino), con bel chiostro. Patria di Francesco Maria Della Rovere, di Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), degli scrittori A. Panzini e M. Puccini; a quest'ultimo è intitolato un premio letterario annuale (luglio).

Unica emergenza (572 metri) a picco sul mare da Trieste al Gargano, in simbiosi con le città di Ancona e Camerano, e con i centri turistici balneari di Sirolo e di Numana, il monte Conero è il cuore dell' omonimo Parco Regionale. Istituito nel 1987, ma gestito solo dal 1991, è un'oasi ambientalista che si estende per 5800 ettari di area protetta, con luoghi di grande suggestione: la baia di Portonovo, la spiaggia delle "due sorelle", il belvedere nord, Pian Grande, pian dei Raggetti...18 percorsi escursionistici che si snodano tra corbezzoli, ginestre, lecci, pini, nella magia della macchia mediterranea. Numerose specie di uccelli presenti, alcuni dei quali rari, assieme ad una ricca presenza faunistica. Le tantissime piante che costituiscono la macchia mediterranea sono qui protette e rappresentano un terzo dell'intero patrimonio floristico delle Marche. Numerose le testimonianze d'arte: Santa Maria di Portonovo, San Pietro al Conero, l'Antiquarium sulla civiltà picena a Numana, insieme a specifici itinerari geologici di singolare interesse.

 

ASCOLI PICENO

 

DATI Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 158,09 km2 con 52.900 abitanti, a 154 metri sul livello del mare.

L'abitato sorge su un terrazzo alluvionale della media valle del fiume Tronto, alla confluenza del fiume Castellano, circondata su tre lati dal loro corso incassato.

STORIA Antico capoluogo dei Piceni, conquistato dai romani con tutta la regione nel 286 a.C., fu nel 91 a.C. tra le città promotrici della guerra sociale contro Roma. Pompeo Strabone, incaricato della repressione, vinse (89 a.C.) la strenua difesa degli Ascolani scatenando poi il saccheggio. Risorta in epoca imperiale, divenne nel sec. IV la capitale del Piceno Suburbicario, secondo la divisione amministrativa operata da Massimiano. Conquistata dai Longobardi che la incorporarono nel Ducato di Spoleto (578), dichiarata contea nel 774 da Carlo Magno e sottoposta al dominio della Chiesa, si eresse a libero comune nel 1185 ampliando il proprio territorio. Devastata nel 1242 da Federico II, si assicurò statuti e privilegi. Nel 1349 cadde sotto Galeotto Malatesta. Al dominio dei signori di Rimini succedettero quelli dei Tibaldeschi, del re di Napoli, di Francesco Sforza e della Santa Sede cui appartenne sino al 1860, quando fu unita con plebiscito all'Italia e fu dichiarata capoluogo di una delle quattro province delle Marche.

DA VEDERE Il centro antico, che si sviluppò soprattutto nei sec. XII-XIII e poi nel Rinascimento, ricalca la pianta a scacchiera dell'abitato romano. Di questo rimangono tratti di mura. La Porta Gemina e i ponti di Cecco e di Solestà, alti sui fiumi. All'incrocio del Cardo e del Decumano si apre la piazza del Popolo (già centro commerciale e ora centro della città) che agli inizi del Cinquecento venne regolarizzata su tre lati dal lombardo Pietro da Corona con una facciata continua e portici e merlature sul modello della piazza di Vigevano. Sul lato orientale, i portici si interrompono davanti al Palazzo del Capitano del Popolo, mentre il lato settentrionale è occupato dal fianco della chiesa gotica di S. Francesco (1282-1371), con le absidi del transetto e del presbiterio e i due sottili campanili; la facciata ha tre portali in gotico veneziano, l'interno a tre navate su pilastri ottagonali e alte arcate, ha una cupola ottagonale e matronei. Il centro feudale e vescovile corrispondono all'attuale piazza dell'Arringo, su cui prospettano il palazzo comunale, con facciata a portici della metà del Settecento, e la facciata del duomo, di Cola dell'Amatrice (1529-39). Sul fianco del duomo si trova il battistero romanico, ottagonale su base quadrata con loggette cieche di tipo lombardo. L'influsso dei modelli lombardi è visibile anche nella chiesa romanica di S. Vittore, mentre la chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio ha una facciata a riquadri geometrici di tipo umbro. La città conserva intattete vie e quartieri in cui torri e chiese medievali e palazzi del Rinascimento si susseguono armoniosamente in compatta sequenza.

la provincia

La provincia di Ascoli Piceno comprende la parte più meridionale delle Marche, tra il Chienti e il Tronto, e digrada dolcemente dai monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano) al mare Adriatico: 2.087 km²; 365.826 ab., distribuiti in 73 comuni (175 ab. per km²). Quasi interamente collinosa, ha un'agricoltura sviluppata sia nei settori tradizionali (cereali, olivo, vite, senape) sia in settori nuovi, volti soprattutto al rifornimento dei mercati urbani dell'Adriatico (ortaggi, frutta); un ruolo del tutto marginale ha oggi la bachicoltura, un tempo fiorente. Praticato l'allevamento dei bovini e degli ovini, ma in misura modesta e da aziende medio-piccole. Notevole importanza ha invece la pesca: Porto San Giorgio, Grottammare e, soprattutto, San Benedetto del Tronto sono fra i maggiori porti pescherecci italiani. Legate alla pesca sono del resto le più fiorenti industrie alimentari della costa adriatica (inscatolamento e refrigerazione). Fra le altre attività industriali sono da segnalare quelle estrattive (cave di travertino e, soprattutto, giacimenti di metano) e edilizie, ma, in primo luogo, quella calzaturiera, che si articola in centinaia di aziende medie e piccole, e il cui centro principale è Montegranaro. Il turismo, oltre che sulle bellezze artistiche del capoluogo, conta in misura sempre maggiore sulle stazioni balneari della costa adriatica. Centri principali: San Benedetto del Tronto, Acquasanta Terme, Fermo, Porto San Giorgio, Grottammare.


Ascoli Piceno - È situata a 154 m d'alt. su una collina alla confluenza del Castellano nel Tronto, i quali la recingono da tre lati. Il vecchio nucleo cittadino, con le sue vie pittoresche (rue), è raccolto intorno alla monumentale piazza del Popolo, cinta da palazzi rinascimentali a portici e dominata dal palazzo del Popolo (XIII sec.). Altri pregevoli monumenti sono la chiesa gotica di San Francesco con l'annessa loggia dei Mercanti (XVI sec.), quella romanica dei Santi Vincenzo e Anastasio, la quattrocentesca cattedrale, più volte rimaneggiata, con battistero del XII sec., il cinquecentesco palazzo Malaspina e il romano ponte di Solestà, sul Tronto. La Fortezza Pia, eretta da papa Pio IV nel 1564, domina la città dal colle dell'Annunziata. La città è stata colpita il 28-29 novembre 1972 da forti scosse telluriche (8° grado della scala Mercalli) che hanno provocato gravissimi danni a molti edifici del centro storico.
Capoluogo di un'area a vocazione prevalentemente agro-pastorale, Ascoli Piceno ha affiancato negli ultimi decenni alle tradizionali funzioni di mercato agricolo (vini) e di centro amministrativo un notevole e ben differenziato sviluppo industriale - accompagnato da un'estensione dei servizi e da una buona valorizzazione delle risorse turistiche - che ha avuto come conseguenza la formazione di una moderna area industriale lungo la strada statale piceno-aprutina e la suburbizzazione di alcuni comuni contermini (Castel di Lama, Folignano, Maltignano). Le industrie sono di dimensione medio-piccola, ma ben inserite nei flussi di esportazione; le più sviluppate sono quelle meccaniche, chimiche, delle materie plastiche, cartarie, ceramiche (laterizi) e alimentari (pasta); in declino l'industria della seta, che un tempo lavorava bozzoli prodotti nella regione. In campo commerciale è da segnalare l'annuale fiera avicunicola e degli animali da pelliccia. Il settore terziario assorbe la maggior parte della popolazione attiva. Ascoli è patria del pontefice Niccolò IV e del poeta e filosofo Francesco Stabili, detto Cecco d'Ascoli.

Acquasanta Terme - Sulla destra del fiume Tronto a 392 m d'alt. Importante stazione idrotermale (acque solfureo- cloro-bromo-iodurate).
Fermo - Si trova 319 m d'alt. su un colle tra le valli dei fiumi Tenna ed Ete Vivo, a pochi km dall'Adriatico (Porto San Giorgio). Centro agricolo e commerciale (cereali, viti, olivi, frutta, ortaggi, foraggi; bestiame; apicoltura) con industrie alimentari, tessili (cotone), metalmeccaniche, calzaturiere. Stazione di villeggiatura (Lido di Fermo, Marina Palmense). Dominata dal duomo romanico-gotico (1227, rimaneggiato nel XVIII sec.) e dal grandioso piazzale panoramico del Girfalco (o Girone), la città conserva ruderi del teatro romano, una grande piscina epuratoria del Isec. d.C., e varie chiese: San Zenone, romanica (XIIsec.), San Francesco e San Domenico, del XIII sec., Sant'Agostino (secc. XIII-XIV), con l'adiacente oratorio di Santa Monica, Santa Maria del Carmine e San Filippo, barocca. Notevoli inoltre: la torre dei Matteucci (XIV sec.); il Palazzo Comunale, rinascimentale, con la monumentale statua di Sisto V, di Accursio Baldi (1590); il palazzo degli Studi (Biblioteca civica), barocco, con adiacente il loggiato di San Rocco (1528); il Palazzo Apostolico, già residenza dei governatori pontifici del XVI sec. (Museo civico); il palazzo Azzolino, del XVI sec., e altri palazzi privati. Centro artistico e culturale, Fermo vanta numerosi istituti d'istruzione scolastica. Ricca Pinacoteca civica.

Grottammare - Posto a 4 m d'alt. a nord della foce del Tesino. Vi si distinguono il "borgo", ove sorgono la cinquecentesca chiesa di Sant'Agostino, la chiesa di Santa Lucia, il castello (XIV sec.), e la zona balneare. Industrie tessili, alimentari, del legno. Vini, olive, frutta, agrumi, cereali e foraggi. Patria del papa Sisto V.

Montegranaro - A 277 m d'alt. su un'altura tra il fiume Chienti e il torrente Ete Morto. L'industria è presente nel settore calzaturiero (250 piccole imprese circa) e nelle attività collaterali (articoli per calzature, scatolifici). Allevamento (bovini e suini). Affreschi del XIII sec. nella parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo.
Montegiorgio - Posto a 415 m d'alt. su un'altura alla sinistra del medio corso del Tenna. Produzione e commercio di prodotti agricoli (uva da vino, barbabietole, ortaggi, frutta); allevamento bovino e suino e pollicoltura. Piccole industrie metalmeccaniche e calzaturiere. Conserva resti della cinta muraria (secc. XIII e XIV) e la chiesa romanico- gotica di San Francesco, con un portale del 1325 e affreschi del XV sec. Nel territorio è stata rinvenuta una necropoli picena (secc. VII-V a.C.).

Offida - Posta a 293 m d'alt., su uno sprone presso le sorgenti del torrente Lama (affluente di sinistra del Tronto). Produzione di vini, cereali, ortaggi. L'industria è presente nei settori calzaturiero, della pelletteria e alimentare. Tradizionale lavorazione di merletti al tombolo. Conserva resti delle mura medievali, con torri e bastioni; la chiesa romanico-gotica di Santa Maria della Rocca, del XIV sec., con tre absidi poligonali e cripta affrescata; il Palazzo Comunale (secc. XIII -XV), con museo preistorico e piccola pinacoteca; la settecentesca collegiata dell'Assunta (dipinti di scuola crivellesca); la chiesa di Sant'Agostino (XIVsec.), ampliata nel XVII sec. (coro ligneo intagliato di Alessio Donati), alcuni antichi palazzi e conventi.

Porto San Giorgio - Situato 5 m d'alt. sulla costa adriatica, tra le foci dei fiumi Tenna ed Ete Vivo. Attivo porto di pesca e frequentata stazione turistico-balneare, con industrie calzaturiere, del legno, alimentari (pastificio e oleificio), edilizie. Sorto nel medioevo come porto della città di Fermo conserva la turrita rocca quadrilatera eretta nel XIII sec. (restaurata), il settecentesco Palazzo Comunale, la villa Pelagallo, che appartenne a Gerolamo Bonaparte, e le chiese del Suffragio (XVII sec.) e di San Giorgio (1840). Ricca di ville, costruita a pianta regolare con bel lungomare, è la parte moderna.

Ripatransone - Situata a 494 m d'alt., su un rilievo collinare tra le basse valli del Tesino e del Menocchia. Centro agricolo (cereali, vino, foraggi, ortofrutticoltura) con industrie calzaturiere, del legno, enologiche e dei materiali da costruzione. Frequentata stazione di villeggiatura. Di aspetto medievale, conserva parte delle mura del XV sec., il palazzo del Podestà del 1304, la cattedrale dei secc. XVI -XVII, costruita su disegno di Gaspare Guerra (nell'interno, pregevoli dipinti secenteschi e intagli lignei barocchi), le chiese settecentesche di San Filippo e di Santa Chiara, la chiesa di San Michele Arcangelo, con campanile del 1598 e cripta del XIV sec. Nel Palazzo Municipale, ricostruito nel XVII sec., museo e pinacoteca (raccolta di maioliche, monete e medaglie; bella tavola di Vincenzo Pagani, del 1529).

San Benedetto del Tronto - Città a 6 m d'alt. sulla costa del mar Adriatico, tra le foci del Tesino a nord e del Tronto a sud. È uno dei maggiori porti pescherecci d'Italia e grande mercato ittico. Cantieri navali; industria conserviera del pesce; numerose aziende di trasporti; industria chimica, metalmeccanica, cartaria, confezioni, materie plastiche, materiali da costruzione. Frequentata stazione balneare, con bel lungomare. Sport nautici. Il territorio produce cereali, vino (dei Colli Piceni), olio, ortaggi, frutta. La parte moderna del nucleo urbano, con ampie strade, si sviluppa tra la statale adriatica e il mare (l'espansione edilizia verso sud ha portato all'inclusione nell'abitato del centro di Porto d'Ascoli); la parte antica, alta, con le case in cotto, conserva il mastio merlato della Rocca dei Gualtieri (XIV sec.).

 

macerata

 

DATI Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 92,73 km2 con 44.300 abitanti, a 315 metri sul livello del mare.

Al nucleo storico, formatosi tra il sec. XII e il XIII con l'inclusione entro una poderosa cinta bastionata dei tre borghi preesistenti (Monte di San Giuliano, Castello, Poggio), che si raccoglie compatto sulla sommità di un rilievo collinare con strade concentriche che si sviluppano su piani diversi e collegate tra loro da ripide rampe, si sono affiancati, a partire dall'inizio del sec. XX, vari moderni quartieri residenziali il cui sviluppo è condizionato dalla topografia della zona.

STORIA Menzionato sin dal 1022, il castello di Macerata si costituì in libero Comune agli inizi del sec. XII sottraendosi all'autorità del vescovo di Fermo. Nelle lotte tra Chiesa e Impero si schierò con quest'ultimo e partecipò vittoriosamente allo scontro di Osimo (1247) contro i guelfi marchigiani. Nel 1239 ottenne dal re Enzo importanti privilegi sui castelli vicini. Nel 1320 ebbe il titolo di città con sede vescovile. Conobbe varie signorie ma nel 1455 ritornò alla Chiesa. Con la costituzione del regno d'Italia la città fu elevata a capoluogo del dipartimento del Musone (1804-14), ritornò poi al papa e nel 1860 fu occupata dalle truppe piemontesi.

DA VEDERE Testimonianza di architettura medievale è la chiesa di S. Maria della Porta (1340) con il più vecchio corpo corrispondente alla chiesa inferiore del sec. XI. A questo monumento si può accostare per identità stilistica la Porta Montana (sec. XIV). L'età rinascimentale è rappresentata dalla Loggia dei Mercanti, del Palazzo Maggiore o della Prefettura nella cui architettura sono incorporate parti della vecchia costruzione del trecento, della Torre Maggiore, progettata nel 1558 da G.

La Provincia

La provincia di Macerata, costituita dalle valli del Potenza e del Chienti, si estende dagli Appennini, a ovest, alla costa adriatica a est; 2.774 km²; 298.295 ab. (108 ab. per km²), distribuiti in 57 comuni. La parte occidentale, montuosa, comprende un tratto del versante adriatico dell'Appennino Umbro-Marchigiano (monte Pennino, 1.570 m), con una sezione dei monti Sibillini (monte Bove, 2.113 m); le valli fluviali scendono verso il mare separate da contrafforti trasversali dai dolci pendii; i centri maggiori sorgono su queste colline dalle sommità arrotondate, in posizione dominante ("balconi"). Il litorale è costellato di "marine", i nuovi centri balneari sorti in corrispondenza dei più antichi centri storici dell'interno. Superate le forme di conduzione mezzadrili, l'agricoltura ha cominciato a modernizzarsi e i terreni a essere sottoposti a una più razionale utilizzazione. Le produzioni principali del settore sono frumento, barbabietole da zucchero, uva, ortaggi. Di rilievo è lo sviluppo del settore industriale che, con circa il 37% del reddito prodotto, si è allineato ai valori delle altre province della regione (industrie meccaniche, trasformazione dei prodotti agricoli, edilizia e costruzioni). Il settore terziario ha fatto registrare una certa espansione delle attività del commercio e dei trasporti accanto al tradizionale discreto afflusso turistico rivolto ai centri balneari (Porto Recanati, Porto Potenza Picena, Porto Civitanova), idroterapici (Tolentino, Sarnano, Penna San Giovanni) e montani (Castelsantangelo sul Nera). Centri principali: Civitanova Marche, Recanati, Tolentino, San Severino Marche, Cingoli, Camerino, Corridonia, Potenza Picena, Matelica.


Macerata - Situata a 314 m d'alt. su un colle della dorsale che si eleva fra le valli del Potenza e del Chienti. Sede di università e della scuola di specializzazione dell'Aeronautica militare. L'economia della città si basa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli della zona circostante, costituendo il più importante mercato dei cereali dell'Italia centrale, con un certo peso anche per quanto riguarda il bestiame (bovino). Lo sviluppo industriale è recente, ma presenta già imprese molto attive nei settori dell'edilizia, meccanico, alimentare, del mobilio. Notevoli le manifestazioni culturali e folcloristiche del settembre maceratese. La città conserva parte della cinta muraria del XIV sec., la porta Montana, la chiesa di Santa Maria della Porta, con chiesa inferiore dell'XI sec., e la Fonte Maggiore, a cinque arcate a pieno centro, del 1326. Nulla di notevole tra i monumenti superstiti del XV sec., mentre il primo cinquecento è testimoniato dall'elegante loggia dei Mercanti, dal rimaneggiato Palazzo Maggiore (prefettura), dalla Torre Maggiore, e la metà del secolo dall'architettura, di impronta bramantesca, di Santa Maria delle Vergini, di Galeazzo da Carpi, a croce greca inscritta in un quadrato con alta cupola. Dei secc. XVI-XVII sono pure alcuni notevoli palazzi: Ferri, Mozzi, Carradori, Lazzarini, Consalvi, gli ultimi due attribuiti al Tibaldi. Il Seicento è testimoniato dalla chiesa di San Giovanni, da quella di San Paolo, ambedue del barnabita Rosato Rosati, e dal Palazzo Comunale (rimaneggiato nel 1820). Intensa l'attività architettonica settecentesca con la chiesa di San Giorgio e il duomo, ambedue di Cosimo Morelli, col teatro (Bibiena-Morelli), coi palazzi Santafiora e Bonaccorsi, né va dimenticata la piccola basilica della Madonna della Misericordia, incastrata tra edifici più recenti, risalente al 1497 ma completamente rifatta con equilibrata finezza, interno e facciata, da Luigi Vanvitelli (1742). Il XIX sec. vanta lo sferisterio di Ireneo Aleandri, forse la più insigne realizzazione neoclassica dell'Italia centrale. Nell'ex collegio dei gesuiti hanno sede la Biblioteca, il Museo e la Pinacoteca comunale (dipinti di Allegretto Nuzi, C. Crivelli, Girolamo di Giovanni da Camerino, Pulzone).

Camerino - Posto a 661 m d'alt. su un colle tra le alte valli del Chienti e del Potenza. Economia basata su colture agricole e allevamento del bestiame e su attività industriali nel campo alimentare, tessile, edilizio; oltre che sul turismo. Il Palazzo Ducale, dei da Varano (bel cortile del XV sec.), è ora sede dell'università fondata nel 1727, già libera e divenuta statale nel 1958 (giurisprudenza; farmacia; scienze matematiche, fisiche e naturali; medicina veterinaria; architettura). Annessi all'università: la Biblioteca valentiniana, il giardino botanico, il Museo di zoologia e di anatomia comparata e l'osservatorio meteorologico. L'ex chiesa di San Francesco ospita la Pinacoteca civica. Notevoli sono inoltre la rocca del duca Valentino (1502), il palazzo arcivescovile del XVI sec., la chiesa di San Venanzio del XVsec. (rifatta dopo il terremoto del 1799) e la statua bronzea di papa Sisto V, opera del camerinese Tiburzio Vergelli, sulla piazza Cavour, dove sorge il duomo. Nei dintorni, imponenti rovine di castelli medievali.

Cingoli - Si trova a 631 m d'alt., tra le valli del Musone e del Potenza. Vigneti, oliveti e aziende enologiche e olearie, allevamento e attività industriale nel campo dell'abbigliamento e delle confezioni, meccanico (macchine agricole) ed estrattivo costituiscono l'economia della città. Nota stazione di villeggiatura, chiamata "Balcone delle Marche" per l'ampio panorama che vi si gode. Notevoli il Palazzo Municipale del XIIIsec., la cattedrale (XVII sec.), la chiesa di San Domenico, con una Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto, e la romanica chiesa di Sant'Esuperanzio, con affreschi di varie epoche e una Flagellazione di Sebastiano Del Piombo. Patria del papa Pio VIII.

Civitanova Marche - Situato a 155 m d'alt. a nord della foce del Chienti. È formata dalle frazioni di Portocivitanova, sede comunale, e Civitanova Alta. Importante centro peschereccio e stazione balneare, con cantieri per motopescherecci. Calzaturifici (Mostra nazionale della calzatura, in luglio). Industrie metalmeccaniche. L'agricoltura fornisce ortaggi e frutta. A Portocivitanova chiesa romanica di San Marone del IXsec., quasi interamente rifatta.

Matelica - Posizionata nell'Appennino Umbro-Marchigiano, a 354 m d'alt., su un poggio alla destra dell'Esino. Produzione di cereali, vino (verdicchio di Matelica), allevamento di bestiame. Industrie conciarie, calzaturiere, delle confezioni, meccanica. Centro di villeggiatura. Conserva la struttura urbanistica medievale, con resti delle mura, e numerosi palazzi e chiese rinascimentali: il Palazzo Pretorio, del 1270, ma più volte rimaneggiato, è affiancato dall'elegante loggia degli Ottoni (1511), mentre il palazzo degli Ottoni è cinquecentesco. Notevoli le chiese di Sant'Agostino (XIV sec.), di San Francesco (del XIII sec., rifatta nel XVIII sec., con pregevoli dipinti) e il duomo (XV sec.), molto rimaneggiato. Museo Piersanti.

Monte San Giusto, fino al 1863 San Giusto, situato a 236 m d'alt. su un colle tra le valli del Chienti e dell'Ete Morto. Importante l'industria calzaturiera. Produzione di cereali, ortaggi, uva, barbabietole; allevamento bovino e suino. Conserva il Palazzo Municipale, già palazzo Bonafede (XVI sec., restaurato) e la chiesa di Santa Maria in Telusiano (XIV sec.), con grande Crocifissione di L. Lotto (1531).

Recanati - Situato a 293 m d'alt. su un colle alla sinistra della bassa valle del Potenza. Importante centro agricolo (cereali, vigneti, ortaggi) e di allevamento (bovini, suini, avicoltura), Recanati ha una fabbrica di strumenti musicali e altre aziende industriali (legno, meccanica, abbigliamento, plastica, ecc.). Artigianato tipico (lavorazione del rame). L'abitato ha il caratteristico aspetto delle piccole città marchigiane raccolte sulle dorsali collinari, con vie sinuose fiancheggiate da nobili edifici e con belle piazze. Ricco è il patrimonio artistico; oltre alle chiese di San Domenico, del XIV sec., con portale marmoreo del 1481 (all'interno, affresco di L. Lotto), di San Francesco, del XIV sec., rifatta nel XVIII sec. (dipinto di Palma il Giovane), alla cattedrale di San Flaviano, dei secc. XIII -XIV, poi rifatta, e all'ex convento, ora chiesa di Sant'Agostino, su disegno del Bibiena con chiostro gotico, si conservano numerosi palazzi rinascimentali e pregevolissime opere dell'età barocca, fra le quali primeggiano il palazzo Leopardi, con scalone di rara monumentalità, e il palazzo Carancini, su disegno di Bibiena. Nel Palazzo Comunale, ricca pinacoteca, con numerose opere di L. Lotto. Museo diocesano presso la cattedrale. Recanati è famosa come patria di Giacomo Leopardi, di cui conserva numerosi ricordi, sia nel palazzo di famiglia, sia nei luoghi, e di Beniamino Gigli, al quale è dedicato un piccolo museo.

San Severino Marche - Si trova a 344 m d'alt. nella valle del Potenza, alla destra del fiume. Sorta sulle rovine dell'antica colonia romana Septempeda, consta di due nuclei: la città bassa e la città alta o "castello", di aspetto medievale. Mentre la città alta è quasi disabitata, la città bassa è un vivace centro di commerci, specialmente agricoli (frumento, uva, tabacco, barbabietole, ecc.); attivi anche l'allevamento del bestiame e l'industria (metalmeccanica, dei materiali da costruzione, chimica, della plastica, alimentare). Importante è il complesso delle opere medievali: chiesa di San Lorenzo in Doliolo (XI sec.), con notevole campanile e cripta, torre degli Smeducci, Duomo Nuovo e Duomo Vecchio, ambedue largamente rifatti, ma che conservano i primitivi grandiosi campanili. Notevole fu pure l'attività artistica nel Rinascimento che vide all'opera una scuola di pittori locali; a questo periodo risalgono numerosi palazzi e case, la Madonna della Pace, opera del Pinturicchio, nel Duomo Nuovo, e il coro ligneo del Duomo Vecchio. Nei pressi sorge la chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Glorioso e nella suggestiva gola dei Grilli, è da segnalare la chiesa-grotta di Sant'Eustachio.

Sarnano - A 539 m d'alt. nell'alta valle del torrente Tennacola (affluente del Tenna), su un ripido colle subappenninico. Stazione idrotermale (fonte San Giacomo: acqua fredda, alcalina, radioattiva), di villeggiatura e di sport invernali (zona Sasso Tetto, raggiungibile a mezzo funivia e seggiovia). Imbottigliamento acque minerali. Produzione di foraggi; bestiame (salumi). Centro importante nel medioevo, conserva la pregevole chiesa di Santa Maria di Piazza, del XIII sec. (affreschi quattrocenteschi; bella cripta), la chiesa di San Francesco, dei secc. XIII -XIV (portale romanico-ogivale; nell'interno, Madonna adorante il Bambino di V. Crivelli), e nel Palazzo Municipale, ricca Biblioteca civica e interessante Pinacoteca.

Tolentino - Situato a 224 m d'alt. nella valle del Chienti, alla sinistra del fiume. Importante produzione agricola e allevamento del bestiame, soprattutto suino e bovino. Tradizionale la lavorazione delle pelli, sviluppata sia sul piano industriale sia su quello artigianale. Industria della carta, metalmeccanica, delle confezioni, del mobilio. Stazione termale e turistica, soprattutto per i pellegrinaggi al santuario di San Nicola da Tolentino. Di notevole interesse storico e artistico, conserva un nucleo antico ancora parzialmente cinto da mura medievali. Tra i numerosi monumenti cittadini è particolarmente notevole la basilica-santuario di San Nicola, eretta in forme gotiche nei secc. XIII -XV, ma in parte rifatta e decorata nel XVI sec. e nel periodo barocco; conserva il pregevole portale gotico, il chiostro e il cappellone di San Nicola, con grande volta a crociera, interamente decorato da notevoli affreschi di scuola riminese del XIV sec. Sono annessi alla basilica il Museo civico e il Museo delle ceramiche, che vanta pezzi pregevoli. Notevoli anche il duomo neoclassico con resti della preesistente chiesa medievale, la chiesa di San Francesco, gotica e barocca, l'ex chiesa della Carità, romanico-gotica, il medievale ponte del Diavolo e il teatro, dei secc. XVIII -XIX, tra i più notevoli delle Marche.

Ussita - Posizionata a 737 m. d'alt. sulle pendici nordoccidentali dei monti Sibillini. Stazione di soggiorno estivo e invernale. Nella frazione di Pieve si trova una chiesa gotica del XIVsec., rimaneggiata, con affreschi del XV sec. Fino al 1915 fu compreso nel comune di Visso.

PESARO



La provincia di Pesaro e Urbino è la più vasta provincia delle Marche; si estende dalla provincia romagnola di Forlì-Cesena e da San Marino, a nord, fino alla riva sinistra del Cesano (provincia di Ancona) a SE, dalla catena appenninica al mare Adriatico: 2.893 km²; 338.812 ab. (117 ab. per km²), distribuiti in 67 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare (subappenninico) e montuoso (monte Catria, 1.702 m), abbraccia i bacini del Foglia e del Metauro, e (in parte) quelli del Marecchia e del Conca (che nel tratto inferiore appartengono alla Romagna), comprendendo quasi tutto il Montefeltro. Le valli dei fiumi sono separate da serie di colline dalle sommità arrotondate, spesso coronate da antichi, pittoreschi centri abitati, e dai pendii dolcissimi. Sulla costa (42 km) si estende una fascia alluvionale, comprendente il capoluogo. Nel settore primario si è puntato alla valorizzazione delle colture ortofrutticole, della barbabietola e della vite, nonché del patrimonio zootecnico e dei relativi prodotti. Nel settore industriale, stabilimenti chimici (fertilizzanti) si sono affiancati a quelli meccanici e metalmeccanici, dell'abbigliamento e della lavorazione del legno, che ha avuto un eccezionale sviluppo, della ceramica e dell'industria estrattiva (metano). Notevole importanza riveste il settore terziario, soprattutto nel settore commerciale e dei pubblici esercizi. Il notevole movimento turistico rende insufficiente l'attrezzatura ricettiva, pur notevolmente sviluppata, dei vari centri e in particolare di Urbino, che accoglie anche l'università e l'Istituto d'arte del libro. Gabicce Mare e Fano formano con Pesaro una conurbazione costiera. È la continuazione per traboccamento del grande comprensorio turistico romagnolo. I centri più popolosi dell'interno sono le cittadine di Fossombrone e di Cagli e la città storica di Urbino, maggior centro universitario delle Marche.

Pesaro - Situata sulla costa adriatica, nella piana alluvionale alla foce del Foglia. Protesa verso il mare, la città si estende tra i colli di San Bartolo a nordovest e Ardizio a sudest, comprendendo l'antico centro storico, protetto a est dall'imponente Rocca Costanza, e la moderna città-giardino, allineata lungo il litorale, con lunghi viali alberati e rettilinei. La zona industriale si è sviluppata a partire dall'ansa formata dal Foglia e a San Pietro in Calibano. L'espansione turistica è continuata secondo linee ordinate e regolari verso Gabicce e verso Fano, in corrispondenza anche della crescita delle attività turistiche. Centro commerciale e mercato agricolo (prodotti ortofrutticoli, cereali, uva, foraggi; bestiame da carne e da latte; formaggi), Pesaro è sede di numerose industrie: metalmeccaniche (motocicli, macchine utensili e agricole), alimentari, mobilifici (di particolare importanza negli ultimi tempi), maglifici e nastrifici, tappeti; laterizi; di antica fama la lavorazione delle maioliche e delle ceramiche; lavorazione della paglia; cantieri navali (piccoli natanti e battelli da pesca). L'attività commerciale è favorita dalla presenza del porto-canale che, scavato nel 1614 lungo la zona terminale del Foglia, e in seguito in parte interrato, fu sistemato definitivamente nel 1857 con la deviazione dell'ultimo tratto del Foglia. Grande impulso ha avuto negli ultimi anni anche il turismo balneare, con una buona attrezzatura alberghiera. Patria di Gioacchino Rossini, la città ha notevoli tradizioni artistico-musicali: teatro Rossini, Museo rossiniano, conservatorio di musica, Istituto d'arte, ecc. Vi si svolgono annualmente un Festival di musiche rossiniane e una Mostra cinematografica. Pesaro è inoltre patria dell'esploratore A. Cecchi. Scarsi i reperti riferibili alla città romana, che si estendeva alla destra del fiume, e a quella altomedievale. I primi documenti artistici di un certo interesse sono costituiti da un notevole gruppo di chiese romanico-gotiche di cui restano numerosi elementi: la facciata della cattedrale (fine del XIII sec.), i bei portali di Sant'Agostino (1413), di San Francesco (1356-1373) e di San Domenico (1395), quest'ultimo sul fianco del palazzo della Posta, edificio neoclassico ricavato dal corpo della chiesa da L. Poletti (1848). Fino all'avvento del Rinascimento, l'ambiente artistico pesarese presenta molteplici contatti con l'arte veneta, confermati da alcuni dipinti veneziani del Museo civico (Jacobello del Fiore). Il Rinascimento è rappresentato dall'armonico Palazzo Ducale, edificato per volere di Alessandro Sforza nella seconda metà del XV sec., ricostruito dopo un incendio da Bartolomeo e Girolamo Genga. Il Laurana, presente nella città nel 1476, contribuì all'edificazione della rocca Costanza, rilevante esempio di architettura militare, iniziata nel 1474. Nei pressi della città, sul colle di San Bartolo, è situata la Villa Imperiale, che deve il suo nome all'imperatore Federico III d'Absburgo che, ospite degli Sforza nel 1452, presenziò alla fondazione. Fu ricostruita in gran parte sotto i Della Rovere a partire dal 1530 per opera di Girolamo Genga, autore anche di gran parte dell'interessante decorazione a fresco, cui parteciparono Menzocchi, Dossi, Bronzino e Perin del Vaga. Nel Museo civico, che ha sede nel palazzo Mosca (G. A. Lazzarini, XVIII sec.), è da segnalare la pala dell'Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini e una preziosa raccolta di maioliche. La Biblioteca oliveriana, ricca di manoscritti e incunaboli, ha annesso un Museo archeologico, costituito soprattutto da reperti dell'età del ferro provenienti dalla necropoli di Novilara.

Urbino - Sita a 485 m d'alt. nella zona subappenninica interna, tra le valli del Foglia e del Metauro. Sede di Università libera fondata nel 1506, Accademia di belle arti ed Istituto per la decorazione e l'illustrazione del libro. La città, che per la sua importanza storica, artistica e culturale è associata a Pesaro nella denominazione della provincia, sorge in posizione elevata, su un crinale collinoso culminante in due alture e orientato longitudinalmente, con viuzze scoscese, tutta cinta dalle antiche mura; recentemente si è espansa anche oltre, soprattutto verso NO. Centro agricolo-commerciale (cereali, ortaggi, uva e vino), ha qualche attività industriale (laterizi, manufatti in cemento, tessili, mobili in ferro, maioliche). Artigianato del legno e del ferro battuto. La maggior risorsa è data però dal turismo e dai numerosi studenti della sua università. Patria di Raffaello Sanzio, del Baroccio e del Brandani. Scarsi sono i resti romanici, mentre all'età gotica appartengono le chiese di San Domenico (anteriore al 1365), con portale rinascimentale e l'interno rifatto da Luigi Vanvitelli (1727- 1732), e quella di San Francesco, della seconda metà del XIV sec., anch'essa trasformata nell'interno dal Vanvitelli (1740). Di forme gotiche è pure l'oratorio di San Giovanni Battista, in cui sono conservati affreschi (1416) dei fratelli Salimbeni. Il Palazzo Ducale, il maggiore monumento di Urbino, fu iniziato poco dopo il 1450, per iniziativa del duca Federico da Montefeltro, sui resti dell'antica rocca e alla sua realizzazione parteciparono, in misura non completamente definibile, Luciano Laurana (1468-1472) e Francesco di Giorgio Martini e, molto tempo dopo (1563), Girolamo Genga, che aggiunse un piano alla costruzione. L'interno del palazzo conserva solo in parte le opere eseguite dai numerosi artisti che lavorarono per il duca Federico: resta la Comunione degli apostoli di Giusto di Gand e una parte dei ritratti degli uomini illustri che il pittore fiammingo eseguì, con Pedro Berruguete, per lo studiolo ducale che mantiene tuttora la famosa decorazione a tarsie, eseguita probabilmente da B. Pontelli su disegni del Botticelli e Francesco di Giorgio Martini. Alla stessa epoca risalgono le decorazioni scultoree di Ambrogio da Milano e Domenico Rosselli, mentre i soggiorni urbinati di Piero della Francesca restano documentati dalla tavoletta della Flagellazione di Cristo e dalla Madonna di Senigallia. A Bramante sono stati attribuiti i due piccoli sacelli delle Muse e del Perdono che si trovano all'interno del palazzo mentre a Francesco di Giorgio Martini spetta la chiesa di San Bernardino che si trova al di fuori della città e conserva i sepolcri dei duchi Federico e Guidobaldo da Montefeltro. Contemporanei (seconda metà del XV sec.) e di tipo lauranesco sono i palazzi Passione, Palma, Luminati e Semproni, mentre l'ex convento di Santa Chiara spetta a Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare pure la casa natale di Raffaello, sede dell'Accademia Raffaello, in cui è fra l'altro conservato un affresco ritenuto autografo. Di minore interesse i monumenti che risalgono a epoche successive: il duomo, originario del XV sec., presenta l'interno rifatto (1789) dal Valadier e la facciata dell'inizio del XIX sec.; da segnalare infine la Galleria nazionale delle Marche, con sede nel Palazzo Ducale, che possiede opere di Paolo Uccello, Luca Signorelli, Tiziano, Gentileschi, ecc., oltre a numerose altre relative ai maggiori pittori urbinati (G. Santi, T. Viti, Raffaello, Baroccio, ecc.) e ad artisti marchigiani. Urbino ha origini antichissime che riportano all’epoca preistorica, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse l’investitura di municipio romano di cui rimangono alcuni resti di mura e dell’antico teatro.
Grazie alla sua posizione strategica fu un feudo ambito coinvolto nelle lotte intestine. Guidata dalla fazione ghibellina e da Antonio da Montefeltro armo’ un forte esercito capace fronteggiare l’imperatore Federico Barbarossa a Roma. Questo portò ad Antonio il titolo di conte e la carica di vicario imperiale di Urbino (anno 1155). E’ probabilmente l’inizio del legame e della futura dinastia dei Montefeltro. Ma il periodo feudale non fu così florido come i successivi secoli. Passata definitivamente ai Montefeltro, strappata alle mire espansionistiche di Sigismondo Malatesta, Urbino conobbe un periodo di splendore, soprattutto con il più noto della famiglia "Federico II da Montefeltro", conte e poi duca, che diede una forte spinta artistica convocando a corte artisti insigni dell’epoca. Dopo la morte di Guidobaldo, nel 1508, l’ultimo Montefeltro senza eredi, il ducato passò al nipote Francesco Maria della Rovere, fra i cui successori è Guidobaldo che fa rifiorire la città rinnovando l'antico splendore. Gli succede il figlio Francesco Maria II che cede Urbino al Papa (1626).
Da allora inizia il periodo più triste di Urbino, con la spoliazione della città e delle più importanti opere d’arte disperse in tutto il mondo. Ciò nonostante, Urbino è oggi un importante Centro artistico e turistico, e vanta una frequentata Università, con corsi di perfezionamento e specializzazione, corsi per stranieri, seminari e convegni; ha un'Accademia di Belle Arti, un Istituto Superiore di Grafica e un Istituto d'Arte del Libro. U
rbino è la città natale di Bramante e Raffaello, simbolo del Rinascimento italiano, con la sua originale struttura urbana e gran parte degli edifici della sua stagione d'oro. Posta su due colli, è in gran parte circondata da mura e bastioni. Quattro strade principali collegano i due colli e questi con la pianura.
Ogni anno, in agosto, Urbino celebra se stessa con la Festa del Duca: una rievocazione in costume per le vie del centro a cui partecipano saltimbanchi e mangiafuoco, culminante nella sfida fra contee alla presenza della Corte ducale.

Da Vedere : Il Palazzo Ducale, è il risultato dell'ampliamento e del castello medievale voluto da duca Federico su progetto di Luciano Laurana prima e da Francesco di Giorgio Martini poi, tra 1444 e il 1482, fino a diventare lo splendido Palazzo Ducale, un vero capolavoro dell'arte rinascimentale. Francesco di Giorgio Martini collega, poi, le varie parti del palazzo, con le sue 250 stanze (ricche un tempo di un migliaio di quadri, sottratti e dispersi dal legato pontificio cardinale Barberini), creando un palazzo a forma di città. Ai Laurana si devono il cortile, tra i più belli del Rinascimento, e la facciata verso la pianura con le torricelle che racchiudono le logge poste ai piani sovrastanti. Celebre lo Studiolo di Federico, opera di Giusto di Gand, con intarsi nella parte inferiore e 28 quadri nelle parti superiori, con ritratti (ne rimangono quattro) di filosofi, poeti e dottori. Le tarsie furono disegnate da Baccio Pontelli, Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. Lavorarono per il duca: Baccio Pontelli, Leon Battista Alberti, Francesco Laurana, Desiderio da Settignano, il Pisanello, Paolo Uccello, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Fra Carnevale e Giovanni Santi. n figlio Guidobaldo continua l'opera chiamando Luca Signorell,, Timoteo Viti, Evangelista di Pian di Meleto. L'interesse dei duchi si estende alla città con interventi sugli edifici religiosi e civili e opere pubbliche come le mura.
Museo Diocesano Albani, conserva una collezione di ceramiche,a vetri e manufatti religiosi e il dipinto dell’Ultima Cena di Federico Barocci (XVI sec).
Chiesa di S. Domenico, dal magnifico portale in travertino sulla cui lunetta è incastonata un’opera di di Luca della Robbia).
Oratorio di San Giuseppe, famoso per il presepio in stucco del 1522. Nel 1416 il conte Guidantonio chiamò i fratelli sanseverinati Lorenzo e Jacopo Salimbeni per affrescare l'oratorio, seguiti dall'eugubino Ottaviano Nelli e dal ferrarese Antonio Alberti .
Oratorio di San Giovanni Battista (XIV sec) il cui interno è decorato con cicli di affreschi del XV sec, tra cui La Crocifissione del XV sec e La Vita di Giovanni,r attista di Jacopo e Lorenzo Salimbeni.
Il Duomo, si erge tra gli intricati vicoli medievali,a realizzato dal Laurana, e ricostruito dal Valadier nel 1784 dopo un terremoto e viene ricostruito nel secolo seguente in forme palladiane. Conserva opere di Timoteo Viti e Federico Barocci.
La chiesa di S. Francesco, sec. XIV, con il bel campanile gotico a cuspide e la grande pala d'altare di Federico Barocci. Rifatta dal Vanvitelli (prima metà del '700), ospita i monumenti funebri dei duchi (vi sono i sarcofagi di Antonio e Oddantonio). Chiesa di S. Bernardino
Chiesa S. Bernardino
degli Zoccolanti, (costruita dsa Francesco di Giorgio Martini) è sede del Museo dei Duchi, fuori città (vi verrà sepolto con la moglie Elisabetta e il figlio Guidobaldo. Ospitava fino al secolo scorso la Madonna con Bambino, angeli e santi nonché il Duca Federico in ginocchio di Piero della Francesca (ora alla Pinacoteca di Brera a Milano).
Casa natale di Raffaello sede dell'omonima Accademia istituita nel 1869.
La Fortezza Albornoz, XV sec., sorge in V.le B. Buozzi e rappresenta l’emblema difensivo della città del XVI sec.
Galleria Nazionale delle Marche, ospitata nel Palazzo Ducale, conserva veri capolavori come la "Flagellazione" e la "Madonna di Senigallia" di Piero della Francesca, la "Muta" di Raffaello Sanzi, e di altri importanti artisti: Domenico Rosselli, Allegretto Nunzi, Giovanni Baronzio, Pietro da Rimin, Antonio da Fabriano, Giovanni Santi, Melozzo da Forlì, i Giusto da Gan, Carlo Crivelli, Alvise Vivarini, Tiziano,s Timoteo Vita, Taddeo Zuccari. Alcune opere, disperse nel 1623, sono tornate a Urbino consentendo la realizzazione della galleria.
E ancora, scesi a valle, lo splendido panorama urbano che si gode da Borgo Mercatale con l'incombente volume semicilindrico che racchiude la quattrocentesca Rampa elicoidale di Francesco di Giorgio Martini



Acqualagna - Situata a 204 m d'alt., presso la confluenza del fiume Candigliano e del torrente Burano. È attraversato dalla Via Flaminia. Prodotti tipici sono vino, cereali, ma soprattutto tartufi. Nei suoi pressi il generale bizantino Narsete sconfisse il re dei Goti Totila (552 d.C.) e per questo nel medioevo il paese ebbe il nome di Acquabattaglia.

 


Cagli - Posto a 276 m d'alt., su uno sperone del monte Petrano, alla confluenza dei torrenti Bosso e Burano. Le colture agricole principali sono cereali, viti, frutta e foraggi. Di rilievo anche l'allevamento del bestiame. Le attività industriali sono soprattutto nel campo edile, del mobile, del vetro. Quelle artigianali riguardano principalmente la lavorazione del ferro battuto. La cittadina, che è stata ricostruita secondo un piano regolatore a scacchiera, conserva l'aspetto tipico del borgo medievale. Bel Palazzo Comunale del XIV sec., trasformato da Francesco di Giorgio Martini, il quale progettò anche la Rocca, di cui resta solamente un grande torrione merlato (1481). Chiese romaniche di San Domenico e di San Francesco, con elementi gotici. Da segnalare il Ponte romano ed i Resti della cinta medievale (Porta Massara).

Carpegna - Si trova a 748 m d'alt. nel Montefeltro alle falde meridionali del monte omonimo, così chiamato dai carpini che lo rivestono. Colture agricole e allevamento (bestiame e trote). Stazione di soggiorno estivo e invernale. Notevoli il palazzo (XVII sec.) dei conti di Carpegna e la chiesa di San Sisto con cripta romanica.


Fano - A 14 m d'alt. sulla costa adriatica, tra le foci dell'Arzilla (a nord) e del Metauro (a SE). Stazione balneare e porto peschereccio, Fano è anche centro agricolo-commerciale (colture specializzate di ortaggi, olio, viti, frutta) e industriale nei settori alimentari (conservifici), tessile, metalmeccanico, calzaturiero, dell'abbigliamento, del mobile, dei materiali edili, marittimo. Nodo ferroviario e stradale. Aeroporto turistico. Tradizionale è la festa annuale del carnevale dell'Adriatico, con sfilata di carri allegorici. E' patria di papa Clemente VIII. Intorno al centro storico, di cui è tuttora evidente la pianta romana, si allarga la cinta medievale, ampliata sotto i Malatesta, attorno alla quale si estendono i quartieri residenziali e industriali e, sulla costa, le zone balneari. La città conserva tratti delle mura augustee, l'arco di Augusto (anno 2 d.C.), addossate al quale sono le cinquecentesche logge di San Michele, il Palazzo Malatestiano, con la corte (bella loggia del Sansovino) e il Museo civico (pinacoteca; raccolta numismatica), i bastioni del Nuti e di Luca da Sangallo, la Rocca Malatestiana (1438-1452), ora adibita a carcere, il palazzo della Ragione, romanico-gotico (1299), il teatro della Fortuna (XIX sec., restaurato). Oltre al duomo, romanico (XII sec., rimaneggiato più volte), notevoli sono la basilica di San Paterniano (1547), con campanile di Jacopo Sansovino (ricostruito), la trecentesca chiesa romanico-gotica di San Domenico (rimaneggiata; nell'interno, un pregevole San Tommaso d'Aquino di Palma il Giovane), le chiese di Sant'Agostino (secc. XIII -XIV, più volte rimaneggiata e restaurata) e di Santa Maria Nuova (XVI sec., restaurata), in cui sono conservate tavole del Perugino e di G. Santi. Bei palazzi signorili: Castracane (affreschi rinascimentali), Martinozzi, attribuito al Sansovino (1564), Montevecchio (XVIII sec.). Della semidistrutta chiesa di San Francesco non rimane che parte della facciata, sotto il cui portico anteriore si trovano le Arche Malatestiane, monumenti tombali del XVsec. Ricchissima è la Biblioteca comunale federiciana. Nel territorio si ricordano l'eremo camaldolese di monte Giove (223 m) e la piccola stazione termale di Fonti di Carignano (acque salso-bromoiodiche).

Fossombrone - Situato a 115 m d'alt., sulla sinistra del Metauro, a valle della gola del Furlo. Centro agricolo-commerciale (viticoltura, ortaggi, barbabietole, olivi). Un tempo vi era assai fiorente la bachicoltura (filande), ora praticamente scomparsa. Attività industriale nel campo del mobile, metalmeccanico, del cemento. Dominata dai resti della Rocca Malatestiana (XIV sec.), conserva alcuni bei palazzi del Quattrocento (palazzo Staurenghi, palazzo vescovile) e del Cinquecento (Palazzo Comunale, palazzo Cattabeni, ora Monte di Pietà), la cattedrale, costruita nei secc. XIV -XV e rifatta alla fine del XVIII sec. spostandone l'asse (dossale d'altare di D. Rosselli, 1480) e le settecentesche chiese di San Filippo, Sant'Agostino (risalente a epoca assai antica in taluni elementi) e San Francesco, con bei portali. Notevoli sul Metauro i ponti di Traiano e di Diocleziano (rifatti) e, nella quattrocentesca corte di Federico da Montefeltro (detta Corte Alta), il Museo civico Vernarecci. La Via Flaminia attraversava l'antica città per un tratto di poco più di due chilometri. Vi sorgevano un tempio di età augustea, a una divinità non identificata, e uno dedicato a Cibele. Non si ha traccia del teatro, di cui si hanno notizie; numerose le epigrafi rinvenute, insieme con pregevoli pavimenti in mosaico.

Gradara - Si erge su un colle a SE di Cattolica, a 142 m d'alt.. Attività agricola con aziende alimentari collegate. Attivo il turismo. È un borgo d'aspetto medievale, chiuso entro una cinta muraria del XIV sec. e dominato dalla Rocca, munita di torri e mastio, eretta dai Malatesta di Verrucchio (1307- 1325) su un nucleo originario dei secc. XI-XII, restaurata nel 1494 dagli Sforza e quindi nuovamente nel 1923-1925. Nell'interno è conservata una notevole pala in terracotta invetriata di A. Della Robbia; nella cosiddetta "camera di Francesca" una tradizione vuole si sia svolta la tragedia di Francesca da Rimini. Interessante, nel municipio, la quadreria.

Pennabilli - Sita nel Montefeltro, a 550 m d'alt., sul versante destro dell'alta valle del Marecchia. Centro agricolo commerciale e di allevamento di bestiame (formaggio), e stazione di villeggiatura. Situata tra due alture rocciose, il Roccione (Penna) e la Rupe (Billi), un tempo fortificate, conserva i ruderi della rocca dei Malatesta, che ivi ebbero origine, la cattedrale tardocinquecentesca (rimaneggiata) e il Museo diocesano. Nel territorio si erge la pieve romanica di Ponte Messa.

Pergola - Sita a 264 m d'alt. alla confluenza della valle del Cinisco nel Cesano. Centro agricolo-commerciale, con qualche industria (abbigliamento, mobilifici). Duomo del 1258, rifatto nel XIXsec., con campanile romanico; nell'interno, reliquiario gotico di san Secondo, del XV sec. Chiese romanico-gotiche di San Francesco e di San Giacomo, entrambe del XIII sec., con preziose opere d'arte di scuola marchigiana. Palazzo Comunale (1750). A Cartoceto, frazione di Pergola, è stato rinvenuto nel 1946 un interessante complesso di sculture romane in bronzo dorato, ora conservate al Museo nazionale di Ancona. Si trattava probabilmente di un unico gruppo costituito da due statue maschili equestri e da due femminili stanti. Mediante un abile restauro sono stati ricomposti dai frammenti una grande figura muliebre e una virile; particolarmente interessanti due teste di cavallo di squisita fattura, riccamente bardate. I bronzi di Cartoceto, databili a età giulio-claudia, si rivelano opere di alta qualità artistica nel fine modellato e nell'uso sapiente della doratura. Le varie proposte di riconoscere nelle due figure Livia o Agrippina Maggiore e Druso Cesare o Tiberio non sono concordemente accolte dagli studiosi.

San Leo - A 539 m d'alt. nel Montefeltro, situato su un ripiano roccioso del versante destro della valle del Marecchia, ultima propaggine settentrionale del monte Carpegna. Stazione di villeggiatura e turistica. Produzione di cereali, uva (vini); foraggi; bestiame (formaggi, salumi), avorazione del legno e delle calzature sono le altre attività. È citata da Dante (Purg., IV, 25). Il paese ha mantenuto l'originaria struttura medievale, con un'unica strada di accesso e l'abitato raccolto attorno alla piazza centrale. Sulla piazza si affacciano il palazzo Della Rovere, ora municipio, di gusto tardomanieristico (inizi del XVII sec.), il palazzo Medici, rinascimentale, ampiamente rimaneggiato, e l'abside della pieve, interessante esempio di architettura preromanica, a tre navate con cripta (IX sec.). In posizione isolata, affiancato dal robusto campanile romanico, sorge il duomo (1173), a tre navate con ampia cripta, in cui lo stile romanico lombardo si arricchisce di accenti gotici. Sul punto più alto della rupe si erge la poderosa rocca, uno degli esempi più insigni di architettura militare italiana; di origine antichissima, fu più volte rimaneggiata, e nel Rinascimento Francesco di Giorgio Martini vi aggiunse i torrioni angolari e la cortina a baluardo; adibita a carcere dal governo pontificio, vi furono imprigionati, fra l'altro, Cagliostro (che vi morì), Felice Orsini e A. Saffi. Nel territorio, suggestivo il convento di Sant'Igne (nel chiostro, affreschi del XV sec.). e in frazione Pietracuta la rocca medievale


Urbania - Dal 1294 al 1635 Casteldurante. Sita a 273 m d'alt. sull'alto Metauro. Centro agricolo- commerciale e di allevamento, con piccole industrie di lavorazione del tabacco, dei laterizi e di confezioni, Urbania fu in passato rinomato centro di produzione di maioliche e ceramiche, poi sostituita dall'artigianato del vasellame e delle stoviglie. Biblioteca civica, pinacoteca, museo. Fra i monumenti più importanti: il Palazzo Ducale, eretto alla fine del XIV sec. e trasformato in seguito da Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga; la cattedrale preromanica, rifatta nel XVIII sec., e la chiesa di San Francesco, del XIII sec., anch'essa rimaneggiata nel XVIII sec.


da vedere: Teatro Bramante

Palazzo Ducale (sec. XV-XVI), costruito in laterizio, fu ripetutamente trasformato prima di raggiungere l'attuale fisionomia, prima da Francesco di Giorgio Martini (XV sec.), di cui si riconosce la particolare scala a lumaca, da Girolamo Genga (XVI sec.), e da Giorgio Orsini da Sebenico.
Il Palazzo si presenta con due torrioni ed una loggia pensile per poter assolvere alla duplice funzione di fortezza e di residenza principesca.
Oggi le sue splendide sale e saloni (sala di lettura, sala del trono, sala dei cavalieri, sala delle geografia, ecc.) ospitano le raccolte librarie e d'arte della Biblioteca Comunale, della Pinacoteca e del Museo di cui fanno parte due preziosi globi del Mercatore (sfera terrestre del 1541 e sfera celeste del 1551), pergamene rare, circa duemila incisioni e ben 746 disegni dei secoli XV-XVII già facenti parte delle raccolte ducali.L'Oratorio del Carmine (XV sec.) conserva una Madonna con Bambino d'intonazione giottesca.
La Crocifissione,
D. Peruzzini, XVII sec.)
Chiesa di S. Chiara e Ex Convento, XIV sec., oggi chiusa al culto conserva importanti opere di vari artisti, tra cui Giovan Pietro Zuccari, a cui sono attribuiti i pregevoli altari intagliati e dorati, Girolamo Cialdieri, Giustino Episcopi, Domenico Peruzzini autore autore anche della "Crocifissione".
L'ex convento (XIV sec.), uno dei importanti del Ducato di Urbino, fu ricostruito nel ‘500, e rimaneggiato dopo il terremoto del 1781. Ospita oggi la sede dell'Istituto Tecnico Commerciale Geometri.

La Chiesa del Crocefisso, voluta dal duca Francesco Maria II Della Rovere, fu costruita sulle rovine del chiostro di Santa Maria de Nive, e riedificata alla fine del '700. Conserva il sepolcro del Duca, ma la sua salma fu trafugata gia' nel '700.
L'interno, arricchito da raffinati stucchi, conserva notevoli opere prevalntemente seicentesche tra cui, nell'altare maggiore, un grande dipinto raffigurante il cristo sulla croce, copia dell'originale di Federico Barocci (1604) oggi al Museo del Prado.

Monastero Benedettine di S. Maria Maddalena, probabilmente del XIII sec., fu ricostruito più volte nei secoli. La piccola chiesa conserva opere databili tra il XVIII e XVIII sec.
Chiesa di San Francesco, eretta nel 1215, insieme al Convento dei frati francescani, è la più antica di Casteldurante, dopo l'Abbazia di S. Cristoforo. Sul lato destro si erge il campanile romanico del XIV sec. Nelle ristrutturazioni avvenute nei secoli cambiò più volte fisionomia, fino alla attuale: interno a unica navata con transetto e cappelle laterali, e molte opere di artisti locali. Nella sagrestia sono conservati molti oggetti, arredi e tele.
L'oratorio del Corpus Domini (XIV sec.), modificato verso la fine del XV sec.;
il complesso monumentale delle Clarisse è attribuibile a Girolamo Genga (XVI sec.),
la Cattedrale di S.Caterina, barocca, conserva un Crocifisso su tavola di Pietro da Rimini (XIV sec.);

Palazzo Comunale (XVI sec. ) con la sua Torre Campanaria (1561),
Teatro 'D. Bramante' con elegante sala a palchetti

Barco Ducale
Palazzo vescovile fu trasformato, nei secoli XV-XVI, da Francesco di Giorgio Martini e da Girolamo Genga in uno splendido edificio- rinascimentale.
Museo Diocesano
Museo Civico, allestito nel Palazzo Ducale, conserva importanti opere suddivise in varie sezioni, tra cui la Biblioteca, la pinacoteca, la ceramica, curiosità.
Il Barco Ducale:
sorge ad appena 1 km chilometro fuori dell'abitato. Voluto dal duca Federico da Montefeltro per la sua riserva di caccia, fu eretto nel 1465 da Francesco di Giorgio Martini ed accorpa un preesistente convento del XIII sec. e la settecentesca chiesa di S.Giovanni Battista.
Museo Civico e Pinacoteca - Tel. 0722313109


montebello- torriana


Su alcuni scogli di roccia tipici della Valmarecchia, che in tempi di invasioni e ostilità rappresentavano un'ottima difesa naturale, si distinguono i profili di Montebello e Torriana.
Due roccaforti imprendibili che hanno visto gli splendori della Signoria dei Malatesta e le battaglie aspre con i castelli e le truppe del Montefeltro, la regione storica confinante che comprende la parte media e alta della vallata. Due borghi che nei secoli hanno avuto sorti diverse: Torriana si è modificata ed è divenuta il capoluogo comunale, il borgo di Montebello è rimasto praticamente intatto e il suo silenzio, durato secoli, è oggi la sua fortuna essendosi preservato come una vera isola di storia e cultura

Montebello
Quando l'alba dell'anno Mille illumina la Valmarecchia, le torri della fortezza di Montebello (Mons Belli) sono già là, poderose, a sfidare nei secoli i nemici della Romagna. Arcigna come il sasso su cui sorge e di cui è fatta, la Rocca dei Guidi è ancora integra e narra le cento storie di assalti, di tradimenti, di tragedie, di gloria e di morte, scritte sulle sue mura millenarie. Il pallore dolce della luna fa da cornice alla corte quando si popola dei mille personaggi che l'hanno abitata. I fantasmi truci dei suoi soldati e dei suoi briganti fanno ala ai fantasmi gentili di Orabile Beatrice e di Azzurrina. I balestrieri dei Malatesta e dei Montefeltro si mescolano agli Indiani "Ghurka" della ottava armata inglese, tutti morti sugli spalti nell'inutile assalto della fortezza mai conquistata.
Torriana
Torriana si chiama così solo dal 1938: prima aveva un nome sicuramente meno dolce ma che da solo bastava a descrivere l'asprezza di un luogo tutto abbarbicato sulla nuda roccia. Il suo nome era "Scorticata" e così lo ritroviamo nelle cronache a partire dal 1141. Il masso calcareo doveva apparire più spoglio di quello che appare oggi e la sua rocca più confusa con la pietra stessa. Una rocca sicuramente importante a guardia di una via, quella che risale la Valmarecchia, lantica Via Maior, di grande valore strategico poiché rappresentava il collegamento principale con il Montefeltro e con la Toscana. C'è chi sostiene che nei sotterranei della fortezza di Torriana sia stato ucciso Gianciotto Malatesta resosi tristemente famoso per aver messo tragicamente fine all'incontro tra sua moglie Francesca e suo fratello Paolo. I Malatesta dominarono il castello che successivamente passò anche per le mani di altre grandi casate come i Borgia e i Medici. Resta qualche significativa traccia delle fortificazioni oggi inserite in una recente costruzione.

Monumenti
Rocca di Montebello
Apertura:
dal 1 giugno al 30 settembre dalle 14.30 alle 19 (escluso il lunedì);
dal 15 giugno al 15 settembre dalle 22.30 alle 24 (escluso il lunedì);
dal 1 ottobre al 31 maggio, sabato, domenica e festivi.

Tel. 0541 675180. Ingresso a pagamento.

Si tratta senza dubbio di uno degli edifici storici più interessanti di tutto il territorio della Signoria malatestiana. E' un complesso in cui è possibile leggere ancora con chiarezza gli interventi subiti nel corso di secoli, da quelli più strettamente militari a quelli finalizzati all'adattamento in dimora nobiliare.

Il mastio e parte della fortezza sono risalenti all'originale struttura dell'anno 1000. La residenza signorile risale alla seconda metà del 1400 quando ai Malatesta subentrarono i Conti Guidi di Bagno, tuttora legittimi proprietari. Una visita alla Rocca riserva molte sorprese anche per i tesori e i segreti che vi sono custoditi. Si trovano mobili di gran pregio che vanno dal 1300 al 1700. Bella la collezione di forzieri e cassapanche tra cui spicca una cassa dipinta risalente, si dice, alle Crociate. Cunicoli misteriosi, passaggi oscuri, pozzi profondissimi e strani accadimenti hanno alimentato la leggenda di un fantasma, una bimba di circa 5 anni, figlia del feudatario, scomparsa nei sotterranei del castello nel 1375.
Qualcuno sostiene che il fantasma di nome Azzurrina si aggiri ancor oggi tra le mura

Rocca di Torriana

La Rocca negli anni '70 è stata oggetto di un ampio intervento di rifacimento. Della fortezza di epoca malatestiana che, insieme a quella di Verrucchio formava un vero e proprio sbarramento sulla valle, restano la porta d'accesso, due torrioni circolari, la cisterna, parte delle mura e del maschio. Sovrasta la rocca, la piccola chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, situata sul punto più alto del monte della Scorticata, da cui si può godere lo straordinario paesaggio della Valmarecchia.

Santuario della Madonna di Saiano

E' un singolare complesso che sorge sulla sommità di uno sperone roccioso che si alza proprio sul letto dedl fiume Marecchia, all'interno dell'Oasi naturalistica.
Della antica fortificazione rimangono pochi ruderi e una torre cilindrica, presubilmente di epoca bizantina. Il Santuario è raggiungibile a piedi e la sua chiesa è dedicata alla Beata Vergine del Carmine. All'interno si trova una statua in gesso risalente al XV secolo, raffigurante la Madonna col Bambino, cui le donne partorienti della valle si rivolgevano per ottenere protezione. Chiude il Santuario un portale in bronzo realizzato su disegno dello scultore Arnaldo Pomodoro.

 

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